"E dove sei finita LiLLy? A Roma? A Mosca? A Pechino?"
No, veramente vivo sempre a Padova. Ho trasferito il blog.
Ecco il nuovo indirizzo, caso mai voleste farci un salto.
http://inunclic.blogspot.it/
A presto!
venerdì 15 luglio 2016
martedì 12 gennaio 2016
Cara LiLLy del passato
Cara LiLLy del passato, ti scrivo.
Così mi distraggo un po'.
E siccome sei molto lontana, più forte ti scriverò.
Da quando sei partita, c'è una grossa novità.
quel triste passato è finito oramai e qua per certi versi va.
E va alla grandissima.
Ti aspettavi il contrario, vero? Vecchia pessimista che non sei altro, mannaggia a te!
Sai che ti penso? Penso a te quando, nel 2009, asciugandoti le lacrime, iniziavano a girati in testa quelle solite quattro domande:
"Le coppie felici esistono?"
"Perché amare significa anche soffrire?"
"Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
"Perché per amare bisogna per forza scendere a compromessi?"
A 25 anni per certi versi eri già arrivata. Avevi una casa. Avevi un contratto a tempo indeterminato.
Se ti fosse capitato di rimanere incinta probabilmente non ti sarebbe mancato nulla per fare crescerei il tuo bambino in un ambiente sano e confortevole.
Quel bambino, o quella bambina, non è mai arrivato/a. E tu lo sai benissimo perché, vero?
Ma dammi la possibilità di donarti un minimo di senso in mezzo a quella palude di punti interrogativi e lacrime che ti sta inghiottendo
LiLLy mia, gioia bella, ho qualche anno in più di te e un po' più di esperienza sul groppone.
Vuoi sapere se esistono le coppie felici?
Ebbene, tieniti forte perché questa proprio non te l'aspetti di sicuro.
Sì, esistono. Non sono fantascienza e non sono nemmeno una specie in via d'estinzione.
Succede, che due persone vadano così tanto d'accordo da ringraziare il cielo per ogni singolo attimo passato insieme.
Non è magìa, non è botta di culo.
Bisogna lavorare su se stessi. Provare a far luce sulle zone d'ombra, sedare le paure insensate, capire che cosa si vuole. E soprattutto non riporre nell'altro le sorti della propria felicità.
Cara LiLLy, gli altri hanno dei limiti sai? Forse è proprio questo che ti sfugge.
Amare qualcun altro, come ho già detto e ripetuto, è il felice coronamento di un atto d'amore che nasce prima di tutto verso se stessi, capisci?
Seconda domanda: "Amare significa soffrire"?
Tesoro, no.
Riflettici un attimo, se continui a scofanarti di bignè e ad un certo punto scopri che sei celiaca, che fai? Continui a magnare imperterrita bignè o inizi a cercare qualche prodotto gluten free?
Dicesi "Capacità di adattamento" cara LiLLy.
Chi cazzo te l'ha detto che devi soffrire? Il dottore?
Certo, stare a stretto contatto con una persone può significare, a volte, avere qualche timore per il futuro. Altre volte non ci si capisce o magari si è stanchi.
Succede,
Come succede anche che ti prendi un pochino di tempo per capire cosa sta succedendo, per pensare a quanto sia meravigliosamente perfetta e imperfetta la persona che ti sta accanto, per parlarle serenamente di come ti senti.
E lì ti accorgi che ti senti infinitamente grata nei confronti del Grande Capo, perché cazzarola, tu sei viva, lui e vivo e finché avrete la fortuna di essere due persona sane e in salute allora non si può che godere del presente.
Capisci? Quando manca la gratitudine, mi dici che cazzo di senso ha? Perché? A che pro?
Domanda numero tre: "Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
LiLLy mia, io ti conosco bene, sai? So che sei una persona curiosa e che ha sempre avuto tanta voglia di crescere e di imparare.
Quante volte ti sei messa in discussione?
Troppe.
Ecco, forse la risposta alla tua domanda è che il problema non sei tu.
Forse il problema è che ti stai accanto
.
LiLLy, pensaci bene: stai lottando ogni singolo giorno con un solo obiettivo in testa: essere almeno un pochino felice. Ci hai provato. E hai provato a coinvolgere anche la tua dolce metà.
Gioia mia. Non è colpa tua. Ci sono persone che non sanno essere felici e che per questo avvelenano anche la felicità altrui.
Come ti dicevo prima, gli altri hanno dei limiti. Tu pure e per quanto il tuo ego sia decisamente smisurato, non sei dio, quindi non puoi farci nulla. Cosa ti rimane a questo punto? Facile. Il tuo sacro desiderio di stare bene.
Ma veniamo al dunque dei dunque: i compromessi.
No perché io lo so che per certi versi il tuo sviluppo etico e morale s'è incagliato contro qualche iceberg di natura ancora non ben definita, ancora ai tempi delle elementari. O forse anche prima.
Ti conosco mascherina, e so che stai lì ad ipotizzare baratti del tipo:
"Se rinuncio un po' a me stessa, lui mi darà in cambio un minimo di sicurezza"
"Se gliela do un po' più spesso, magari mi porta fuori a cena"
"Se sto zitta posso avere in cambio un po' di pace"
Ma insomma ragazza mia, che modo di ragionare è mai questo?
Mai, Mai, MAI rinunciare a se stessi.
E non mi dire che lo fai per amore, no, questa è una cazzata colossale.
Hai presente la solita frasettina stra abusata, Bacio Perugina Style che recita: "Chi ti ama, ti ama esattamente per quello che sei"?
Fidati, è vera.
Si può avere la grande, immensa fortuna di avere accanto un uomo che è felice nel vederti realizzata e contenta.
Che non è invidioso se un giorno riesci a sentirti alleggerita dai mille problemi solo perché fuori c'è un tramonto spettacolare e tu hai il cuore colmo di gioia.
Che quando ti viene voglia di andartene a spasso per l'Italia, lui ti dice: "Vai e divertiti" (che non suona come un vaffanculo eh, attenzione)
Che il tempo speso insieme lo si trascorre facendo ciò che dà gioia e fa stare bene entrambi.
LiLLy mai sentito la parola "Condividere"?
Poi oh, non t'aspettare situazioni idealistiche e iper-perfette.
Qualche compromesso ci sta,
L'importante è chiedersi sempre se ne vale la pena.
E rispondersi sempre sinceramente.
Chiudo con la sensazione di aver detto un sacco di banalità.
Eppure non sono proprio le cose ovvie che spesso perdiamo di vista?
Forza e coraggio cara LiLLy del passato, ti direi di asciugarti le lacrime e andare a farti una passeggiata che ci sono tante cose belle da fare e vedere anche in momenti difficili come quelli che stai vivendo tu. Ma so che non lo faresti. Ti lascio al tuo tempo.
Un abbraccio.
LiLLy dal futuro
Così mi distraggo un po'.
E siccome sei molto lontana, più forte ti scriverò.
Da quando sei partita, c'è una grossa novità.
quel triste passato è finito oramai e qua per certi versi va.
E va alla grandissima.
Ti aspettavi il contrario, vero? Vecchia pessimista che non sei altro, mannaggia a te!
Sai che ti penso? Penso a te quando, nel 2009, asciugandoti le lacrime, iniziavano a girati in testa quelle solite quattro domande:
"Le coppie felici esistono?"
"Perché amare significa anche soffrire?"
"Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
"Perché per amare bisogna per forza scendere a compromessi?"
A 25 anni per certi versi eri già arrivata. Avevi una casa. Avevi un contratto a tempo indeterminato.
Se ti fosse capitato di rimanere incinta probabilmente non ti sarebbe mancato nulla per fare crescerei il tuo bambino in un ambiente sano e confortevole.
Quel bambino, o quella bambina, non è mai arrivato/a. E tu lo sai benissimo perché, vero?
Ma dammi la possibilità di donarti un minimo di senso in mezzo a quella palude di punti interrogativi e lacrime che ti sta inghiottendo
LiLLy mia, gioia bella, ho qualche anno in più di te e un po' più di esperienza sul groppone.
Vuoi sapere se esistono le coppie felici?
Ebbene, tieniti forte perché questa proprio non te l'aspetti di sicuro.
Sì, esistono. Non sono fantascienza e non sono nemmeno una specie in via d'estinzione.
Succede, che due persone vadano così tanto d'accordo da ringraziare il cielo per ogni singolo attimo passato insieme.
Non è magìa, non è botta di culo.
Bisogna lavorare su se stessi. Provare a far luce sulle zone d'ombra, sedare le paure insensate, capire che cosa si vuole. E soprattutto non riporre nell'altro le sorti della propria felicità.
Cara LiLLy, gli altri hanno dei limiti sai? Forse è proprio questo che ti sfugge.
Amare qualcun altro, come ho già detto e ripetuto, è il felice coronamento di un atto d'amore che nasce prima di tutto verso se stessi, capisci?
Seconda domanda: "Amare significa soffrire"?
Tesoro, no.
Riflettici un attimo, se continui a scofanarti di bignè e ad un certo punto scopri che sei celiaca, che fai? Continui a magnare imperterrita bignè o inizi a cercare qualche prodotto gluten free?
Dicesi "Capacità di adattamento" cara LiLLy.
Chi cazzo te l'ha detto che devi soffrire? Il dottore?
Certo, stare a stretto contatto con una persone può significare, a volte, avere qualche timore per il futuro. Altre volte non ci si capisce o magari si è stanchi.
Succede,
Come succede anche che ti prendi un pochino di tempo per capire cosa sta succedendo, per pensare a quanto sia meravigliosamente perfetta e imperfetta la persona che ti sta accanto, per parlarle serenamente di come ti senti.
E lì ti accorgi che ti senti infinitamente grata nei confronti del Grande Capo, perché cazzarola, tu sei viva, lui e vivo e finché avrete la fortuna di essere due persona sane e in salute allora non si può che godere del presente.
Capisci? Quando manca la gratitudine, mi dici che cazzo di senso ha? Perché? A che pro?
Domanda numero tre: "Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
LiLLy mia, io ti conosco bene, sai? So che sei una persona curiosa e che ha sempre avuto tanta voglia di crescere e di imparare.
Quante volte ti sei messa in discussione?
Troppe.
Ecco, forse la risposta alla tua domanda è che il problema non sei tu.
Forse il problema è che ti stai accanto
.
LiLLy, pensaci bene: stai lottando ogni singolo giorno con un solo obiettivo in testa: essere almeno un pochino felice. Ci hai provato. E hai provato a coinvolgere anche la tua dolce metà.
Gioia mia. Non è colpa tua. Ci sono persone che non sanno essere felici e che per questo avvelenano anche la felicità altrui.
Come ti dicevo prima, gli altri hanno dei limiti. Tu pure e per quanto il tuo ego sia decisamente smisurato, non sei dio, quindi non puoi farci nulla. Cosa ti rimane a questo punto? Facile. Il tuo sacro desiderio di stare bene.
Ma veniamo al dunque dei dunque: i compromessi.
No perché io lo so che per certi versi il tuo sviluppo etico e morale s'è incagliato contro qualche iceberg di natura ancora non ben definita, ancora ai tempi delle elementari. O forse anche prima.
Ti conosco mascherina, e so che stai lì ad ipotizzare baratti del tipo:
"Se rinuncio un po' a me stessa, lui mi darà in cambio un minimo di sicurezza"
"Se gliela do un po' più spesso, magari mi porta fuori a cena"
"Se sto zitta posso avere in cambio un po' di pace"
Ma insomma ragazza mia, che modo di ragionare è mai questo?
Mai, Mai, MAI rinunciare a se stessi.
E non mi dire che lo fai per amore, no, questa è una cazzata colossale.
Hai presente la solita frasettina stra abusata, Bacio Perugina Style che recita: "Chi ti ama, ti ama esattamente per quello che sei"?
Fidati, è vera.
Si può avere la grande, immensa fortuna di avere accanto un uomo che è felice nel vederti realizzata e contenta.
Che non è invidioso se un giorno riesci a sentirti alleggerita dai mille problemi solo perché fuori c'è un tramonto spettacolare e tu hai il cuore colmo di gioia.
Che quando ti viene voglia di andartene a spasso per l'Italia, lui ti dice: "Vai e divertiti" (che non suona come un vaffanculo eh, attenzione)
Che il tempo speso insieme lo si trascorre facendo ciò che dà gioia e fa stare bene entrambi.
LiLLy mai sentito la parola "Condividere"?
Poi oh, non t'aspettare situazioni idealistiche e iper-perfette.
Qualche compromesso ci sta,
L'importante è chiedersi sempre se ne vale la pena.
E rispondersi sempre sinceramente.
Chiudo con la sensazione di aver detto un sacco di banalità.
Eppure non sono proprio le cose ovvie che spesso perdiamo di vista?
Forza e coraggio cara LiLLy del passato, ti direi di asciugarti le lacrime e andare a farti una passeggiata che ci sono tante cose belle da fare e vedere anche in momenti difficili come quelli che stai vivendo tu. Ma so che non lo faresti. Ti lascio al tuo tempo.
Un abbraccio.
LiLLy dal futuro
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giovedì 7 gennaio 2016
Prima o poi tornerò a scrivere con una certa regolità
Dovrebbero inventare un nuovo Activia, quello che ti fa tornare ad avere una certa regolarità.
E non sto parlando di quella intestinale.
Sono stitica.
Sono bloccata a livello creativo. Raccolgo e assorbo ma non mi svuoto e non produco.
Insomma, 'sto cazzo di Activia qualcuno lo può brevettare?
Anche una sorta di Falqui-creativo ci potrebbe stare.
Lo prendi e vieni colto da una sorta di diarrea-esteticoscribacchina e devi rimanere a casa attaccato al pc scrivere, sistemare foto e dipingere.
E devo dire che mi piace molto questa cosa che mi assento per settimane (mesi forse?) e quando torno faccio 'sti bei discorsi di merda,
Ma a voi è mai successo di essere stitici creativamente? Che fate? C'avete magari qualche rimedio casalingo? Mangiare tanta verdura può servire a qualcosa?
Ma andiamo oltre.
E vediamo di iniziare FINALMENTE a produrre.
Cosa? Non lo so. Qualsiasi cosa va bene piuttosto che stare con le mani in mano.
Approfitto di questa felice "primavera dello spirito", confermata anche dal sole che mi fa "ciao ciao" dalla finestra, e, come Atreyu che stringe tra le mani l'ultimo granello di sabbia di Fantàsia e finalmente si reinventa tutto un mondo nuovo. anche io mi appresto a creare questo nuovo post.
Esplosione FalquiCreativa, tipo che tiro fuori tutto quello che c'ho dentro e come viene?
O controllata, così come la Marcuzzi e Shakira disciplinano il loro intestino a suon di bifidus actiregularis, producendo un pochino tutti i giorni e sempre alla stessa ora?
Io solitamente opto per le esplosioni controllate.
E caso mai gliene dovesse importare qualcosa a qualcuno vi mostro quello che ho prodotto ho prodotto nell'ultimo anno della mia esistenza, impiastricciandomi le mani e insozzando in giro. Rischiando perfino di essere linciata viva dal mio coinquilino quando si é trovato l'acrilico nella sua tazza preferita.
Ho iniziato a dipingere.
"Brava LiLLy, non sapevamo che fossi anche capace di disegnare"
E infatti sono totalmente incapace di disegnare.
Roba che la mia maestra delle elementari, quando vedeva i miei disegni impallidiva.
Roba che quando una mia amica, appassionata di psicologia, si mise ad analizzare un mio disegno, così per gioco, mi consigliò di andare da uno psicologo. Un psicologo vero.
"Non hai il senso delle proporzioni! Hai disegnato una casa con una porta minuscola e una bambina alta quanto il tetto, ma ti rendi conto? E se la bambina volesse passare per la porta?"
Io pensai immediatamente ad "Alice nel paese delle meraviglie" al motto "Nulla è impossibile" (o impassabile)
Poi relizzai che Lewis Carrol effettivamente forse tanto a posto di testa non era.
"E la testa della bambina ... è enorme! Credi che un corpo così piccolo possa reggere un peso così massiccio? Certo che tu c'hai proprio una percezione molto distorta della realtà..."
E così smisi di disegnare.
Almeno finchè non ho scoperto la pittura astratta.
L'astrattismo è una figata. Non ci sono bambine e porte.
Nè proporzioni.
Regole zero.
E così ho iniziato a buttare fuori qualcosa.
Caso mai i miei dipinti dovessero farvi cagare (e ridaje con 'ste immagini bon ton), vi prego, non ditemelo. Perché sono una donna molto suscettibile e potrei rimanerci male.
Questa è la prima mia tela che vi mostro.
In seguito pubblicherò anche le altre. Così vi lascio con un po' di suspence.
L'ho intitolata, "Paesggio interiore 8".
O almeno credo.
Che a me 'sta cosa dei titoli mi manda fuori di testa.
Come cazzo faccio ad intitolare una roba del genere?
In mezzo c'ho pure trovato un capello. Voi non lo vedete ma vi assicuro che c'è. Mi si propspetta un interessante destino da body artist, ne sono sicura.
E non sto parlando di quella intestinale.
Sono stitica.
Sono bloccata a livello creativo. Raccolgo e assorbo ma non mi svuoto e non produco.
Insomma, 'sto cazzo di Activia qualcuno lo può brevettare?
Anche una sorta di Falqui-creativo ci potrebbe stare.
Lo prendi e vieni colto da una sorta di diarrea-esteticoscribacchina e devi rimanere a casa attaccato al pc scrivere, sistemare foto e dipingere.
E devo dire che mi piace molto questa cosa che mi assento per settimane (mesi forse?) e quando torno faccio 'sti bei discorsi di merda,
Ma a voi è mai successo di essere stitici creativamente? Che fate? C'avete magari qualche rimedio casalingo? Mangiare tanta verdura può servire a qualcosa?
Ma andiamo oltre.
E vediamo di iniziare FINALMENTE a produrre.
Cosa? Non lo so. Qualsiasi cosa va bene piuttosto che stare con le mani in mano.
Approfitto di questa felice "primavera dello spirito", confermata anche dal sole che mi fa "ciao ciao" dalla finestra, e, come Atreyu che stringe tra le mani l'ultimo granello di sabbia di Fantàsia e finalmente si reinventa tutto un mondo nuovo. anche io mi appresto a creare questo nuovo post.
Esplosione FalquiCreativa, tipo che tiro fuori tutto quello che c'ho dentro e come viene?
O controllata, così come la Marcuzzi e Shakira disciplinano il loro intestino a suon di bifidus actiregularis, producendo un pochino tutti i giorni e sempre alla stessa ora?
Io solitamente opto per le esplosioni controllate.
E caso mai gliene dovesse importare qualcosa a qualcuno vi mostro quello che ho prodotto ho prodotto nell'ultimo anno della mia esistenza, impiastricciandomi le mani e insozzando in giro. Rischiando perfino di essere linciata viva dal mio coinquilino quando si é trovato l'acrilico nella sua tazza preferita.
Ho iniziato a dipingere.
"Brava LiLLy, non sapevamo che fossi anche capace di disegnare"
E infatti sono totalmente incapace di disegnare.
Roba che la mia maestra delle elementari, quando vedeva i miei disegni impallidiva.
Roba che quando una mia amica, appassionata di psicologia, si mise ad analizzare un mio disegno, così per gioco, mi consigliò di andare da uno psicologo. Un psicologo vero.
"Non hai il senso delle proporzioni! Hai disegnato una casa con una porta minuscola e una bambina alta quanto il tetto, ma ti rendi conto? E se la bambina volesse passare per la porta?"
Io pensai immediatamente ad "Alice nel paese delle meraviglie" al motto "Nulla è impossibile" (o impassabile)
Poi relizzai che Lewis Carrol effettivamente forse tanto a posto di testa non era.
"E la testa della bambina ... è enorme! Credi che un corpo così piccolo possa reggere un peso così massiccio? Certo che tu c'hai proprio una percezione molto distorta della realtà..."
E così smisi di disegnare.
Almeno finchè non ho scoperto la pittura astratta.
L'astrattismo è una figata. Non ci sono bambine e porte.
Nè proporzioni.
Regole zero.
E così ho iniziato a buttare fuori qualcosa.
Caso mai i miei dipinti dovessero farvi cagare (e ridaje con 'ste immagini bon ton), vi prego, non ditemelo. Perché sono una donna molto suscettibile e potrei rimanerci male.
Questa è la prima mia tela che vi mostro.
In seguito pubblicherò anche le altre. Così vi lascio con un po' di suspence.
L'ho intitolata, "Paesggio interiore 8".
O almeno credo.
Che a me 'sta cosa dei titoli mi manda fuori di testa.
Come cazzo faccio ad intitolare una roba del genere?
In mezzo c'ho pure trovato un capello. Voi non lo vedete ma vi assicuro che c'è. Mi si propspetta un interessante destino da body artist, ne sono sicura.
venerdì 9 ottobre 2015
Paduv'è
Padova ha iniziato a chiamarmi nel 2011. Solo che trovava sempre occupato.
Prima di allora mi era capitato diverse volte di sentire nominare questa città, ma non la conoscevo affatto.
E voi? Voi la conoscete Padova? Cosa vi viene in mente quando vi dico la parola Padova?
Se vi dicessi Roma vi verrebbe in mente il Colosseo.
Pensi a Milano e vedi le guglie del duomo.
Padova di solito la associ a Sant'Antonio.
Ecco, il primissimo ricordo che ho di Padova in quanto concetto, risale ai tempi dell'oratorio estivo (1994?1995?), quando scoprii con grande rammarico che la gita del giovedì non sarebbe stata a Gardaland (ah, bei tempi quando i bambini venivano portati in gita a Gardaland e non all'Expo!), ma a Sant'Antonio, che nella fattispecie non era né più, né meno che una chiesa.
L'equazione "Oratorio=Gita a Padova=Sveglia alle cinque del mattino=Chiesa" bastava di per sé a farmi desistere.
Non ci andai.
Mia madre si incazzò come una bestia, perché "Ti sei presa l'impegno di andare all'oratorio estivo e adesso lo porti a termine".
Io non ci andai comunque. E col cazzo che mi sarei svegliata alle cinque del mattino per andare in chiesa. A fa cusé poi? A pregare? Ma va là.
Successivamente, mi capitò diverse volte ancora, ovviamente, di sentire parlare di Padova. Da quello che avevo sentito dire, avevo capito trattarsi di una città industriale, un po' incasinata. Tipo Milano. Sì, ma più piccola. E con la chiesa di Sant'Antonio. Che non avevo idea di come fosse, ma in quanto chiesa non mi interessava per nulla. Insomma Padova non m'attirava.
Poi nel 2011 Padova, mi chiamò la prima volta.
Lo fece con la voce e il telefono della ragazza con cui poi ho vissuto per un mese e mezzo a Londra. Conosciuta per caso, veniva dalla provincia di Padova.
Fu la prima ad insegnarmi qualche parola in veneto. Parole che dimenticai nel giro di un paio di mesi.
Quando tornammo da Londra mi chiese diverse volte di andare a trovarla.
Non ci andai mai.
La seconda volta fu nel 2012.
Avevo conosciuto questo tizio per caso, e indovinate un po' da dove veniva? Dalla provincia di Padova.
Quando lo andai a trovare, ricordo che mi segnai su un foglietto il nome del paese in cui sarei dovuta approdare col treno. Perché un nome del genere non l'avevo mai sentito prima e temevo di dimenticamerlo: Monselice.
Infatti poi per sbaglio scesi a Rovigo. Ma questa è un'altra, tristissima, storia.
Quella mattina partii presto di casa. Indossavo una maglietta rosa con dei piccoli bottoncini sul seno che non ne volevano sapere di rimanere allacciati.
Ricordo quel giorno a Monselice.
Ricordo quella piccola stazione schiacciata in mezzo ai monti. Ricordo lo fontana triste appena là fuori. Ricordo la campagna. Campagna, campagna e ancora campagna. Avevo vissuto per 28 anni nell'hinterland milanese. E la vista di tutta quella campagna mi dava alla testa.
Ricordo la sensazione di estraneità che mi inebriava.
In moto con lui mi sentivo lanciata come la pallina di un flipper verso l'infinito e oltre.
Ed ero solo a Monselice.
Mi chiese di tornare a trovarlo.
Non ci andai mai.
Ma quando Padova chiama, arriva un bel momento in cui non puoi più tirarti indietro.
Si dice che quando finisci in una città o in un paese in seguito a tutta una strana serie di coincidenze, vuol dire che con quel luogo hai un legame karmico.
Ecco, mi viene da pensare che forse chissà, in qualche vita precedente devo essere vissuta a Padova. O forse nelle campagne circostanti. D'altra parte mio nonno paterno era di Treviso, quindi chi mai può escluderlo.
Padova mi ha richiamata per la terza volta nel 2013.
Grazie ad Adhara. Conosciuta per caso grazie al blog.
Ricordo perfettamente il giorno in cui sono scesa alla stazione di Padova per la prima volta.
Ricordo che uscii dall'entrata principale. Ricordo il grande spiazzo che trovai davanti.
"E questa è Padova" mi dissi.""Ciao Padova, sono arrivata finalmente, hai visto?"
Padova non rispose ma continuò a padoveggiarmi davanti agli occhi e quello mi bastava.
Ancora non avevo la più pallida idea che, nel giro di qualche mese, in quei luoghi, ci sarei passata ogni singolo giorno della mia vita.
Ricordo quel pomeriggio. Un freddo pomeriggio d'inverno.
Ricordo la ricerca, impossibile del parcheggio.C'era un fottìo di gente e per me, che ormai mi ero assuefatta alla semi-deserta Ravenna, mi pareva d'essere tornata nella civiltà.
Ricordo i mercatini di Natale in via Roma. Dove comprai dei cannoli siciliani.
Ricordo i palazzi antichi del centro, di cui mi innamorai perdutamente fin dal primo istante.
Ricordo Prato della Valle illuminata dalle luci di Natale. Si apriva davanti ai miei occhi con tutta sua maestosità e quasi mi pareva un sogno.
Desiderai ardentemente andare a vivere lì.
Ed è successo.
Sette mesi dopo ero in Piazza dei Signori a fare il primo aperitivo insieme al Moro.
Qualche ora più tardi tornavo a casa e dicevo alla mia coinquilina che lui no, non sarebbe mai potuto essere l'uomo della mia vita.
E ricordo un pomeriggio d'estate. Un pomeriggio di questa estate. Che sembra ieri e invece e già passato da un pezzo.
Dovevo andare a trovare una carissima amica conosciuta per caso.
Che abita proprio vicino a Monselice.
Ricordo quando scesi dal treno e ritrovai la stessa stazione vista due anni e mezzo prima.
"Ciao Monselice! Hai visto che sono tornata? Ma ti rendi conto delle coincidenze che mi hanno spinta fino a qui? Ma ti pare? Adesso ho una carissima amica che abita vicino a te, sai? Verrò a trovarti ancora sicuramente!"
Nemmeno Monselice ripose, si limitò a monseliceggiare.
E a me bastava.
Poi vidi la mia amica e andammo a fare un giro per il paese.
Ad un certo punto mi accorsi di un piccolo particolare a cui non avevo fatto caso per nulla fino a quel momento. Indossavo la stessa maglietta rosa che avevo sul il giorno in cui ero andata a Monselice quasi tre anni prima. La stessa maglietta, Quella che non metto mai perché i bottoni sul seno non s'alllacciano.
La stessa maglietta, stesso modello, stesso colore, stessa marca, che aveva comprato tre anni prima anche mia nipote. A lei veniva comoda per allattare perché aveva partorito da poco.
E poi le chiamano coincidenze.
E pensavo dondolato dal vagone:
"Cara amica il tempo prende, il tempo dà, noi corriamo sempre in una direzione, ma quale sia e che senso abbia chi lo sa.
Restano i ogni senza tempo, le impressioni di un momento, le luci nel buio di case intraviste da un treno.
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno"
(Francesco Guccini -Incontro-)
"Cara amica il tempo prende, il tempo dà, noi corriamo sempre in una direzione, ma quale sia e che senso abbia chi lo sa.
Restano i ogni senza tempo, le impressioni di un momento, le luci nel buio di case intraviste da un treno.
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno"
(Francesco Guccini -Incontro-)
mercoledì 9 settembre 2015
Il Veneto che non ti aspetti
Signore e signori. Caso mai vi stiate chiedendo che forma stia assumendo il mio blog e di cosa io voglia parlare, vi rispondo prontamente: "Non ne ho la più pallida idea".
Ho duecento milioni di cose per la testa e le solite mille mila foto da condividere. Per ora se ne stanno tranquille e ben riparate negli antri oscuri del mio hard disk.
Oggi mi é venuta l'insana idea di iniziare a buttarle fuori, come promesso mesi fa. Prima però volevo dirvi ancora un paio di cose.
Come credo già sappiate, LiLLy nasce lombarda.
"Lombarda" per modo di dire, visto che vanto origino veneto-emiliane e calabresi.
Ho vissuto poi, per un anno e due mesi nella stupenderrima Ravenna insieme ai genitori.
Al momento sto a Padova.
Vivo in un appartamento condiviso con altri 3 coinquilini. Il coinquilino, uomo di 32 anni, la coinquilina, donna di 30. Con cui mi trovo benissimo.
Poi c'è Ugo che non ha un'età.
Ugo é un maialino di peluche acquistato all'Ikea durante un momento di follia.
Ugo é considerato da tutti mio figlio.
Ho provato anche a farlo risultare come figlio a carico quando ho fatto la dichiarazione dei redditi ma, ahimé, nonostante gli avessi preparato io stessa un codice fiscale la cosa non ha funzionato.
Ho un fidanzato, come già detto. E di lui sono innamoratissima. Per motivi di privacy lo chiamerò "Il moro".
Moro perché é moro.
Poi perché nonostante sia veneto, é così scuro che potrebbe essere tranquillamente scambiato per turco/arabo/nordafricano/siciliano.
Celeberrima la frase pronunciata dal cugino di mio padre quando ha visto la foto.
"E chisto sarebbe veneto? Pare nu calabbrese"
Il moro, a differenza di tutti gli altri biechi individui conosciuti negli ultimi anni, è sano di mente e ha una struttura psicologica ben salda. é affidabile, costante, responsabile, propositivo, positivo, collaborativo, attento e capace. E non mi va di raccontare la solita stronzata che sono stata fortunata.
No. Non sono stata semplicemente fortunata. O meglio, un po' sì. Ma di fondo sapevo esattamente cosa volevo. E sapevo di meritarmelo
Costruire la storia che mi sta legando al moro è stato prima di tutto un atto di amore nei confronti di me stessa.
Perché io valgo.
E vaffanculo a tutto il resto.
Per quanto riguarda il lavoro. Beh, pare un gioco di parole ma ci sto ancora lavorando sopra.
Dita incrociate come sempre.
Insomma, la mia vita adesso è molto diversa da quella di una volta. Sono un'altra persona. Ho abitudini diverse, conosco persone diverse, faccio cose diverse.
A volte ancora non me ne rendo conto perché ho sempre quel problema lì. Che in quanto ad elaborazione dei vissuti il mio cervello è fermo ancora al 1993.
Ma fatemi spendere un paio di parole a proposito della bellissima regione che in questo momento mi sta ospitando, il Veneto.
Il Veneto. Ma come cazzo è che sono finita in Veneto????
Ebbene, il Veneto, lasciatevelo dire, è incantevole. Stupendissimo. Meraviglioserrimo.
Ma forse non è semplicemente il Veneto ad essere bellissimo. Il modo in cui io guardo la realtà è profondamente cambiato in questi ultimi tre anni.
Anche la Lombardia è graziosa: Como, il lago Maggiore, Milano, la Brianza, Pavia, Mantova, Cremona. Il problema è che mille anni fa, quando ancora vivevo nell'Hinterland milanese mi mancava il brivido del "Prendiamo, andiamo, partiamo, qualsiasi cosa accada io questi momenti me li voglio gustare al massimo"
In Lombardia purtroppo io ero diversa e conoscevo persone diverse.
"Sì ok prendiamo, partia...No aspetta. C'è traffico/é domenica/ Fa caldo/Non si trova parcheggio/Chi cazzo se ne frega della mostra/ Io voglio vedere la partita/Io non c'ho voglia di uscire/Ho dimenticato il gatto sulla pentola a pressione/L'hinterland milanese ha un che di poetico, rimaniamo qua/In giro c'è brutta gente/ Mi si fonde il motore della macchina/I treni sono sempre in ritardo/Mia mamma sta in ansia se sa che non sono a casa/Devo accompagnare mia nonna a fare la spesa/Non ho digerito il cinghiale saltato al burro con verze e patate che ho mangiato a pranzo"
Vivo a Padova da ormai un anno e cinque mesi. Pensate un po' voi. E in questo anno anno e cinque mesi ho girato molto più il Veneto di quanto non abbia fatto con la Lombardia in 28 anni.
Ho visto un sacco di paesi e città: Venezia (che sto girando davvero di lungo e in largo), Dolo, Stra con la villa Pisani,Verona, Vicenza, Castelfranco Veneto, Monselice, Arquà Petrarca, Vittorio Veneto, Treviso, Casier di Treviso, Peschiera del Garda, Abano Terme, Bassano del Grappa, Piove di Sacco, Noale chi più ne ha più ne metta.
Da cosa inizierò?
Che domande.
Da Padova ovviamente.
To be continued
Ho duecento milioni di cose per la testa e le solite mille mila foto da condividere. Per ora se ne stanno tranquille e ben riparate negli antri oscuri del mio hard disk.
Oggi mi é venuta l'insana idea di iniziare a buttarle fuori, come promesso mesi fa. Prima però volevo dirvi ancora un paio di cose.
Come credo già sappiate, LiLLy nasce lombarda.
"Lombarda" per modo di dire, visto che vanto origino veneto-emiliane e calabresi.
Ho vissuto poi, per un anno e due mesi nella stupenderrima Ravenna insieme ai genitori.
Al momento sto a Padova.
Vivo in un appartamento condiviso con altri 3 coinquilini. Il coinquilino, uomo di 32 anni, la coinquilina, donna di 30. Con cui mi trovo benissimo.
Poi c'è Ugo che non ha un'età.
Ugo é un maialino di peluche acquistato all'Ikea durante un momento di follia.
Ugo é considerato da tutti mio figlio.
Ho provato anche a farlo risultare come figlio a carico quando ho fatto la dichiarazione dei redditi ma, ahimé, nonostante gli avessi preparato io stessa un codice fiscale la cosa non ha funzionato.
Ho un fidanzato, come già detto. E di lui sono innamoratissima. Per motivi di privacy lo chiamerò "Il moro".
Moro perché é moro.
Poi perché nonostante sia veneto, é così scuro che potrebbe essere tranquillamente scambiato per turco/arabo/nordafricano/siciliano.
Celeberrima la frase pronunciata dal cugino di mio padre quando ha visto la foto.
"E chisto sarebbe veneto? Pare nu calabbrese"
Il moro, a differenza di tutti gli altri biechi individui conosciuti negli ultimi anni, è sano di mente e ha una struttura psicologica ben salda. é affidabile, costante, responsabile, propositivo, positivo, collaborativo, attento e capace. E non mi va di raccontare la solita stronzata che sono stata fortunata.
No. Non sono stata semplicemente fortunata. O meglio, un po' sì. Ma di fondo sapevo esattamente cosa volevo. E sapevo di meritarmelo
Costruire la storia che mi sta legando al moro è stato prima di tutto un atto di amore nei confronti di me stessa.
Perché io valgo.
E vaffanculo a tutto il resto.
Per quanto riguarda il lavoro. Beh, pare un gioco di parole ma ci sto ancora lavorando sopra.
Dita incrociate come sempre.
Insomma, la mia vita adesso è molto diversa da quella di una volta. Sono un'altra persona. Ho abitudini diverse, conosco persone diverse, faccio cose diverse.
A volte ancora non me ne rendo conto perché ho sempre quel problema lì. Che in quanto ad elaborazione dei vissuti il mio cervello è fermo ancora al 1993.
Ma fatemi spendere un paio di parole a proposito della bellissima regione che in questo momento mi sta ospitando, il Veneto.
Il Veneto. Ma come cazzo è che sono finita in Veneto????
Ebbene, il Veneto, lasciatevelo dire, è incantevole. Stupendissimo. Meraviglioserrimo.
Ma forse non è semplicemente il Veneto ad essere bellissimo. Il modo in cui io guardo la realtà è profondamente cambiato in questi ultimi tre anni.
Anche la Lombardia è graziosa: Como, il lago Maggiore, Milano, la Brianza, Pavia, Mantova, Cremona. Il problema è che mille anni fa, quando ancora vivevo nell'Hinterland milanese mi mancava il brivido del "Prendiamo, andiamo, partiamo, qualsiasi cosa accada io questi momenti me li voglio gustare al massimo"
In Lombardia purtroppo io ero diversa e conoscevo persone diverse.
"Sì ok prendiamo, partia...No aspetta. C'è traffico/é domenica/ Fa caldo/Non si trova parcheggio/Chi cazzo se ne frega della mostra/ Io voglio vedere la partita/Io non c'ho voglia di uscire/Ho dimenticato il gatto sulla pentola a pressione/L'hinterland milanese ha un che di poetico, rimaniamo qua/In giro c'è brutta gente/ Mi si fonde il motore della macchina/I treni sono sempre in ritardo/Mia mamma sta in ansia se sa che non sono a casa/Devo accompagnare mia nonna a fare la spesa/Non ho digerito il cinghiale saltato al burro con verze e patate che ho mangiato a pranzo"
Vivo a Padova da ormai un anno e cinque mesi. Pensate un po' voi. E in questo anno anno e cinque mesi ho girato molto più il Veneto di quanto non abbia fatto con la Lombardia in 28 anni.
Ho visto un sacco di paesi e città: Venezia (che sto girando davvero di lungo e in largo), Dolo, Stra con la villa Pisani,Verona, Vicenza, Castelfranco Veneto, Monselice, Arquà Petrarca, Vittorio Veneto, Treviso, Casier di Treviso, Peschiera del Garda, Abano Terme, Bassano del Grappa, Piove di Sacco, Noale chi più ne ha più ne metta.
Da cosa inizierò?
Che domande.
Da Padova ovviamente.
To be continued
mercoledì 2 settembre 2015
Qualcuno mi ha suggerito che il curriculum è meglio pomparlo un pochino
Nome: LiLLy
Cognome: Yeah
Nata nella meravigliosa città di Garbagnate Milanese
Il: 15/05/1995
età: 20 anni, appetibile, giovane e prestante
Percorso scolastico, mi sono diplomata alla prestigiosissima "Zurich international school" a Zurigo, in tutti i corsi di studio presenti nell'istituto.
Ho frequentato i seguenti corsi, ottenedo il diploma di laurea con il massimo dei voti possibili immaginabili:
Master in:
Percorso lavorativo:
Lingue parlate: Italiano, francese, inglese, dialetto lombardo, cinese, coreano, russo, spagnolo, swahili
Competenze informatiche: ho lavorato alla Apple, fai un po' tu.
Hobbies:
Sport:
Altre esperienze rilevanti:
Attitudini personali. Quando ho incontrato Ghandi, lui ha iniziato a chiamarmi Mahtma (tradotto:
Grande anima) Io per tutta risposta ho iniziato a chiamarlo "Fraté".
Così va bene?
Cognome: Yeah
Nata nella meravigliosa città di Garbagnate Milanese
Il: 15/05/1995
età: 20 anni, appetibile, giovane e prestante
Percorso scolastico, mi sono diplomata alla prestigiosissima "Zurich international school" a Zurigo, in tutti i corsi di studio presenti nell'istituto.
Ho frequentato i seguenti corsi, ottenedo il diploma di laurea con il massimo dei voti possibili immaginabili:
- "Teoria e tecniche di salvezza dell'umanità" presso l'università sarda Aristan
- "Corso di laurea in comicità" presso l'università Solten di Southampton
- "Corso di laurea in scienze della carne" presso la Texas A&M university
- "Corso di laurea in attività avventurose" presso il Green Mountain College del Vermont
Master in:
- "Tuttologia quantistica"
- "Scienza e fenomenologia del pararnormale",
- "Geometria analtica applicata alle tende da campeggio"
Percorso lavorativo:
- esperienza pluridecennale alla Apple ai vertici della dirigenza
- Ambasciatrice per Unicef.
- Artista di strada ergo madonnara/giocoliera/intrattenitrice a Padova
- Pilota d'aerei per Ryanair
Lingue parlate: Italiano, francese, inglese, dialetto lombardo, cinese, coreano, russo, spagnolo, swahili
Competenze informatiche: ho lavorato alla Apple, fai un po' tu.
Hobbies:
- Girare documentari di nicchia
- Collaudare aerei
- Proiettare nel reparto casalinghe ressegne di film neorealistici austriaci
- Viaggiare. Sì ma nel tempo però
Sport:
- Lottare con gli orsi bruni
- Fare parapendio senza paracadute
Altre esperienze rilevanti:
Ho vissuto sette anni in Tibet e tre nei bassifondi di New York, convivendo con due spacciatori.
Attitudini personali. Quando ho incontrato Ghandi, lui ha iniziato a chiamarmi Mahtma (tradotto:
Grande anima) Io per tutta risposta ho iniziato a chiamarlo "Fraté".
Così va bene?
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lunedì 29 giugno 2015
Ah, l'amore
Carissimi lettori, era già da un po' di tempo che volevo scrivere questo post perché ci tenevo veramente tanto a voler condividere la mia esperienza con voi.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.
La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.
1) Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?
2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:
-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"
Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.
3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.
Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.
La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.
1) Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?
2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:
-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"
Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.
3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.
Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.
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sabato 27 giugno 2015
Mi presenti i tuoi?
A volte capita.
La persona con cui stai insieme non ti presenta alla sua famiglia.
Lui (dico lui perché di media mi pare siano soprattutto gli uomini che preferiscono evitare di coinvolgere la famiglia all'interno delle proprie vicende amorose) magari ha già conosciuto i tuoi genitori/fratelli/zii/cugini/vicini di casa.
Magari ha già il posto assegnato sulla tavolata di Natale e una foto che troneggia sulla parete est del salotto, tra quella di nonno Pino e quella della prozia che partecipò alla resistenza nel '43.
Tu a malapena sai dove abita e che ha, o meglio, ti pare che abbia, un padre e una madre. E una casa.
Ovvio, ogni persona è libera di decidere in merito ad una questione così importante senza ricevere alcun tipo di pressione da parte del proprio partner.
Anche perché i motivi che possono spingere una persona ad evitare di coinvolgere la famiglia possono essere tanti e variegati. Ma soprattutto plausibili e ragionevoli.
Io personalmente avrei preferito chiamare il parentado in causa il più tardi possibile.
Purtroppo però ho dovuto accellerare un pochino i tempi, perché vivo lontana da casa e miei genitori avevano davvero bisogno di sapermi accanto ad una persona affidabile
Senza contare che quella povera bestia di mio padre stava iniziando a darmi per spacciata.
"LiLLy, hai trovato l'uomo?"
"No papà, non ancora?"
"Ma come è possibile? Hai trent'anni, io alla tua età avevo già una famiglia, dei figli, un lavoro sicuro e quindici anni di contributi versati. Non vorrai mica rimanere zittela, eh?"
"Ma se il primo figlio l'hai avuto a trentuno!"
"Trenta, trentuno, cosa cambia? Ma esci? Quando esci come ti vesti? Mettiti qualcosa di scollato ogni tanto per favore, che a Ravenna andavi in giro vestita come una badante cinquantenne dell'est"
Mio padre e i suoi consigli glamour.
Io al momento sono tranquilla, ho accanto un uomo che amo moltissimo e se non mi vuole far conoscere la sua famiglia, ancora meglio. Così possiamo farci beatamente i cazzi nostri senza dover rendere conto a nessuno.
Certo però che sto brancolando nel buio e di conseguenza mi vengono dei dubbi colossali.
Quando abitavo al paesello, in Lombardia e mi ero trovata il mio primo moroso, mi era bastato fare un salto dalla mia panettiera di fiducia per scoprire indirizzo e numero di telefono della sua abitazione. Due ore dopo avevo già in mano la cartella con una fotocopia dello stato di famiglia, uno schema dell'albero genealogico minuziosamente ricostruito fino al 1403, dati catastali e rogito della casa di proprietà, contratti di lavoro di tutti i membri e un attestato in cui veniva dichiarata l'onestà della famiglia in questione,. Firmato dalla panettiera ovviamente.
In questi giorni sto provando a darmi delle ragionevoli e plausibili spiegazioni in merito alla delicatissima questione, del tipo:
La persona con cui stai insieme non ti presenta alla sua famiglia.
Lui (dico lui perché di media mi pare siano soprattutto gli uomini che preferiscono evitare di coinvolgere la famiglia all'interno delle proprie vicende amorose) magari ha già conosciuto i tuoi genitori/fratelli/zii/cugini/vicini di casa.
Magari ha già il posto assegnato sulla tavolata di Natale e una foto che troneggia sulla parete est del salotto, tra quella di nonno Pino e quella della prozia che partecipò alla resistenza nel '43.
Tu a malapena sai dove abita e che ha, o meglio, ti pare che abbia, un padre e una madre. E una casa.
Ovvio, ogni persona è libera di decidere in merito ad una questione così importante senza ricevere alcun tipo di pressione da parte del proprio partner.
Anche perché i motivi che possono spingere una persona ad evitare di coinvolgere la famiglia possono essere tanti e variegati. Ma soprattutto plausibili e ragionevoli.
Io personalmente avrei preferito chiamare il parentado in causa il più tardi possibile.
Purtroppo però ho dovuto accellerare un pochino i tempi, perché vivo lontana da casa e miei genitori avevano davvero bisogno di sapermi accanto ad una persona affidabile
Senza contare che quella povera bestia di mio padre stava iniziando a darmi per spacciata.
"LiLLy, hai trovato l'uomo?"
"No papà, non ancora?"
"Ma come è possibile? Hai trent'anni, io alla tua età avevo già una famiglia, dei figli, un lavoro sicuro e quindici anni di contributi versati. Non vorrai mica rimanere zittela, eh?"
"Ma se il primo figlio l'hai avuto a trentuno!"
"Trenta, trentuno, cosa cambia? Ma esci? Quando esci come ti vesti? Mettiti qualcosa di scollato ogni tanto per favore, che a Ravenna andavi in giro vestita come una badante cinquantenne dell'est"
Mio padre e i suoi consigli glamour.
Io al momento sono tranquilla, ho accanto un uomo che amo moltissimo e se non mi vuole far conoscere la sua famiglia, ancora meglio. Così possiamo farci beatamente i cazzi nostri senza dover rendere conto a nessuno.
Certo però che sto brancolando nel buio e di conseguenza mi vengono dei dubbi colossali.
Quando abitavo al paesello, in Lombardia e mi ero trovata il mio primo moroso, mi era bastato fare un salto dalla mia panettiera di fiducia per scoprire indirizzo e numero di telefono della sua abitazione. Due ore dopo avevo già in mano la cartella con una fotocopia dello stato di famiglia, uno schema dell'albero genealogico minuziosamente ricostruito fino al 1403, dati catastali e rogito della casa di proprietà, contratti di lavoro di tutti i membri e un attestato in cui veniva dichiarata l'onestà della famiglia in questione,. Firmato dalla panettiera ovviamente.
In questi giorni sto provando a darmi delle ragionevoli e plausibili spiegazioni in merito alla delicatissima questione, del tipo:
- Il mio moroso non mi presenta alla sua famiglia perché non ha una famiglia. Lui in realtà è un cyborg che vive nello sgabuzzino dell'azienda in cui lavora, come Vicky la robottina. Le funzioni tipicamente umane che ha espletato fino a questo momento sono frutto di un programma sofisticatissimo messo a punto dalla Nasa e ancora in fase sperimentale. Questo spiegherebbe il suo appetito sovrumano, la sua mostruosa memoria e la sua impellente tendenza a correggermi quando, parlando, canno l'utilizzo dei tempi verbali.
- Il mio moroso non mi presenta i suoi genitori perché è lui il genitore di se stesso. Lui è infatti l'unico esemplare di essere umano in grado di riprodursi attraverso il meccanismo della "riproduzione vegetativa", come avviene per certe piante. A mio parere la cosa dovrebbe funzionare così: arrivato ad una certa (suppongo tra i 32 e i 35 e per ora direi che come tempistica ci siamo), da una porzione random di pelle sufficientemente ampia, spunta un rigonfiamento che nel giro di nove mesi si stacca dando vita ad un "mini lui". Il "mega lui" da cui si è distaccato a sua volta, al momento è oggetto di studio alla Nasa.
- Il mio moroso non mi presenta i suoi, perché i suoi sono dei pezzi grossi della malavita veneta. Di giorno sintetizzano in casa, di notte spacciano e nel tempo libero estorcono denaro al disperato di turno. Lui al momento sta cercando di capire se mai potrò fare parte della banda, quale ruolo assegnarmi eventualmente o se, al limite, tenermi buona come cliente per i prodottini chimici messi a punto con tanto amore tra le quattro mura domestiche. L'ipotesi di estorcermi denaro l'ha già scartata in quanto ha capito che non ho denaro da farmi estorcere.
- Come mi ha gentilmente suggerito un'amica: il mio moroso non mi presenta ai suoi perché, come nel film "Quel mostro di suocera", sua madre non vuole una precaria in casa che campa con contatti a tempo determinato. In questo caso, presumo, inizierà una lotta senza precedenti tra me e la signora in questione, a base di dispetti che si tramuteranno presto in veri e proprio atti persecutori. Tipo che lei tenterà di avvelenarmi e racconterà menzogne sul mio passato. Ah, io comunque con l'abito color pesca, col cazzo che mi sposo
Che dio m'assista.
P.s.: messaggio per il mio moroso, se un giorno dovessi capitare qui, vuol dire che ho vuotato il sacco e ti ho dato finalmente l'indirizzo del mio blog. Prendila con molta ironia, grazie. E salutami i tuoi (sempre che esistano)
sabato 30 maggio 2015
In un clic
Ho deciso di dare un nuovo taglio al blog.
E sono assolutamente certa che di questo ve ne siate accorti tutti.
Che poi 'sti "tutti" non ho ben capito chi siano. Ciononostante è proprio a voi che sto parlando, sappiatelo.
Perché "In un clic"?
Vi do una risposta chiara precisa e concisa: m'ero rotta le palle di parlare dei fatti miei ad cazzum.
Poi insomma, ho 'sta manìa che scatto sempre foto come un'infoiata.
Ho raccolto milioni di foto.
Scatto ogni giorno.
Ci penso ogni giorno.
Me le sogno di notte.
La mia libido ha dei picchi pazzeschi ogni qualvolta io mi ritrovi ad immaginare (cosa che capita piuttosto spesso) l'eventualità d esporre le mie foto, ordinarle seguendo un filo logico, farle parlare.
Ho detto esporre?
Dio come godo.
Certo che però un lavoro del genere è lungo.
Perché le foto che scatti prima devi imparare a conoscerle.
Poi ci devi prendere confidenza.
Ascoltarle.
Dar loro una bella botta di vita quando vedi che sono un filino giù di corda
Aiutarle a darsi una collocazione.
Scorgere del potenziale laddove questo faccia fatica ad emergere.
Un po' come una mamma con i suoi bambini.
E questo richiede tempo, costanza, pazienza e determinazione.
Qualità di cui credo d'essere quasi del tutto priva purtroppo.
Poi succede che quei due neuroni che ti rimangono in testa crashano e tu combini la solita cazzata che rallenta all'inverosimile ogni tuo progetto.
Tipo che ti presenti in Centrale di Milano alle 17,30 di sera, convinta di prendere il biglietto e salire poi sul treno per Padova delle 18,00.
Di venerdì.
Il venerdì prima di un ponte.
E non il venerdì prima di un ponte qualunque, macchè! Scherziamo?
No, il venerdì prima di un ponte, in cui, esattamente il giorno prima c'è stato il "Radio Italia live" in Piazza del Duomo.
Avevo capito che c'era qualcosa che non andava.
Stazione intasata di adolescenti vocianti.
File chilometriche davanti alle scale mobili che manco Gardaland a ferragosto.
Gente che urlava disperata chiedendo ai controllori se ci fossero autobus sostitutivi.
Alla fine ho preso il treno alle 20,05. Perché il biglietto per l'unico posto ancora disponibile nella fascia oraria 18,00/20,00 mi sarebbe costato 110 euro.
Sono rimasta due ore in Centrale a guardare la gente che mi passava davanti, cercando inutilmente di concentrarmi sulla lettura di "1Q84"
Ho passato così tanto tempo seduta su quella fottutissima panchina davanti ai binari che mi stavo rassegnando a sostare lì per il resto della mia vita e campare di stenti.
Sono arrivata a casa alle 23,00, dopo una piacevole scarpinata di mezz'ora, che a Padova i mezzi pubblici dopo una certa ora latitano.
Poi anziché preparare la nuova valigia visto che domani parto e vado quattro giorni in Friuli col moroso (ebbene sì, ho il moroso adesso), mi sono messa a fare una roba di una certa importanza e utilità: cazzeggiare.
Così mi ritrovo adesso senza valigia pronta ma soprattutto senza foto.
Con le mani che prudono per la voglia di scrivere però.
E quindi ho scritto.
Ancora non sono proprio decisa sul vestito da dare al nuovo blog. Come posso conciliare la voglia di scrivere quello che mi pare con l'esigenza di rimanere fedele al tema portante che è appunto la fotografia?
Forse ci vuole un titolo nuovo?
Forse funziova di più quello vecchio?
Vado a fare la valigia che è meglio.
E sono assolutamente certa che di questo ve ne siate accorti tutti.
Che poi 'sti "tutti" non ho ben capito chi siano. Ciononostante è proprio a voi che sto parlando, sappiatelo.
Perché "In un clic"?
Vi do una risposta chiara precisa e concisa: m'ero rotta le palle di parlare dei fatti miei ad cazzum.
Poi insomma, ho 'sta manìa che scatto sempre foto come un'infoiata.
Ho raccolto milioni di foto.
Scatto ogni giorno.
Ci penso ogni giorno.
Me le sogno di notte.
La mia libido ha dei picchi pazzeschi ogni qualvolta io mi ritrovi ad immaginare (cosa che capita piuttosto spesso) l'eventualità d esporre le mie foto, ordinarle seguendo un filo logico, farle parlare.
Ho detto esporre?
Dio come godo.
Certo che però un lavoro del genere è lungo.
Perché le foto che scatti prima devi imparare a conoscerle.
Poi ci devi prendere confidenza.
Ascoltarle.
Dar loro una bella botta di vita quando vedi che sono un filino giù di corda
Aiutarle a darsi una collocazione.
Scorgere del potenziale laddove questo faccia fatica ad emergere.
Un po' come una mamma con i suoi bambini.
E questo richiede tempo, costanza, pazienza e determinazione.
Qualità di cui credo d'essere quasi del tutto priva purtroppo.
Poi succede che quei due neuroni che ti rimangono in testa crashano e tu combini la solita cazzata che rallenta all'inverosimile ogni tuo progetto.
Tipo che ti presenti in Centrale di Milano alle 17,30 di sera, convinta di prendere il biglietto e salire poi sul treno per Padova delle 18,00.
Di venerdì.
Il venerdì prima di un ponte.
E non il venerdì prima di un ponte qualunque, macchè! Scherziamo?
No, il venerdì prima di un ponte, in cui, esattamente il giorno prima c'è stato il "Radio Italia live" in Piazza del Duomo.
Avevo capito che c'era qualcosa che non andava.
Stazione intasata di adolescenti vocianti.
File chilometriche davanti alle scale mobili che manco Gardaland a ferragosto.
Gente che urlava disperata chiedendo ai controllori se ci fossero autobus sostitutivi.
Alla fine ho preso il treno alle 20,05. Perché il biglietto per l'unico posto ancora disponibile nella fascia oraria 18,00/20,00 mi sarebbe costato 110 euro.
Sono rimasta due ore in Centrale a guardare la gente che mi passava davanti, cercando inutilmente di concentrarmi sulla lettura di "1Q84"
Ho passato così tanto tempo seduta su quella fottutissima panchina davanti ai binari che mi stavo rassegnando a sostare lì per il resto della mia vita e campare di stenti.
Sono arrivata a casa alle 23,00, dopo una piacevole scarpinata di mezz'ora, che a Padova i mezzi pubblici dopo una certa ora latitano.
Poi anziché preparare la nuova valigia visto che domani parto e vado quattro giorni in Friuli col moroso (ebbene sì, ho il moroso adesso), mi sono messa a fare una roba di una certa importanza e utilità: cazzeggiare.
Così mi ritrovo adesso senza valigia pronta ma soprattutto senza foto.
Con le mani che prudono per la voglia di scrivere però.
E quindi ho scritto.
Ancora non sono proprio decisa sul vestito da dare al nuovo blog. Come posso conciliare la voglia di scrivere quello che mi pare con l'esigenza di rimanere fedele al tema portante che è appunto la fotografia?
Forse ci vuole un titolo nuovo?
Forse funziova di più quello vecchio?
Vado a fare la valigia che è meglio.
sabato 23 maggio 2015
Tornare
Sì, insomma, mi mancava scrivere.
Sicché ad un certo punto mi sono detta che forse era il caso di aprire un altro blog.
Ma poi ci ho riflettuto un pochino sopra: "Cazzo sto ad aprire un blog che c'ho il -Memyselfandio- che sta a prendere polvere tra gli scaffali più nascosti e reconditi del web?"
Così sono tornata. Con una nuova veste grafica eh (sono passata dal viola al bianco. Stop. Un lavorone)
Il prossimo step sarà quello di cambiare la foto del profilo.
Visto che in questo ultimo anno sono notevolmente cambiata volevo che ciò si riflettesse anche sulla mia immagine.
Cambierà anche il blog. Vorrei parlare un po' meno dei cazzi miei e affrontare discorsi utili ai più. Magari pubblicare più foto.
Ma poi boh, non lo so.
Alla fine farò un po' il cazzo che mi viene.
Come sempre.
Sicché ad un certo punto mi sono detta che forse era il caso di aprire un altro blog.
Ma poi ci ho riflettuto un pochino sopra: "Cazzo sto ad aprire un blog che c'ho il -Memyselfandio- che sta a prendere polvere tra gli scaffali più nascosti e reconditi del web?"
Così sono tornata. Con una nuova veste grafica eh (sono passata dal viola al bianco. Stop. Un lavorone)
Il prossimo step sarà quello di cambiare la foto del profilo.
Visto che in questo ultimo anno sono notevolmente cambiata volevo che ciò si riflettesse anche sulla mia immagine.
Cambierà anche il blog. Vorrei parlare un po' meno dei cazzi miei e affrontare discorsi utili ai più. Magari pubblicare più foto.
Ma poi boh, non lo so.
Alla fine farò un po' il cazzo che mi viene.
Come sempre.
martedì 20 maggio 2014
Nymphomaniac vol. 1
Voi che faccia avete quando fate sesso? E al culmine del piacere?
Ve lo siete chiesti? O forse l'unica idiota sulla faccia della terra che si pone certe assurde domande sono io?
E vi dirò di più.
La risposta mi inquieta abbastanza.
Anche perché un conto è avere un'espressione del genere
O anche una così
Fin qui andrebbe tutto bene.
Ma se io invece avessi un'espressione tipo questa?
O, per l'amor di dio, e se fossi più vicina a quest'altra?
Cristo, 'sto Nymphomaniac m'ha aperto gli occhi. Poi chissà, magari mi salvo perché sono donna, e forse le donne in certi momenti si possono lasciar andare ad espressioni esteticamente più aggrazziate.
Comunque.
Questo è un film con i controcoglioni e anche con tanti coglioni. Proprio i testicoli intendo, che se ne vedono davvero tanti visto le numerose scene a sfondo sessuale.
A me personalmente ha lasciato senza parole.
"E allora che cazzo ci scrivi su una recensione se non hai parole?"
Ah non lo so.
La protagonista, Joe è convinta di essere un essere abietto e deprecabile. Anzi il più abietto e il più deprecabile essere presente sulla faccia della terra.
Tanto per cominciare è ninfomane.
Parola che io trovo personalmente orribile. Che se unA scopa qua e là è una pervertita. Se lo fa unO allora gli è concesso tutto.
Il termine poi parla di "smania" ma si dimentica di altri aspetti fondamentali tipici delle dipendenze: la solitudine, il senso di vuoto.
Joe è egoista, bugiarda ("Lo sai che tu sei il primo con cui ho raggiunto l'orgasmo?", poi in realtà forse era il primo della giornata) e di sicuro non pensa minimamente alle conseguenze delle sue azioni, anche quando queste si riflettono sul destino di una famiglia intera.
Finché ad un certo punto scopre che l'ingrediente segreto del sesso è una robaccia strana, un intruglio malefico, chiamata "amore".
"Nelly, io sono Joe!"
Ecco. In un momento di puro delirio mi verrebbe da dire una cosa del genere.
Cioè.
Non sono ninfomane. Almeno, non per ora.
Però che il sesso consenta di esprimere, esprimersi, fare esperienza, sperimentare unione, solitudine, rabbia, vuoto e pienezza, beh, quello mi sembra abbastanza vero.
E sono ben felice di lasciare i giudizi morali a qualcun'altro perché io mi sono stancata abbastanza di averne.
Ed è vero che fare Sesso -quello con la esse maiuscola, quello con la persona in cui riesci a perdertici dentro- è una delle esperienze per cui vale la pena vivere e anche morire.
E adesso basta che mi viene da piangere.
Comunque, che ognuno scopi a modo suo. E che sia capace di affrontare fantasmi e paure. Magari senza incappare in nessun tipo di dipendenza.
A me il film è piaciuto davvero tanto. Come Von Trier sa giocare con immagini e matafore davvero credo che non lo sappia fare nessuno. Poi, oh, io di cinema ci capisco sostanzialmente poco, quindi se doveste conoscere registi del suo stesso livello ditemelo pure.
Non adesso però che devo vedere il volume due.
E nemmeno dopo che dovrò smaltire prima l'uno che il due.
Magari un'altra volta
Ve lo siete chiesti? O forse l'unica idiota sulla faccia della terra che si pone certe assurde domande sono io?
E vi dirò di più.
La risposta mi inquieta abbastanza.
Anche perché un conto è avere un'espressione del genere
O anche una così
Fin qui andrebbe tutto bene.
Ma se io invece avessi un'espressione tipo questa?
O, per l'amor di dio, e se fossi più vicina a quest'altra?
Cristo, 'sto Nymphomaniac m'ha aperto gli occhi. Poi chissà, magari mi salvo perché sono donna, e forse le donne in certi momenti si possono lasciar andare ad espressioni esteticamente più aggrazziate.
Comunque.
Questo è un film con i controcoglioni e anche con tanti coglioni. Proprio i testicoli intendo, che se ne vedono davvero tanti visto le numerose scene a sfondo sessuale.
A me personalmente ha lasciato senza parole.
"E allora che cazzo ci scrivi su una recensione se non hai parole?"
Ah non lo so.
La protagonista, Joe è convinta di essere un essere abietto e deprecabile. Anzi il più abietto e il più deprecabile essere presente sulla faccia della terra.
Tanto per cominciare è ninfomane.
Parola che io trovo personalmente orribile. Che se unA scopa qua e là è una pervertita. Se lo fa unO allora gli è concesso tutto.
Il termine poi parla di "smania" ma si dimentica di altri aspetti fondamentali tipici delle dipendenze: la solitudine, il senso di vuoto.
Joe è egoista, bugiarda ("Lo sai che tu sei il primo con cui ho raggiunto l'orgasmo?", poi in realtà forse era il primo della giornata) e di sicuro non pensa minimamente alle conseguenze delle sue azioni, anche quando queste si riflettono sul destino di una famiglia intera.
Finché ad un certo punto scopre che l'ingrediente segreto del sesso è una robaccia strana, un intruglio malefico, chiamata "amore".
"Nelly, io sono Joe!"
Ecco. In un momento di puro delirio mi verrebbe da dire una cosa del genere.
Cioè.
Non sono ninfomane. Almeno, non per ora.
Però che il sesso consenta di esprimere, esprimersi, fare esperienza, sperimentare unione, solitudine, rabbia, vuoto e pienezza, beh, quello mi sembra abbastanza vero.
E sono ben felice di lasciare i giudizi morali a qualcun'altro perché io mi sono stancata abbastanza di averne.
Ed è vero che fare Sesso -quello con la esse maiuscola, quello con la persona in cui riesci a perdertici dentro- è una delle esperienze per cui vale la pena vivere e anche morire.
E adesso basta che mi viene da piangere.
Comunque, che ognuno scopi a modo suo. E che sia capace di affrontare fantasmi e paure. Magari senza incappare in nessun tipo di dipendenza.
A me il film è piaciuto davvero tanto. Come Von Trier sa giocare con immagini e matafore davvero credo che non lo sappia fare nessuno. Poi, oh, io di cinema ci capisco sostanzialmente poco, quindi se doveste conoscere registi del suo stesso livello ditemelo pure.
Non adesso però che devo vedere il volume due.
E nemmeno dopo che dovrò smaltire prima l'uno che il due.
Magari un'altra volta
sabato 10 maggio 2014
Storia di un cuore
Che titolo puccioso,
nevvero? Ebbene, se continuerete
a leggere capirete il perché della mia -discutibile- scelta.
Ogni tanto torno. Ogni tanto. Perché sono stra impegnata. E quando non sono stra impegnata cazzeggio alla grande, quindi di tempo per il blog ne ho poco.
Qualcuno voleva sapere dettagli.
Ebbene, c'è stato un grande, enorme cambiamento nella mia vita.
"Hai trovato l'uomo LiLLy?"
Uomo? Cosa essere uomo? No, ho trovato lavoro, in una città nuova.
Adesso vivo in questa bellissima città veneta che tanto si presta ad essere fotografata: Padova.
E faccio la commessa. Attenzione, non la barista sfigata che spilla birre e vino da quattro soldi, mentre tutti gli altri intorno a lei si divertono, magnano come porci e bevono come spugne.
No, adesso la signorina LiLLy fa la commessa in un negozio di accessori.
Sono praticamente qualla caga cazzo che viene a rompervi i coglioni affinché voi non usciate dal negozio senza aver comprato almeno un braccialetto o un paio di orecchini. Magari una borsa se proprio, proprio mi va bene.
Mi diverto, passo il tempo a fare lunghe digressioni sulle differenze cromatiche di un tessuto rispetto ad un altro e spiego alla sciura di turno che quello "No, non è un elastico né tantomeno una spugna. È un accessorio per capelli che serve per fare lo chignon. Non sa cos'è lo chignon? Ha presente la cipolla? Non quella che si mangia eh, con quella ci fa il sugo, no, la cipolla quella che c'hanno le ballerine. Ha presente le ballerine?"
Ecco, questa è la mia vita ora.
Oggi è stata una giornata di intenso lavoro. E sapete perché? Perché la gente ad agosto scopa come se non ci fosse un domani. Infatti maggio è il mese dei compleanni (tra poco ci sarà anche il mio tra l'altro) e io ho fatto più pacchetti regalo oggi di tutti quelli che ho ricevuto in vita mia.
"È un regalo, può farmi un pacchetto?"
Ecco questa tristissima frase mi riecheggia ancora nel cervello con una violenza inaudita.
Che poi per farli non è che ci voglia proprio una laurea in pacchettologia. Basta prendere la busta regalo, infilarci l'oggetto senza prezzo, chiudere e sigillare il tutto con un bel bollino.
Di bollini ne abbiamo di tutti i tipi: quello con il logo del negozio, quello con un disegnino colorato che non ho capito che cazzo sia, quello con su un uccello (per uccello intendo il volatile) che boh, forse sarà un piccione?
E poi c'è lui. Quello a forma di cuore.
Ne avevamo uno nel cassetto che girava da qualche giorno. Che mica lo puoi appiccicare su un regalo qualsiasi. No. Ci vuole l'occasione giusta: un giovane volubile dal cuore innamorato, o una moglie che si ricorda all'ultimo del compleanno del marito e finisce per sbaglio nel nostro negozio dove NON teniamo articoli per uomini. E lì che cazzo fai? Rifili la sciarpa nera che tanto è unisex. Oppure inviti la signora a comprarsi una cazzo di agenda dove segnare compleanni e scadenze importanti, tipo "9 maggio, di lui compleanno, ricordarsi il regalo e di dargliela che sono già passati due mesi".
Ecco, oggi s'è presentata l'occasione giusta per quel povero cuore solitario buttato lì, tra le monete di scorta e le chiavi del bagno.
È entrato un ragazzo. Carino, sulla trentina, vestito bene, accento romano e trolley in mano.
"Ciao, vorrei fare un regalo per la mia ragazza".
Già mi immaginavo la scena. Lui che finalmente tornava a casa dalla sua bella dopo un lungo viaggio. Stanco, tanto stanco, ma che non vede l'ora di rivedere la sua donna, che, in cucina, tra uno sbuffo di vapore e una rimestolata in pentola, gli sta preparando una cena coi fiocchi. Perché sì, loro a differenza del 99,9 per cento delle coppie sono felici e quando si rivedono dopo una lunga assenza hanno voglia di parlarsi, guardarsi negli occhi e fare per l'ennesima volta l'amore.
Ce lo vedevo proprio lui che dopo un lunghissimo bacio le dici: "Tesoro, non potevo non portarti qualcosa, ecco guarda sono in passato in questo negozio e ti ho preso una..."
"E se le regalassi una borsa? Guarda, questa è molto carina" dico io al tizio.
"Quanto costa?"
"60 euro"
"Io veramente volevo prenderle quel braccialettino lì..."
"Quello da 15 euro?"
"No, non quello, quello da 7"
Spilorcio che non sei altro! E poi non lamentarti se si trova l'amante abbiente eh...
"Vuoi magari una collanina da abbinarci?"
"No grazie"
Spilorcio, spilorcio, spilorcio!
Prendo il braccialetto, vado in cassa.
"Puoi mica farmi un pacchetto?"
E ridaje con 'sti cazzi di pacchi.
Infilo il bracciale nel sacchettino, apro il cassetto e vedo lì il cuore, in trepidante attesa.
E lì penso al mio di cuore.
Penso a quella specie di pseudo relazione durata un anno che doveva essere un felice intermezzo, una scia di luce, una nota leggera e che invece mi ha lasciato cicatrici da leccare e lacrime che non ne vogliono sapere di uscire.
E meno male che pensavo di averla superata già da un pezzo.
Poi penso al tizio sorridente che ho davanti, al fatto che ha la donna a casa che lo aspetta.
Rosico di rabbia.
Lascio lì il cuore e prendo il bollino più brutto che abbiamo. Quello con l'uccello.
Tiè, e beccati il piccione va!
Incasso le mie sette euro, incasso le rabbia.
Prima o poi arriverà l'occasione giusta, per ora il cuore lo lascio nel cassetto.
Tra le monete e le chiavi del bagno. E i piccioni.
Un unico pensiero: spero di aver lasciato attaccato il prezzo del braccialetto.
Ciao belli! Spero di tornare presto.
Ogni tanto torno. Ogni tanto. Perché sono stra impegnata. E quando non sono stra impegnata cazzeggio alla grande, quindi di tempo per il blog ne ho poco.
Qualcuno voleva sapere dettagli.
Ebbene, c'è stato un grande, enorme cambiamento nella mia vita.
"Hai trovato l'uomo LiLLy?"
Uomo? Cosa essere uomo? No, ho trovato lavoro, in una città nuova.
Adesso vivo in questa bellissima città veneta che tanto si presta ad essere fotografata: Padova.
E faccio la commessa. Attenzione, non la barista sfigata che spilla birre e vino da quattro soldi, mentre tutti gli altri intorno a lei si divertono, magnano come porci e bevono come spugne.
No, adesso la signorina LiLLy fa la commessa in un negozio di accessori.
Sono praticamente qualla caga cazzo che viene a rompervi i coglioni affinché voi non usciate dal negozio senza aver comprato almeno un braccialetto o un paio di orecchini. Magari una borsa se proprio, proprio mi va bene.
Mi diverto, passo il tempo a fare lunghe digressioni sulle differenze cromatiche di un tessuto rispetto ad un altro e spiego alla sciura di turno che quello "No, non è un elastico né tantomeno una spugna. È un accessorio per capelli che serve per fare lo chignon. Non sa cos'è lo chignon? Ha presente la cipolla? Non quella che si mangia eh, con quella ci fa il sugo, no, la cipolla quella che c'hanno le ballerine. Ha presente le ballerine?"
Ecco, questa è la mia vita ora.
Oggi è stata una giornata di intenso lavoro. E sapete perché? Perché la gente ad agosto scopa come se non ci fosse un domani. Infatti maggio è il mese dei compleanni (tra poco ci sarà anche il mio tra l'altro) e io ho fatto più pacchetti regalo oggi di tutti quelli che ho ricevuto in vita mia.
"È un regalo, può farmi un pacchetto?"
Ecco questa tristissima frase mi riecheggia ancora nel cervello con una violenza inaudita.
Che poi per farli non è che ci voglia proprio una laurea in pacchettologia. Basta prendere la busta regalo, infilarci l'oggetto senza prezzo, chiudere e sigillare il tutto con un bel bollino.
Di bollini ne abbiamo di tutti i tipi: quello con il logo del negozio, quello con un disegnino colorato che non ho capito che cazzo sia, quello con su un uccello (per uccello intendo il volatile) che boh, forse sarà un piccione?
E poi c'è lui. Quello a forma di cuore.
Ne avevamo uno nel cassetto che girava da qualche giorno. Che mica lo puoi appiccicare su un regalo qualsiasi. No. Ci vuole l'occasione giusta: un giovane volubile dal cuore innamorato, o una moglie che si ricorda all'ultimo del compleanno del marito e finisce per sbaglio nel nostro negozio dove NON teniamo articoli per uomini. E lì che cazzo fai? Rifili la sciarpa nera che tanto è unisex. Oppure inviti la signora a comprarsi una cazzo di agenda dove segnare compleanni e scadenze importanti, tipo "9 maggio, di lui compleanno, ricordarsi il regalo e di dargliela che sono già passati due mesi".
Ecco, oggi s'è presentata l'occasione giusta per quel povero cuore solitario buttato lì, tra le monete di scorta e le chiavi del bagno.
È entrato un ragazzo. Carino, sulla trentina, vestito bene, accento romano e trolley in mano.
"Ciao, vorrei fare un regalo per la mia ragazza".
Già mi immaginavo la scena. Lui che finalmente tornava a casa dalla sua bella dopo un lungo viaggio. Stanco, tanto stanco, ma che non vede l'ora di rivedere la sua donna, che, in cucina, tra uno sbuffo di vapore e una rimestolata in pentola, gli sta preparando una cena coi fiocchi. Perché sì, loro a differenza del 99,9 per cento delle coppie sono felici e quando si rivedono dopo una lunga assenza hanno voglia di parlarsi, guardarsi negli occhi e fare per l'ennesima volta l'amore.
Ce lo vedevo proprio lui che dopo un lunghissimo bacio le dici: "Tesoro, non potevo non portarti qualcosa, ecco guarda sono in passato in questo negozio e ti ho preso una..."
"E se le regalassi una borsa? Guarda, questa è molto carina" dico io al tizio.
"Quanto costa?"
"60 euro"
"Io veramente volevo prenderle quel braccialettino lì..."
"Quello da 15 euro?"
"No, non quello, quello da 7"
Spilorcio che non sei altro! E poi non lamentarti se si trova l'amante abbiente eh...
"Vuoi magari una collanina da abbinarci?"
"No grazie"
Spilorcio, spilorcio, spilorcio!
Prendo il braccialetto, vado in cassa.
"Puoi mica farmi un pacchetto?"
E ridaje con 'sti cazzi di pacchi.
Infilo il bracciale nel sacchettino, apro il cassetto e vedo lì il cuore, in trepidante attesa.
E lì penso al mio di cuore.
Penso a quella specie di pseudo relazione durata un anno che doveva essere un felice intermezzo, una scia di luce, una nota leggera e che invece mi ha lasciato cicatrici da leccare e lacrime che non ne vogliono sapere di uscire.
E meno male che pensavo di averla superata già da un pezzo.
Poi penso al tizio sorridente che ho davanti, al fatto che ha la donna a casa che lo aspetta.
Rosico di rabbia.
Lascio lì il cuore e prendo il bollino più brutto che abbiamo. Quello con l'uccello.
Tiè, e beccati il piccione va!
Incasso le mie sette euro, incasso le rabbia.
Prima o poi arriverà l'occasione giusta, per ora il cuore lo lascio nel cassetto.
Tra le monete e le chiavi del bagno. E i piccioni.
Un unico pensiero: spero di aver lasciato attaccato il prezzo del braccialetto.
Ciao belli! Spero di tornare presto.
martedì 22 aprile 2014
Di frecce e regionali
Il freccia rossa é una cazzo di figata di treno. E che non mi si dica che sono volgare per favore, dentro ad un mezzo del genere lo sarebbe chiunque, perfino la suorina appena vista scendere che si portava dietro un trolley più grande di lei. Son convinta che appena entrata avrà pensato: "E sticazz!!"
Il freccia rossa ha tutto quello che serve per rendere confortevole un viaggio: spazio in abbondanza, una presa della corrente che quando c'hai lo smartphone che si scarica alla velocità della luce é un po' come una manna dal cielo. Inoltre su un treno del genere hai poi il grande, enorme, inestimabile privilegio di sapere a quanto vai. E quando t'accorgi che sei quasi sui trecento all'ora e ancora non li senti, un altro bel "E sticazzi!" ci sta come il cicchetto di grappa dopo la trippa.
Il freccia rossa c'ha anche il uai fai. Pensate, il uai fai. Che non ho ancora capito come cazzo funziona, se é aggratis o no. Comunque sono quasi sicura che ce l'abbia.
Poi vi devo svelare una chicca. Ma proprio una di quelle chicche che più chicche non si può. Avete mai assistito alla partenza di un mezzo di tale portata? No? Beh sappiate che quando il freccia sfreccia verso l'infinito e oltre, lo sfregamento delle ruote contro le rotaie emette un suono, un fischio che si compone di due note distinte. La prima più bassa, la seconda più alta. Ebbene quelle sono esattamente le prime due note emesse dall'armonica nella canzone "Ho imparato a sognare" dei Negrita. O almeno credo, insomma io di musica non ci capisco una sega e ho anche una percezione abbastanza alterata della realtà.
"Minchia che storia!" Direte voi.
E avete ragione: il freccia rossa ci fa sognare. Anzi, oserei dire che io il freccia rosso me lo sogno proprio, visto che costa un occhio della testa.
Infatti non é il treno che ho preso io. Io l'ho visto arrivare e ripartire con quel fischio magico che sa' di libertà e sere d'estate, di musica e birre. Lui, il freccia rossa, che chissà dove sarebbe approdato alla fine della sua corsa...
Oddio, sul tabellone luminoso c'era scritto che finiva a Napoli, ma per come lo vedevo io poteva anche fare come il Galaxy Express 999 e spiccare il volo verso chissà quale galassia.
Poco dopo é arrivato il mio regionale, che in confronto, arrancava come un vecchietto.
É arrivato, tutto sgangherato, pieno di gente ammassata. E son salita.
Niente Negrita di partenza, una buona camminata di mezz'ora per trovare un posto a sedere e adesso son qua.
Ancora un'altra volta in viaggio.
Vivo ormai con le valigie in mano e d'altra parte era proprio quello che volevo: non stare mai ferma in un posto solo.
Mi spiace se sono sparita, ma ho troppe cose da elaborare. Sto ricominciando per l'ennesima volta da zero in una città nuova, con un lavoro nuovo. A volte la paura mi fotte proprio. A volte no. Non ho ben capito quali saranno i prossimi treni che prenderò. Se regionali o frecce. Se finiranno a Napoli, a Milano o se schizzeranno in aria alla volta di Marte. Io voglio solo essere felice, fare foto e tornare a scrivere.
Mq cone cazzo si fa a smettere di avere paura del futuro?
P.s.: avvertenza, questo post l'ho scritto con lo smartphone, quello che una volta m'ha corretto "tutto" con "rutto", tanto per intenderci. Se doveste trovare errori, abbiate pietà di me.
P.p.s: ringrazio la persona di cui non cito il nome per motivi di privacy per la preziosa consulenza. Onore e gloria a te che sei stato citato nel mio blog. Come ricompensa va bene? :)
giovedì 6 marzo 2014
Lettera all'idiota
Ciao idiota.
Ti ricordi che ti chiamavo sempre così?
La vuoi sapere una cosa? Credo che io e te abbiamo ancora un paio di cose da dirci. Ovviamente non è che sono così minchiona da dirtele in faccia, sia chiaro.
Anche perché so che non mi vuoi parlare.
E non sia mai, che magari se m'avvicino troppo alla tua regale persona potresti anche accusarmi di stalking.
Dato certe tue esageratissime e insensate reazioni che hai avuto in passato, la cosa non mi stupirebbe.
D'altra parte se t'ho sempre chiamato idiota un motivo ci sarà pur stato, no?
Allora, quando le cose tra noi hanno iniziato ad andare davvero maluccio, da brave persone che hanno condiviso anni e anni di vita, abbiamo pensato di suddividerci per benino i compiti.
Tu ti sei beccato l'ingrato compito di porre fine alla nostra malatissima relazione. Perché se fosse stato per me non so se ne avrei mai avuto le forze.
Ma, da bravo calcolatore quale sempre sei stato, l'hai fatto solo quando ti sei garantito un altro bel porticciolo sicuro in cui approdare con il tuo regale veliero. E no, credimi, non sto parlando di scopate et similia. Non solo di quello almeno. Mi hai lasciata perché avevi perso la testa per un'altra persona con cui ti sei messo insieme poco dopo.
Io mi sono beccata l'ingratissimo compito di ripartire da zero. Da sola. Senza nessuno. Senza un lavoro.
Qualsiasi persona che è entrata nella mia vita dopo di te (e ti garantisco che di persone entrate recentemente nella mia vita ce ne sono parecchie, per fortuna) non può esimersi dal pronunciare parole molto dure e sprezzanti nei tuoi confronti.
"È stato un coglione"
"Non ti amava davvero"
"Mah... insomma farla così sporca davanti a tutti..."
"Ti ha mancata di rispetto perché t'ha mollata lasciandoti nella merda"
Non credo tu ti sia attirato molte simpatie, e credimi, un po' mi dispiace perché alla fine, per quanto tu ci abbia provato in tutti i modi a passare dalla parte della vittima, l'unico risultato ottenuto è che hanno iniziato a vederti tutti come uno spietato carnefice.
Davvero, mi dispiace.
Il mio sgraditissimo compito mi ha riservato invece tante belle sorprese.
Mi sono rimessa in gioco.
E sì, certo, la disoccupazione e la repubblicadimerda in cui viviamo si sono piantati per benino come una mannaia dietro la schiena ma questo non mi ha impedito di crescere come donna.
Ho messo in pratica tutto quello che ho imparato con te.
Perché, credimi, 10 anni insieme ad uno svitato-paranoico-sociopatico pesano come macigni. Ma mi hanno insegnato tantissimo.
(Sì, sì, scusami, hai ragione.
Ti ho detto svitato-paranoico-sociopatico, non dovevo essere così insolente e mancarti di rispetto)
All'inizio non lo credevo possibile nemmeno io, ma un "soggetto diversamente abile nelle competenze emotive" (così va meglio?) ti lascia quintalate di roba da elaborare, poi, man mano che macini, ci tiri fuori qualcosa di buono.
Macina e macina e vien fuori la farina.
Poi prendi la farina, la impasti con quel cazzo che ti pare a te e ci puoi fare del pane. O dei biscotti. O magari ci puoi firggere del pesce.
"LiLLy, basta che ce fai venire fame, poi ci tocca inghiottire il pc come nella pubblicità!"
Si, avete ragione. Troverò una metafora altrettanto appopriato. Allora, prendi la farina, ci fai la pasta di sale e poi puoi usarla per fare dei posaceneri, dei soprammobili, dei centrotavola...
"LiLLy, che due coglioni e adesso basta che abbiamo capito!"
Ma mi volete lasciar scrivere come mi pare a me? Sciò sciò, andate da un'altra parte, che qualche googlata più in là ci trovate la posta del cuore di Moccia. Chiedeteglielo a lui cosa ci si può fare con la farina, magari vi tira fuori il romanzo nuovo, una roba tipo "Amore biscotto tenerotto pucciotto" o "Ho scritto t'amo con la pasta di sale".
Ad ogni modo, lasciamo stare Moccia e la pasta di sale. Ho ancora un paio di cose importanti da dirti.
Tu, essere con cui ho condiviso dieci anni della mia vita.
Tu, dalle scarsissime e pressocché nulle competenze emotive-sociali- relazionali.
Tu,si, si, proprio tu
Tu, saresti orgoglioso della donna che sono diventata.
E un giorno ti spiegherò anche perché, non adesso però perché non c'ho sbatti.
Ciao idiota, stammi bene e ripigliati
Ti ricordi che ti chiamavo sempre così?
La vuoi sapere una cosa? Credo che io e te abbiamo ancora un paio di cose da dirci. Ovviamente non è che sono così minchiona da dirtele in faccia, sia chiaro.
Anche perché so che non mi vuoi parlare.
E non sia mai, che magari se m'avvicino troppo alla tua regale persona potresti anche accusarmi di stalking.
Dato certe tue esageratissime e insensate reazioni che hai avuto in passato, la cosa non mi stupirebbe.
D'altra parte se t'ho sempre chiamato idiota un motivo ci sarà pur stato, no?
Allora, quando le cose tra noi hanno iniziato ad andare davvero maluccio, da brave persone che hanno condiviso anni e anni di vita, abbiamo pensato di suddividerci per benino i compiti.
Tu ti sei beccato l'ingrato compito di porre fine alla nostra malatissima relazione. Perché se fosse stato per me non so se ne avrei mai avuto le forze.
Ma, da bravo calcolatore quale sempre sei stato, l'hai fatto solo quando ti sei garantito un altro bel porticciolo sicuro in cui approdare con il tuo regale veliero. E no, credimi, non sto parlando di scopate et similia. Non solo di quello almeno. Mi hai lasciata perché avevi perso la testa per un'altra persona con cui ti sei messo insieme poco dopo.
Io mi sono beccata l'ingratissimo compito di ripartire da zero. Da sola. Senza nessuno. Senza un lavoro.
Qualsiasi persona che è entrata nella mia vita dopo di te (e ti garantisco che di persone entrate recentemente nella mia vita ce ne sono parecchie, per fortuna) non può esimersi dal pronunciare parole molto dure e sprezzanti nei tuoi confronti.
"È stato un coglione"
"Non ti amava davvero"
"Mah... insomma farla così sporca davanti a tutti..."
"Ti ha mancata di rispetto perché t'ha mollata lasciandoti nella merda"
Non credo tu ti sia attirato molte simpatie, e credimi, un po' mi dispiace perché alla fine, per quanto tu ci abbia provato in tutti i modi a passare dalla parte della vittima, l'unico risultato ottenuto è che hanno iniziato a vederti tutti come uno spietato carnefice.
Davvero, mi dispiace.
Il mio sgraditissimo compito mi ha riservato invece tante belle sorprese.
Mi sono rimessa in gioco.
E sì, certo, la disoccupazione e la repubblicadimerda in cui viviamo si sono piantati per benino come una mannaia dietro la schiena ma questo non mi ha impedito di crescere come donna.
Ho messo in pratica tutto quello che ho imparato con te.
Perché, credimi, 10 anni insieme ad uno svitato-paranoico-sociopatico pesano come macigni. Ma mi hanno insegnato tantissimo.
(Sì, sì, scusami, hai ragione.
Ti ho detto svitato-paranoico-sociopatico, non dovevo essere così insolente e mancarti di rispetto)
All'inizio non lo credevo possibile nemmeno io, ma un "soggetto diversamente abile nelle competenze emotive" (così va meglio?) ti lascia quintalate di roba da elaborare, poi, man mano che macini, ci tiri fuori qualcosa di buono.
Macina e macina e vien fuori la farina.
Poi prendi la farina, la impasti con quel cazzo che ti pare a te e ci puoi fare del pane. O dei biscotti. O magari ci puoi firggere del pesce.
"LiLLy, basta che ce fai venire fame, poi ci tocca inghiottire il pc come nella pubblicità!"
Si, avete ragione. Troverò una metafora altrettanto appopriato. Allora, prendi la farina, ci fai la pasta di sale e poi puoi usarla per fare dei posaceneri, dei soprammobili, dei centrotavola...
"LiLLy, che due coglioni e adesso basta che abbiamo capito!"
Ma mi volete lasciar scrivere come mi pare a me? Sciò sciò, andate da un'altra parte, che qualche googlata più in là ci trovate la posta del cuore di Moccia. Chiedeteglielo a lui cosa ci si può fare con la farina, magari vi tira fuori il romanzo nuovo, una roba tipo "Amore biscotto tenerotto pucciotto" o "Ho scritto t'amo con la pasta di sale".
Ad ogni modo, lasciamo stare Moccia e la pasta di sale. Ho ancora un paio di cose importanti da dirti.
Tu, essere con cui ho condiviso dieci anni della mia vita.
Tu, dalle scarsissime e pressocché nulle competenze emotive-sociali- relazionali.
Tu,si, si, proprio tu
Tu, saresti orgoglioso della donna che sono diventata.
E un giorno ti spiegherò anche perché, non adesso però perché non c'ho sbatti.
Ciao idiota, stammi bene e ripigliati
mercoledì 5 marzo 2014
Fase cazzeggio ennesima + 1, il carnevale
Carola. Troppe fasi cazzeggio, che dici? Secondo me questa nostra interessantissima propensione ha un solo pregnantissimo significato: lo scopo ultimo della nostra esistenza è uno e uno solo: il cazzeggio selvaggio. Ma se creassimo delle "olimpiadi del cazzeggio"?
Allora, visto l'umore che vira pesantemente verso il basso, la rabbia e il fatto che sono stata contattata per l'ennesimo "lavoro truffa" (apro parentesi: ma perché questi sono ancora in giro? Perché questi loschi individui pullulano e proliferano beati come batteri dentro una capsula di Petri? Cazzo, se ti svegli un mattino e t'accorgi che c'hai un virus che ti causa febbre a mille/cagotto/cefalea cerchi di debellarlo giusto? E allora 'sti cazzoni di merda debelliamoli dal mercato del lavoro, no?)
Ora, per sfuggire a questo malatissimo sistema ho pensato bene di distrarmi un pochino.
Ragazzi è carnevale! Vai in giro e si sente profumo di chiacchiere e frittelle, vedi bimbi vestiti nei modi più assurdi e inimmaginabili. Arrivi a casa con chili di coriandoli nelle mutande.
Pensavo che a Ravenna, città grigia e triste e morta, il carnevale sarebbe passato quasi inosservato. E invece hanno fatto una sfilata proprio con i controcoglioni. E indovinate dove? A lido Celentano, la ridente località di mare che ospita l'onorata e gloriosa repubblica democratica di LiLLyLandia.
Sembrava di stare a Venezia, con un unica grandissima pecca. Che eravamo a Celentano. Località che è notoriamente grigia e triste e morta.
"Come Ravenna LiLLy?"
No, peggio.
Pensate che ho pure visto un bimbino sugli otto anni vestito da morte. Con tanto di falce in mano.
Cioè, io ero lì a vedere passare i carri (non quello funebri eh) e me lo sono trovato di fianco.
Per poco non ho sentito pure il soffio d'aria gelida sul coppino, sticazzi.
Beh, sappiate che mi sono mascherata anche io. Non lo facevo più dal 1995 più o meno. Quest'anno mi si è presentata l'occasione e indovinate un po'?
Ho scelto un travestimento che si adatta particolarmente alla mia personalità.
"Ma davvero LiLLy? E da cosa ti sei vestita? Da barbona? Da disoccupata incazzata? Da onesta e disadattata cittadina che prima o poi esce completamente fuori di testa?"
Ehi voi, vedete di pigliarmi poco per il culo che qua tira aria bassa per tutti.
No, io mi sono vestita da pin up anni '50. Mi spiace solo che alla fine non ho una foto a figura intera. Avrei potuto allegarla al curriculum e chissà, magari mettendo in bella vista cosce e tette avrei potuto iniziare una brillante carriera da parlamentare.
Ringrazio la mia amica e vicina di casa, Chiara, la mente geniale che é stata dietro a tutto questo.
Senza di lei probabilmente mi sarei vestita da barbona sul serio.
Senza di lei probabilmente mi sarei vestita da barbona sul serio.
Per vestirmi sa pin up ho recuperato
- Il vestitino che uso di solito per andare al mare, in pieno stile pin up. Glielo avevo visto addosso a mia nipote e lì ho capito che doveva essere mio. Costo: 8 euro. Allego foto dell'oggetto in questione scattata nel dopo-serata, ovviamente è tutto spiegazzato perché non l'ho stirato. E che cazzo, non l'avevo stirato prima di indossarlo, figuratevi se lo stiravo dopo.
- Un paio di decolté da abbinarci. Le avrei preferite rosse ma a casa ne avevo un paio blu, con la suola rossa, comprate in saldo un paio d'anni fa. Ho preso quelle. Prezzo: 20 euro
- Uno smalto rosso. Me lo avevano regalato durante un aperitivo sponsorizzato da una nota marca di liquori. Ci ero andata proprio con Chiara tra l'altro. Prezzo: uno spritz.
- Trucco: io in media mi trucco poco. Un po' di fondotinta, un filo di matita nera sugli occhi, e rossetto rigorosamente rosso, prestatomi sempre da Chiara che ringrazio ancora infinitamente.
- Pettinatura: ho guardato questo video. E ho comprato un foulard. Prezzo: 2,50 euro. Quando ho fatto la prova domenica sera con Chiara é andato tutto stra bene. Martedì, il grande giorno, mi sono acconciata da sola, c'ho rimesso 5 anni di vita e una gastrite perché cazzo, la banana non stava su. Avete capito cosa intendo per banana vero?
Ero mezza nuda. Con la pioggia battente e il freddo. A saperlo prima mi sarei vestita da palombaro. O visto il vento che soffiava a mille mila nodi, da pala eolica.
lunedì 3 marzo 2014
"Sono fuori, sono, sono fuori
Come gli agricoltori quando raccolgono i pomodori
Sono fuori, sono, sono fuori.
Come un vaso di fiori signore e signori"
Li conoscete gli Articolo 31? E l'album "Così com'è" del 1996?
No?
Peccato.
Io quell'album lo conosco a memoria e fa venire in mente un periodo particolarmente felice della mia vita: la seconda media.
All'epoca ero una ragazzina di dodici anni allegra e spensierata.
Più o meno.
Diciamo che c'erano alti e bassi.
Forse più bassi che alti.
Forse sarebbe più veritiero dire che era una merda totale.
All'epoca non sapevo proprio che cazzo avrei fatto della mia vita.
"Ah LiLLy! Perché invece adesso che sei all'alba dei trenta, lo sai vero?"
No, non lo so, ma da allora ad oggi c'è una grandissima differenza da tenere in considerazione
"Beh cazzo, adesso che sei una donna matura, sicuramente ci avrai guadagnato in consapevolezza"
Certo, adesso sono una donna molto più consapevole. Consapevole della situazione di cacca in cui mi ritrovo.
All'epoca quel tipo di consapevolezza non ce l'avevo. Ero convinta che a trent'anni avrei avuto una famiglia e un lavoro con cui potermi esprimere e realizzare come donna. Nel frattempo cazzeggiavo.
Alla fine ero solo una ragazzina scipita come un cocktail allungato, il cui il massimo del divertimento era partecipare a festicciole organizzate a casa tra amiche. Festicciole rigorosamente vietate ai maschi.
"Vietate ai maschi? Come mai? Perché tu e le tue compagne di classe eravate così sessite e pudiche?"
Veramente non eravamo nè sessite, nè pudiche. E le feste allora non è che fossero proprio vietate ai maschi.
Erano loro che non ci volevano venire.
Gli uomini allora non ci cagavano di striscio.
Una volta un tizio pluribocciato, dall'aspetto più simile a quello di un trentenne che non a quello di un sedicenne, prese una cotta per una mia coetanea.
La cosa finì molto presto quando il tizio in questione, dopo aver spiato l'oggetto del desiderio nello spogliatotoio della palestra, capì che quel flirt non s'aveva da farsi.
Il motivo lo scoprimmo anni dopo:
"Oh si, lei era tanto, tanto carina. E dolce, ma proprio dolce. Ma ragazze quando ho visto che c'aveva i peli sotto le ascelle sono rimasto traumatizzato"
E già.
Perché noi all'epoca (almeno, noi della mia classe, già per quelle di altre sezioni non posso mica garantire, anzi...) mica stavamo lì ad infighettarci. Era già tanto se ci facevamo i peli sulle gambe.
Noi si studiava.
Si passavano i pomeriggio all'oratorio.
O a casa di amiche.
Col cazzo che andavamo a ballare sul cubo in discoteca la domenica pomeriggio: con le facce disperate che c'avevamo dipinte in faccia i butta fuori c'avrebbero guardato con compassione e poi spedite in edicola a comprare le figurine.
Il massimo della vita era andare in panificio a prendere un pezzo di pizza da gustare con un buon Estathé d'annata.
D'annata perché, se ci guardavi, la data di scadenza poteva riservarti delle grandissime sorprese.
Oppure andare a passeggio per raccogliere un particolare tipo di ghianda che una volta passata sulle palpebre lasciava un colore grigio metallizzato. Roba che nemmeno certi ombretti della Pupa.
La pazzie più totali consistevnoa nello scolarci qualche sorso di birra, nel fumarci qualche sigaretta.
O nell'andare a vedere gli Articolo 31 al quadrifoglio di Garbagnate Milanese, appunto.
Non ci facevamo nemmeno le canne perché avevamo paura di fare la stessa fine di Christiane F, pensate un po' che tristezza.
Tutto il resto era un'accozzaglia di grandi mah e boh, conditi dalla speranza che forse un giorno, i ragazzi avrebbero incominciato a cagarci.
Era una piccola vita, da piccola ragzzina di provincia.
Ma almeno c'era la speranza.
Quindici anni dopo. I grandi boh e mah sono diventati enormi e mastodontici vuoti esistenziali. Il lavoro e i diritti basilari legati al lavoro (e non solo) sono andati beatamente a farsi fottere.
Forse, ma forse, le differenze sostanziali tra la me stessa di allora e quella di oggi sono tre:
1) Adesso mi depilo regolarmente. Con la sola eccezione della stagione invernale, perché la gamba, si sa, va lasciata al maggese per almeno sei/sette mesi all'anno.
2) Se qualcuno mi dovesse offrire una canna non la rifiuto di sicuro. E, visto che non trovo lavoro, sto seriamente pensando di intraprendere la carriera di drogata.
3) Gli uomini mi cagano. Certo, di solito lo fanno per incasinarmi. Per shackerarmi l'anima. O per farmi buttare via buona parte del mio preziosissimo assegno di disoccupazione comprando pillole anticoncezionali che mi sregolarizzano il ciclo e test di gravidanza che costano quanto i miei ovuli, caso mai mi dovesse venire l'insana idea di metterli sul mercato.
Insomma. Dodici anni per sempre.
Qualcuno m'ha detto che sono ancora un bruco che aspetta di diventare farfalla.
Secondo me un bruco che rimane un cazzo di bruco per trent'anni andrebbe segnalato all'Epa come il pesce pluriocchiuto del film dei Simpson.
E ad ogni modo, chi cazzo me lo fa fare di diventare farfalla che tanto quelle schiattano dopo due giorni?
Sono fuori, sono, sono fuori.
Come un vaso di fiori signore e signori"
Li conoscete gli Articolo 31? E l'album "Così com'è" del 1996?
No?
Peccato.
Io quell'album lo conosco a memoria e fa venire in mente un periodo particolarmente felice della mia vita: la seconda media.
All'epoca ero una ragazzina di dodici anni allegra e spensierata.
Più o meno.
Diciamo che c'erano alti e bassi.
Forse più bassi che alti.
Forse sarebbe più veritiero dire che era una merda totale.
All'epoca non sapevo proprio che cazzo avrei fatto della mia vita.
"Ah LiLLy! Perché invece adesso che sei all'alba dei trenta, lo sai vero?"
No, non lo so, ma da allora ad oggi c'è una grandissima differenza da tenere in considerazione
"Beh cazzo, adesso che sei una donna matura, sicuramente ci avrai guadagnato in consapevolezza"
Certo, adesso sono una donna molto più consapevole. Consapevole della situazione di cacca in cui mi ritrovo.
All'epoca quel tipo di consapevolezza non ce l'avevo. Ero convinta che a trent'anni avrei avuto una famiglia e un lavoro con cui potermi esprimere e realizzare come donna. Nel frattempo cazzeggiavo.
Alla fine ero solo una ragazzina scipita come un cocktail allungato, il cui il massimo del divertimento era partecipare a festicciole organizzate a casa tra amiche. Festicciole rigorosamente vietate ai maschi.
"Vietate ai maschi? Come mai? Perché tu e le tue compagne di classe eravate così sessite e pudiche?"
Veramente non eravamo nè sessite, nè pudiche. E le feste allora non è che fossero proprio vietate ai maschi.
Erano loro che non ci volevano venire.
Gli uomini allora non ci cagavano di striscio.
Una volta un tizio pluribocciato, dall'aspetto più simile a quello di un trentenne che non a quello di un sedicenne, prese una cotta per una mia coetanea.
La cosa finì molto presto quando il tizio in questione, dopo aver spiato l'oggetto del desiderio nello spogliatotoio della palestra, capì che quel flirt non s'aveva da farsi.
Il motivo lo scoprimmo anni dopo:
"Oh si, lei era tanto, tanto carina. E dolce, ma proprio dolce. Ma ragazze quando ho visto che c'aveva i peli sotto le ascelle sono rimasto traumatizzato"
E già.
Perché noi all'epoca (almeno, noi della mia classe, già per quelle di altre sezioni non posso mica garantire, anzi...) mica stavamo lì ad infighettarci. Era già tanto se ci facevamo i peli sulle gambe.
Noi si studiava.
Si passavano i pomeriggio all'oratorio.
O a casa di amiche.
Col cazzo che andavamo a ballare sul cubo in discoteca la domenica pomeriggio: con le facce disperate che c'avevamo dipinte in faccia i butta fuori c'avrebbero guardato con compassione e poi spedite in edicola a comprare le figurine.
Il massimo della vita era andare in panificio a prendere un pezzo di pizza da gustare con un buon Estathé d'annata.
D'annata perché, se ci guardavi, la data di scadenza poteva riservarti delle grandissime sorprese.
Oppure andare a passeggio per raccogliere un particolare tipo di ghianda che una volta passata sulle palpebre lasciava un colore grigio metallizzato. Roba che nemmeno certi ombretti della Pupa.
La pazzie più totali consistevnoa nello scolarci qualche sorso di birra, nel fumarci qualche sigaretta.
O nell'andare a vedere gli Articolo 31 al quadrifoglio di Garbagnate Milanese, appunto.
Non ci facevamo nemmeno le canne perché avevamo paura di fare la stessa fine di Christiane F, pensate un po' che tristezza.
Tutto il resto era un'accozzaglia di grandi mah e boh, conditi dalla speranza che forse un giorno, i ragazzi avrebbero incominciato a cagarci.
Era una piccola vita, da piccola ragzzina di provincia.
Ma almeno c'era la speranza.
Quindici anni dopo. I grandi boh e mah sono diventati enormi e mastodontici vuoti esistenziali. Il lavoro e i diritti basilari legati al lavoro (e non solo) sono andati beatamente a farsi fottere.
Forse, ma forse, le differenze sostanziali tra la me stessa di allora e quella di oggi sono tre:
1) Adesso mi depilo regolarmente. Con la sola eccezione della stagione invernale, perché la gamba, si sa, va lasciata al maggese per almeno sei/sette mesi all'anno.
2) Se qualcuno mi dovesse offrire una canna non la rifiuto di sicuro. E, visto che non trovo lavoro, sto seriamente pensando di intraprendere la carriera di drogata.
3) Gli uomini mi cagano. Certo, di solito lo fanno per incasinarmi. Per shackerarmi l'anima. O per farmi buttare via buona parte del mio preziosissimo assegno di disoccupazione comprando pillole anticoncezionali che mi sregolarizzano il ciclo e test di gravidanza che costano quanto i miei ovuli, caso mai mi dovesse venire l'insana idea di metterli sul mercato.
Insomma. Dodici anni per sempre.
Qualcuno m'ha detto che sono ancora un bruco che aspetta di diventare farfalla.
Secondo me un bruco che rimane un cazzo di bruco per trent'anni andrebbe segnalato all'Epa come il pesce pluriocchiuto del film dei Simpson.
E ad ogni modo, chi cazzo me lo fa fare di diventare farfalla che tanto quelle schiattano dopo due giorni?
venerdì 21 febbraio 2014
-LiLLy e...- Ovvero i peggiori scenari apocalittici mai partoriti dalla mente di una donna
Adesso ho capito perché per nove lunghi mesi della mia esistenza ho avuto una specie di pseudo storia con un uomo impegnato.
Perché avevo sesso e -più o meno- presenza, senza avere legami. Senza che l'altro invadesse i miei spazi.
Perché, cazzo, così si sta bene.
Un giorno a Padova, un altro a Torino, un altro sa il cazzo dove.
E non me ne fotte una minchia se vedo i miei amici che si accasano, sfornano pargoli manco fossero cup cakes e decidono la destinazione del viaggio di nozze.
C'è fretta?
Che vada a forsi fottere anche il ticchettio dell'orologio biologico. Tanto male che vada tra cinque anni mi faccio congelare gli ovuli. Così poi magari ci faccio la frittata.
Il punto è che sono rimasta traumatizzata. Ho conosciuto più famiglie disfunzionali io che il servizio "Minori e famiglia" del comune di Milano. O la Lucia in tutta la sua tata-esistenza.
E poi c'è quell'altro piccolo problema. Quello della salute mentale che vacilla. Dell'incorenza. Del voler provare tutto e il contrario di tutto. Del non volermi fermare. Dello scappare. E del voler sentirmi Amata, con la A maiusocola.
E un'altra cosa ancora. Nella mia vita credo di avere uno scopo da realizzare.
Ormai, sono sempre più convinta che ognuno di noi abbia il suo percorso da fare e i il suo scopo ultimo da raggiungere.
Io non ho ancora capito quale cazzo sia il mio. Attualmente mi verrebbe da dire il "rubare l'ossigeno a coloro che lavorano", ma spero di cambiare presto il mio karma altrimenti potrei rimanerci moooooolto male. Ma moooolto.
E comunque alla vita non gliene frega niente, continua a sbatterti in faccia le tue manchevolezze e le tue paure.
"Ma ti immagini tu un giorno? Ti sei mai immaginata madre? Con una famiglia? Con un compagno?"
"Scusa, scusa, scusa. Please, pronuncia le seguenti parole: madre, famiglia e compagno lontano da me. Perché mi fai venire il prurito. E ho paura di avere uno schock anafilattico.
E comunque no. Non ci penso. Non mi immagino, non mi ci vedo"
E invece poi mi ci sono vista, immaginata e pensata. La mia piccola mente malata ha partorito scenari apocalittici.
Scenario apocalittico numero 1 -LiLLy e il tizio tanto carino e simpatico all'inizio che si trasforma in un bruto"
Già mi ci vedo. Io e lui nell'appartamento. Mesi di affitto da pagare. Bottiglie aperte di birra in frigor che fermentano in mezzo a caciotte amuffite e svariati tipi di verdure che hanno perso il loro aspetto naturale per trasformarsi in una sorta di blob.
Io sto a casa, ovviamente non lavoro. Il mio unico lavoro è procreare.
Due tre pargoli in giro, sparsi per il pavimento, che scambiano le bottiglie di vino vuote per biberon e che ci rimangono malissimo nel constatare che sono vuote.
Mentre aspetto il mio compagno, cerco di accendere un fornello che non ne vuole sapere di accendersi, perché devo preparare un salutare pasto a base di pataine fritte e hamburger insaporiti con la cenere della mie preziosissime camel light.
"Mamma, quando me lo fai il bagno?"
"Quando non ci saranno più i vestiti in ammollo"
"Ma perché non usiamo la lavatrice?"
"Chiediglielo a tuo padre dove sono andati a finire i soldi per la lavatrice nuova. Chiediglielo a lui e a quell'altra sgualdrina con cui esce insieme!!!"
Poi eccolo, arriva lui, l'uomo della mia vita. Uno di quei tizi che a trent'anni già ne dimostrano sessanta. Con la panza, la canottiera bianca e 'na croce al collo così grossa che potrebbe benissimo reggere il Cristo intero di Rio De Janeiro.
S'annuncia con un rutto.
"Oh tu, uomo di merda, hai portato a casa i soldi?"
Risponde con un altro rutto che significa no.
"Bello passare il tempo con quell'altra sgualdrina, mentre io sono qui a marcire in questo buco! Ma va a laurà barbun!"
Lui, acchiappa un hamburger mezzo cotto dalla pentola, se lo mangia, s'acchiappa la bottiglia di birra che fermenta in frigor da mesi e, sempre ruttando, scappa via.
Scenario numero due -LiLLy e l'uomo in carriera-
Già mi ci immagino. Nella villa. Soldi a palate. Lui sempre in giro per lavoro e per scopare a destra e a manca. A pagamento. Perché fa talmente schifo che non ci si vorrebbe accoppiare nessuno con lui. Manco io.
Io ovviamente non lavoro. Anzi, l'unico motivo per cui mi sono sposata è proprio perché l'assenza di lavoro mi aveva spinta a cercare qualcuno che mi mantenesse. E così sono finita, con il voltastomaco, tra le braccia di questo abietto individuo con il sex appeal di un calzino sgualcito e la cui pelle ha il vago sentore del muflone in calore
Mi immagino lì, seduta su una sedia.
Mentra strafatta di psicofarmaci aspetto lui.
I miei figli sono chiusi, ognuno nella loro camera. Perché abbiamo problemi relazionali talmente gravi che non riusciamo a reggere l'uno la presenza dell'altro. O forse la nostra relazione è andata a farsi benedire nel momento in cui, appena dopo il parto, mi sono stati strappati via dalla sadica suocera, per essere affidati ad una balia.
"Ma perché? Io voglio crescere i miei bambini...datemi i miei bambini!"
"Tesoro, nella nostra famiglia, non si usa, non è ammesso. Adesso da brava, apri la bocca che la tua cara suocerina ti da la medicina" E da lì il nulla.
Ed ecco che lui arriva. Lo capisco dall'odore di muflone che inizia ad invadere l'aria.
Entra. Mi guarda.
"Ciao" mi dice.
"Ciao" gli rispondo con la bocca impastata dagli psicofarmaci.
"Ho parlato con mia madre"
La mia faccia si trasforma in una maschera di spavento.
"Pensi che lei non si sia accorta che quando io non ci sono tu ti fai sbattere da Pedro, il giardiniere?"
"E pensi che io non me ne sono accorta che vai più a zoccole tu che un certo nostro ex presidente del consiglio?"
"Ebbene, adesso sono cazzi tuoi. L'ho licenziato"
"No, Pedro noooooo! Pedro mi amor! Bastardo, bastardo senza cuore!"
Scenario apocalittico numero 3 -LiLLy e quello che c'ha dei gravi problemi mentali gravi. Ma molto gravi"-
Già mi ci vedo. In casa. Questa volta lui è presente. Fin troppo presente. E la casa è pulita. Fin troppo pulita, infatti l'odore di candeggina fa lacrimare gli occhi.
"LiLLy, vieni qua che c'abbiamo le pulizie da fare in casa"
"Ma le abbiamo appena fatte!"
"I microbi! Questa casa è piena di microbi!"
"Ai microbi pensi tu? Mai una volta che mi porti a cena fuori!"
"A cena fuori, ma sei matta? Non esistono ristoranti puliti, rischieremmo di morire lo sai?"
"Ma che cazzo, non posso stare sempre in casa, non lavoro nemmeno io...ho bisogno di prendere aria, ARIA!"
"L'aria fa male, fa venire la broncopolminite. Dai calmati, prendi lo straccio e vai a pulire il pavimento del bagno. Io intanto faccio la cucina. Dopo li vai a recuperare tu i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io soffoco, lo vuoi capire, SOFFOCO!"
"Adesso ti passa. Ma non pensi a quanto siamo felici noi? Io, te e i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io..."
"LiLLy, dai, avanti, lo sai cosa devi ripetere quando ti senti così, vero?"
"Sì"
"E avanti, dillo allora"
"Noi siamo una squadra"
"Avanti, più forte"
"NOI SIAMO UNA SQUADRA!!!!"
"Brava, è questo che voglio sentire. Ah, a proposito, domani dobbiamo prendere l'amuchina...sai, viene il giardiniere nuovo, prima di fargli tagliere la siepe, lo voglio igienizzare per benino."
"Hai trovato il giardieniere nuovo? Come si chiama"
"Pedro"
Io non ce la posso fare...
Perché avevo sesso e -più o meno- presenza, senza avere legami. Senza che l'altro invadesse i miei spazi.
Perché, cazzo, così si sta bene.
Un giorno a Padova, un altro a Torino, un altro sa il cazzo dove.
E non me ne fotte una minchia se vedo i miei amici che si accasano, sfornano pargoli manco fossero cup cakes e decidono la destinazione del viaggio di nozze.
C'è fretta?
Che vada a forsi fottere anche il ticchettio dell'orologio biologico. Tanto male che vada tra cinque anni mi faccio congelare gli ovuli. Così poi magari ci faccio la frittata.
Il punto è che sono rimasta traumatizzata. Ho conosciuto più famiglie disfunzionali io che il servizio "Minori e famiglia" del comune di Milano. O la Lucia in tutta la sua tata-esistenza.
E poi c'è quell'altro piccolo problema. Quello della salute mentale che vacilla. Dell'incorenza. Del voler provare tutto e il contrario di tutto. Del non volermi fermare. Dello scappare. E del voler sentirmi Amata, con la A maiusocola.
E un'altra cosa ancora. Nella mia vita credo di avere uno scopo da realizzare.
Ormai, sono sempre più convinta che ognuno di noi abbia il suo percorso da fare e i il suo scopo ultimo da raggiungere.
Io non ho ancora capito quale cazzo sia il mio. Attualmente mi verrebbe da dire il "rubare l'ossigeno a coloro che lavorano", ma spero di cambiare presto il mio karma altrimenti potrei rimanerci moooooolto male. Ma moooolto.
E comunque alla vita non gliene frega niente, continua a sbatterti in faccia le tue manchevolezze e le tue paure.
"Ma ti immagini tu un giorno? Ti sei mai immaginata madre? Con una famiglia? Con un compagno?"
"Scusa, scusa, scusa. Please, pronuncia le seguenti parole: madre, famiglia e compagno lontano da me. Perché mi fai venire il prurito. E ho paura di avere uno schock anafilattico.
E comunque no. Non ci penso. Non mi immagino, non mi ci vedo"
E invece poi mi ci sono vista, immaginata e pensata. La mia piccola mente malata ha partorito scenari apocalittici.
Scenario apocalittico numero 1 -LiLLy e il tizio tanto carino e simpatico all'inizio che si trasforma in un bruto"
Già mi ci vedo. Io e lui nell'appartamento. Mesi di affitto da pagare. Bottiglie aperte di birra in frigor che fermentano in mezzo a caciotte amuffite e svariati tipi di verdure che hanno perso il loro aspetto naturale per trasformarsi in una sorta di blob.
Io sto a casa, ovviamente non lavoro. Il mio unico lavoro è procreare.
Due tre pargoli in giro, sparsi per il pavimento, che scambiano le bottiglie di vino vuote per biberon e che ci rimangono malissimo nel constatare che sono vuote.
Mentre aspetto il mio compagno, cerco di accendere un fornello che non ne vuole sapere di accendersi, perché devo preparare un salutare pasto a base di pataine fritte e hamburger insaporiti con la cenere della mie preziosissime camel light.
"Mamma, quando me lo fai il bagno?"
"Quando non ci saranno più i vestiti in ammollo"
"Ma perché non usiamo la lavatrice?"
"Chiediglielo a tuo padre dove sono andati a finire i soldi per la lavatrice nuova. Chiediglielo a lui e a quell'altra sgualdrina con cui esce insieme!!!"
Poi eccolo, arriva lui, l'uomo della mia vita. Uno di quei tizi che a trent'anni già ne dimostrano sessanta. Con la panza, la canottiera bianca e 'na croce al collo così grossa che potrebbe benissimo reggere il Cristo intero di Rio De Janeiro.
S'annuncia con un rutto.
"Oh tu, uomo di merda, hai portato a casa i soldi?"
Risponde con un altro rutto che significa no.
"Bello passare il tempo con quell'altra sgualdrina, mentre io sono qui a marcire in questo buco! Ma va a laurà barbun!"
Lui, acchiappa un hamburger mezzo cotto dalla pentola, se lo mangia, s'acchiappa la bottiglia di birra che fermenta in frigor da mesi e, sempre ruttando, scappa via.
Scenario numero due -LiLLy e l'uomo in carriera-
Già mi ci immagino. Nella villa. Soldi a palate. Lui sempre in giro per lavoro e per scopare a destra e a manca. A pagamento. Perché fa talmente schifo che non ci si vorrebbe accoppiare nessuno con lui. Manco io.
Io ovviamente non lavoro. Anzi, l'unico motivo per cui mi sono sposata è proprio perché l'assenza di lavoro mi aveva spinta a cercare qualcuno che mi mantenesse. E così sono finita, con il voltastomaco, tra le braccia di questo abietto individuo con il sex appeal di un calzino sgualcito e la cui pelle ha il vago sentore del muflone in calore
Mi immagino lì, seduta su una sedia.
Mentra strafatta di psicofarmaci aspetto lui.
I miei figli sono chiusi, ognuno nella loro camera. Perché abbiamo problemi relazionali talmente gravi che non riusciamo a reggere l'uno la presenza dell'altro. O forse la nostra relazione è andata a farsi benedire nel momento in cui, appena dopo il parto, mi sono stati strappati via dalla sadica suocera, per essere affidati ad una balia.
"Ma perché? Io voglio crescere i miei bambini...datemi i miei bambini!"
"Tesoro, nella nostra famiglia, non si usa, non è ammesso. Adesso da brava, apri la bocca che la tua cara suocerina ti da la medicina" E da lì il nulla.
Ed ecco che lui arriva. Lo capisco dall'odore di muflone che inizia ad invadere l'aria.
Entra. Mi guarda.
"Ciao" mi dice.
"Ciao" gli rispondo con la bocca impastata dagli psicofarmaci.
"Ho parlato con mia madre"
La mia faccia si trasforma in una maschera di spavento.
"Pensi che lei non si sia accorta che quando io non ci sono tu ti fai sbattere da Pedro, il giardiniere?"
"E pensi che io non me ne sono accorta che vai più a zoccole tu che un certo nostro ex presidente del consiglio?"
"Ebbene, adesso sono cazzi tuoi. L'ho licenziato"
"No, Pedro noooooo! Pedro mi amor! Bastardo, bastardo senza cuore!"
Scenario apocalittico numero 3 -LiLLy e quello che c'ha dei gravi problemi mentali gravi. Ma molto gravi"-
Già mi ci vedo. In casa. Questa volta lui è presente. Fin troppo presente. E la casa è pulita. Fin troppo pulita, infatti l'odore di candeggina fa lacrimare gli occhi.
"LiLLy, vieni qua che c'abbiamo le pulizie da fare in casa"
"Ma le abbiamo appena fatte!"
"I microbi! Questa casa è piena di microbi!"
"Ai microbi pensi tu? Mai una volta che mi porti a cena fuori!"
"A cena fuori, ma sei matta? Non esistono ristoranti puliti, rischieremmo di morire lo sai?"
"Ma che cazzo, non posso stare sempre in casa, non lavoro nemmeno io...ho bisogno di prendere aria, ARIA!"
"L'aria fa male, fa venire la broncopolminite. Dai calmati, prendi lo straccio e vai a pulire il pavimento del bagno. Io intanto faccio la cucina. Dopo li vai a recuperare tu i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io soffoco, lo vuoi capire, SOFFOCO!"
"Adesso ti passa. Ma non pensi a quanto siamo felici noi? Io, te e i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io..."
"LiLLy, dai, avanti, lo sai cosa devi ripetere quando ti senti così, vero?"
"Sì"
"E avanti, dillo allora"
"Noi siamo una squadra"
"Avanti, più forte"
"NOI SIAMO UNA SQUADRA!!!!"
"Brava, è questo che voglio sentire. Ah, a proposito, domani dobbiamo prendere l'amuchina...sai, viene il giardiniere nuovo, prima di fargli tagliere la siepe, lo voglio igienizzare per benino."
"Hai trovato il giardieniere nuovo? Come si chiama"
"Pedro"
Io non ce la posso fare...
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martedì 18 febbraio 2014
Chi ci capisce qualcosa è bravo
Ciao belli! Eccomi, appena tornata dalla trasferta padovana. A proposito, il post che abbiamo scritto io e quella meravigliosa donna che è Adhara, lo trovate qui.
Ci sarebbero mille mila altre cose da raccontare, tra cui:
1) Il lavoro che non arriva. Ma tanto adesso che al governo abbiamo quel gran simpaticone di Renzi, io mi sento in una botte di ferro. O forse in un pigiama di cemento, non so.
A parte l'espressione del viso non particolarmente rassicurante -ma nemmeno particolarmente sagace se per questo- quel suo motto "Una riforma al mese" mi fa venire i brividi.
No perché se le sopracitate riforme dovessero servire per farci finire nella cacca, vorrei far presente, casomai non si fosse capito, che qui di merda ce ne abbiamo già fin sopra i capelli.
2) La voglia di cambiare qualcosa in questo paese di merda. Tipo che mentre quei minchioni che stanno al governo continuano a minchionare, forse bisognere fare davvero qualcosa.
Tipo regolamentare la disoccupazione che qui ormai è il far west. Perché non si può riuscire a lavorare per "botta di culo". Chi è a casa da più tempo dovrebbe avere priorità rispetto agli altri.
Tipo che bisognerebbe fare CONTROLLI. Perché qui la crisi sta diventando una cazzo di scusa per SFRUTTARE le persone, per farle lavorare in nero, con orari da lager e per sottopagarle.
E già che ci sono terrei sotto controllo agenzie interinali e centri dell'impiego, perché non ho mica capito come cazzo lavorano.
3) Nonostante le brutture che mi corcondano, mi sento fortunata. Perché il destino mi ha fatto conoscere persone meravigliose. Persone con la P maiuscola. Vere, belle, che più trascorri del tempo con loro e più ti resituiscono emozioni, significato e conforto.
Parlo di quelle tre grandi donne che sono Adhara, Carola e Sea che in questi ultimi mesi ho imparato a conoscere meglio.
Parlo di molte altre persone che ho conosciuto nella vita reale.( E sono anche sicura che qualche infiltrato da fuori che legge c'è)
Ragazzi, l'Italia c'è, è viva! Cazzo, se solo prendessimo davvero consapevolezza delle nostre capacità e della nostra reale forza , questo minchia di paese lo ribalteremmo come un calzino!
4) Nonostante le brutture che mi circondano, mi sento fortunata due volte. Perché posso fare foto.
Voi non avete la minima idea di quanto la fotografia ultimamente mi stia riempiendo di gioia.
E non me ne frega un cazzo di niente, mi piace e basta.
5) Ho scoperto Spotify. E i mie orizzonti musicali si stanno allargando, includendo panorami fino a poco tempo fa impensabili.
Certo, c'è ancora qualcosa da sistemare.
In primis, a differenza del liberale youtube, Spotify è dittatura allo stato puro.
Avete presente in Italia, no? Che ti svegli una mattina e ti trovi Monti in parlamento. E ti chiedi chi cazzo l'ha votato. Poi salta fuori Letta, forse dall'uovo di Pasqua. E alla fine, surprise! Renzi. E pensi che no, cazzarola, il primo di aprile è ancora lontano. Carnevale pure.
Insomma Spotify è uguale. Ti alzi una mattina e ti trovi tre le tue stazioni radio quella di Eminem.
"Io? Eminem? Ma chi minchia l'ha mai ascoltato?"
E, indovinate un po'? Per qualche misterioso motivo quella stazione radio non la posso cancellare. Sicché mi troverò sempre sotto gli occhi Eminem e la sua sgraditissima faccia da culo.
Secondo problema: i suggerimenti di ascolto.
Ascolti De André e lui ti propone gli Articolo 31.
Con i Baustelle ti suggerisce Cesare Cremonini.
Spotify, ma che cazzo ti fumi?
Terzo problema: la stazione radio dei Beatles non contiene canzoni dei Beatles. Solo cover. E altra roba inclassificabile.
Persino una mente geniale come quella di Brunetta potrebbe partorire qualcosa di più sensato, cazzarola.
6) A parte il non lavoro, le belle persone, la fotografia e Spotify, c'è molto altro.
C'è che la manopola dell'umore, quella che io non riesco mai a regolare, adesso è perennemente in up.
Troppi stimoli. Ho il cuore sotto centrifuga. Quintalate di pensieri ed emozioni da far asciugare al sole.
Dormo poco e male.
Insomma, sembro stra fatta di cocaina. O forse ho solo tirato su col naso troppa farina di ceci (quella che uso adesso per farmi un naturalissimo shampoo casalingo).
Ma che cazzo sto combinando?
7) E ci sarebbero anche progetti. Partoriti tra uno spritz e una birra.
Boh.
In questi ultimi mesi mi sono evoluta come un Pokemon.
Auguratemi solo di non fare cazzate.
Ci sarebbero mille mila altre cose da raccontare, tra cui:
1) Il lavoro che non arriva. Ma tanto adesso che al governo abbiamo quel gran simpaticone di Renzi, io mi sento in una botte di ferro. O forse in un pigiama di cemento, non so.
A parte l'espressione del viso non particolarmente rassicurante -ma nemmeno particolarmente sagace se per questo- quel suo motto "Una riforma al mese" mi fa venire i brividi.
No perché se le sopracitate riforme dovessero servire per farci finire nella cacca, vorrei far presente, casomai non si fosse capito, che qui di merda ce ne abbiamo già fin sopra i capelli.
2) La voglia di cambiare qualcosa in questo paese di merda. Tipo che mentre quei minchioni che stanno al governo continuano a minchionare, forse bisognere fare davvero qualcosa.
Tipo regolamentare la disoccupazione che qui ormai è il far west. Perché non si può riuscire a lavorare per "botta di culo". Chi è a casa da più tempo dovrebbe avere priorità rispetto agli altri.
Tipo che bisognerebbe fare CONTROLLI. Perché qui la crisi sta diventando una cazzo di scusa per SFRUTTARE le persone, per farle lavorare in nero, con orari da lager e per sottopagarle.
E già che ci sono terrei sotto controllo agenzie interinali e centri dell'impiego, perché non ho mica capito come cazzo lavorano.
3) Nonostante le brutture che mi corcondano, mi sento fortunata. Perché il destino mi ha fatto conoscere persone meravigliose. Persone con la P maiuscola. Vere, belle, che più trascorri del tempo con loro e più ti resituiscono emozioni, significato e conforto.
Parlo di quelle tre grandi donne che sono Adhara, Carola e Sea che in questi ultimi mesi ho imparato a conoscere meglio.
Parlo di molte altre persone che ho conosciuto nella vita reale.( E sono anche sicura che qualche infiltrato da fuori che legge c'è)
Ragazzi, l'Italia c'è, è viva! Cazzo, se solo prendessimo davvero consapevolezza delle nostre capacità e della nostra reale forza , questo minchia di paese lo ribalteremmo come un calzino!
4) Nonostante le brutture che mi circondano, mi sento fortunata due volte. Perché posso fare foto.
Voi non avete la minima idea di quanto la fotografia ultimamente mi stia riempiendo di gioia.
E non me ne frega un cazzo di niente, mi piace e basta.
5) Ho scoperto Spotify. E i mie orizzonti musicali si stanno allargando, includendo panorami fino a poco tempo fa impensabili.
Certo, c'è ancora qualcosa da sistemare.
In primis, a differenza del liberale youtube, Spotify è dittatura allo stato puro.
Avete presente in Italia, no? Che ti svegli una mattina e ti trovi Monti in parlamento. E ti chiedi chi cazzo l'ha votato. Poi salta fuori Letta, forse dall'uovo di Pasqua. E alla fine, surprise! Renzi. E pensi che no, cazzarola, il primo di aprile è ancora lontano. Carnevale pure.
Insomma Spotify è uguale. Ti alzi una mattina e ti trovi tre le tue stazioni radio quella di Eminem.
"Io? Eminem? Ma chi minchia l'ha mai ascoltato?"
E, indovinate un po'? Per qualche misterioso motivo quella stazione radio non la posso cancellare. Sicché mi troverò sempre sotto gli occhi Eminem e la sua sgraditissima faccia da culo.
Secondo problema: i suggerimenti di ascolto.
Ascolti De André e lui ti propone gli Articolo 31.
Con i Baustelle ti suggerisce Cesare Cremonini.
Spotify, ma che cazzo ti fumi?
Terzo problema: la stazione radio dei Beatles non contiene canzoni dei Beatles. Solo cover. E altra roba inclassificabile.
Persino una mente geniale come quella di Brunetta potrebbe partorire qualcosa di più sensato, cazzarola.
6) A parte il non lavoro, le belle persone, la fotografia e Spotify, c'è molto altro.
C'è che la manopola dell'umore, quella che io non riesco mai a regolare, adesso è perennemente in up.
Troppi stimoli. Ho il cuore sotto centrifuga. Quintalate di pensieri ed emozioni da far asciugare al sole.
Dormo poco e male.
Insomma, sembro stra fatta di cocaina. O forse ho solo tirato su col naso troppa farina di ceci (quella che uso adesso per farmi un naturalissimo shampoo casalingo).
Ma che cazzo sto combinando?
7) E ci sarebbero anche progetti. Partoriti tra uno spritz e una birra.
Boh.
In questi ultimi mesi mi sono evoluta come un Pokemon.
Auguratemi solo di non fare cazzate.
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