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giovedì 7 gennaio 2016

Prima o poi tornerò a scrivere con una certa regolità

Dovrebbero inventare un nuovo Activia, quello che ti fa tornare ad avere una certa regolarità.
E non sto parlando di quella intestinale.
Sono stitica.
Sono bloccata a livello creativo. Raccolgo e assorbo ma non mi svuoto e non produco.
Insomma, 'sto cazzo di Activia qualcuno lo può brevettare?
Anche una sorta di Falqui-creativo ci potrebbe stare.
Lo prendi e vieni colto da una sorta di diarrea-esteticoscribacchina e devi rimanere a casa attaccato al pc scrivere, sistemare foto e dipingere.
E devo dire che mi piace molto questa cosa che mi assento per settimane (mesi forse?) e quando torno faccio 'sti bei discorsi di merda,
Ma a voi è mai successo di essere stitici creativamente? Che fate? C'avete magari qualche rimedio casalingo? Mangiare tanta verdura può servire a qualcosa?
Ma andiamo oltre.
E vediamo di iniziare FINALMENTE a produrre.
Cosa? Non lo so. Qualsiasi cosa va bene piuttosto che stare con le mani in mano.
Approfitto di questa felice "primavera dello spirito", confermata anche dal sole che mi fa "ciao ciao" dalla finestra, e, come Atreyu che stringe tra le mani l'ultimo granello di sabbia di Fantàsia e finalmente si reinventa tutto un mondo nuovo. anche io mi appresto a creare questo nuovo post.

Esplosione FalquiCreativa, tipo che tiro fuori tutto quello che c'ho dentro e come viene?
O controllata, così come la Marcuzzi e Shakira disciplinano il loro intestino a suon di bifidus actiregularis, producendo un pochino tutti i giorni e sempre alla stessa ora?

Io solitamente opto per le esplosioni controllate.

E caso mai gliene dovesse importare qualcosa a qualcuno vi mostro quello che ho prodotto ho prodotto nell'ultimo anno della mia esistenza, impiastricciandomi le mani e insozzando in giro. Rischiando perfino di essere linciata viva dal mio coinquilino quando si é trovato l'acrilico nella sua tazza preferita.
Ho iniziato a dipingere.
"Brava LiLLy, non sapevamo che fossi anche capace di disegnare"
E infatti sono totalmente incapace di disegnare.
Roba che la mia maestra delle elementari, quando vedeva i miei disegni impallidiva.
Roba che quando una mia amica, appassionata di psicologia, si mise ad analizzare un mio disegno, così per gioco, mi consigliò di andare da uno psicologo. Un psicologo vero.
"Non hai il senso delle proporzioni! Hai disegnato una casa con una porta minuscola e una bambina alta quanto il tetto, ma ti rendi conto? E se la bambina volesse passare per la porta?"
Io pensai immediatamente ad "Alice nel paese delle meraviglie" al motto "Nulla è impossibile" (o impassabile)
Poi relizzai che Lewis Carrol effettivamente forse tanto a posto di testa non era.
"E la testa della bambina ... è enorme! Credi che un corpo così piccolo possa reggere un peso così massiccio? Certo che tu c'hai proprio una percezione molto distorta della realtà..."

E così smisi di disegnare.
Almeno finchè non ho scoperto la pittura astratta.
L'astrattismo è una figata. Non ci sono bambine e porte.
Nè proporzioni.
Regole zero.
E così ho iniziato a buttare fuori qualcosa.
Caso mai i miei dipinti dovessero farvi cagare (e ridaje con 'ste immagini bon ton), vi prego, non ditemelo. Perché sono una donna molto suscettibile e potrei rimanerci male.
Questa è la prima mia tela che vi mostro.
In seguito pubblicherò anche le altre. Così vi lascio con un po' di suspence.
L'ho intitolata,  "Paesggio interiore 8".
O almeno credo.
Che a me 'sta cosa dei titoli mi manda fuori di testa.
Come cazzo faccio ad intitolare una roba del genere?





In mezzo c'ho pure trovato un capello. Voi non lo vedete ma vi assicuro che c'è. Mi si propspetta un interessante destino da body artist, ne sono sicura.

lunedì 29 giugno 2015

Ah, l'amore

Carissimi lettori, era già da un po' di tempo che volevo scrivere questo post perché ci tenevo veramente tanto a voler condividere la mia esperienza con voi.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.

La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.

1)  Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che  ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?

2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a  non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè  rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:

-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"

Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.

3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.

Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.





martedì 22 aprile 2014

Di frecce e regionali

Il freccia rossa é una cazzo di figata di treno. E che non mi si dica che sono volgare per favore, dentro ad un mezzo del genere lo sarebbe chiunque, perfino la suorina appena vista scendere che si portava dietro un trolley più grande di lei. Son convinta che appena entrata avrà pensato: "E sticazz!!"

Il freccia rossa ha tutto quello che serve per rendere confortevole un viaggio: spazio in abbondanza, una presa della corrente che quando c'hai lo smartphone che si scarica alla velocità della luce é un po' come una manna dal cielo. Inoltre su un treno del genere hai poi il grande, enorme, inestimabile privilegio di sapere a quanto vai. E quando t'accorgi che sei quasi sui trecento all'ora e ancora non li senti, un altro bel "E sticazzi!" ci sta come il cicchetto di grappa dopo la trippa.
Il freccia rossa c'ha anche il uai fai. Pensate, il uai fai. Che non ho ancora capito come cazzo funziona, se é aggratis o no. Comunque sono quasi sicura che ce l'abbia.
Poi vi devo svelare una chicca. Ma proprio una di quelle chicche che più chicche non si può. Avete mai assistito alla partenza di un mezzo di tale portata? No? Beh sappiate che quando il freccia sfreccia verso l'infinito e oltre, lo sfregamento delle ruote contro le rotaie emette un suono, un fischio che si compone di due note distinte. La prima più bassa, la seconda più alta. Ebbene quelle sono esattamente le prime due note emesse dall'armonica nella canzone "Ho imparato a sognare" dei Negrita.  O almeno credo, insomma io di musica non ci capisco una sega e ho anche una percezione abbastanza alterata della realtà.

"Minchia che storia!" Direte voi. 

E avete ragione: il freccia rossa ci fa sognare. Anzi, oserei dire che io il freccia rosso me lo sogno proprio, visto che costa un occhio della testa.
Infatti non é il treno che ho preso io. Io l'ho visto arrivare e ripartire con quel fischio magico che sa' di libertà e sere d'estate, di musica e birre. Lui, il freccia rossa, che chissà dove sarebbe approdato alla fine della sua corsa...

Oddio, sul tabellone luminoso c'era scritto che finiva a Napoli, ma per come lo vedevo io poteva anche fare come il Galaxy  Express 999 e spiccare il volo verso chissà quale galassia.

Poco dopo é arrivato il mio regionale, che  in confronto, arrancava come un vecchietto. 
É arrivato, tutto sgangherato, pieno di gente ammassata. E son salita. 
Niente Negrita di partenza, una buona camminata di mezz'ora per trovare un posto a sedere e adesso son qua. 
Ancora un'altra volta in viaggio.
Vivo ormai con le valigie in mano e d'altra parte era proprio quello che volevo: non stare mai ferma in un posto solo. 

Mi spiace se sono sparita, ma ho troppe cose da elaborare. Sto ricominciando per l'ennesima volta da zero in una città nuova,  con un lavoro nuovo. A volte la paura mi fotte proprio. A volte no. Non ho ben capito quali saranno i prossimi treni che prenderò. Se regionali o frecce. Se finiranno a Napoli, a Milano o se schizzeranno in aria alla volta di Marte. Io voglio solo essere felice, fare foto e tornare a scrivere. 
Mq cone cazzo si fa a smettere di avere paura del futuro?

P.s.: avvertenza, questo post l'ho scritto con lo smartphone, quello che una volta m'ha corretto "tutto" con "rutto", tanto per intenderci. Se doveste trovare errori, abbiate pietà di me.

P.p.s: ringrazio la persona di cui non cito il nome per motivi di privacy per la preziosa consulenza. Onore  e gloria a te che sei stato citato nel mio blog. Come ricompensa va bene? :)

martedì 18 febbraio 2014

Chi ci capisce qualcosa è bravo

Ciao belli! Eccomi, appena tornata dalla trasferta padovana. A proposito, il post che abbiamo scritto io e quella meravigliosa donna che è Adhara, lo trovate qui.

Ci sarebbero mille mila altre cose da raccontare, tra cui:

1) Il lavoro che non arriva. Ma tanto adesso che al governo abbiamo quel gran simpaticone di Renzi, io mi sento in una botte di ferro. O forse in un pigiama di cemento, non so.
A parte l'espressione del viso non particolarmente rassicurante -ma nemmeno particolarmente sagace se per questo-  quel  suo motto "Una riforma al mese" mi fa venire i brividi.
No perché se le sopracitate riforme dovessero servire per farci finire nella cacca, vorrei far presente, casomai non si fosse capito, che qui di merda ce ne abbiamo già fin sopra i capelli.

2) La voglia di cambiare qualcosa in questo paese di merda. Tipo che mentre quei minchioni che stanno al governo continuano a minchionare, forse bisognere fare davvero qualcosa.
Tipo regolamentare la disoccupazione che qui ormai è il far west. Perché non si può riuscire a lavorare per "botta di culo". Chi è a casa da più tempo dovrebbe avere priorità rispetto agli altri.
Tipo che bisognerebbe fare CONTROLLI. Perché qui la crisi sta diventando una cazzo di scusa per SFRUTTARE le persone, per farle lavorare in nero, con orari da lager e per sottopagarle.
E già che ci sono terrei sotto controllo agenzie interinali e centri dell'impiego, perché non ho mica capito come cazzo lavorano.

3) Nonostante le brutture che mi corcondano, mi sento fortunata. Perché il destino mi ha fatto conoscere persone meravigliose. Persone con la P maiuscola. Vere, belle, che più trascorri del tempo con loro e più ti resituiscono emozioni, significato e conforto.
Parlo di quelle tre grandi donne che sono Adhara, Carola e Sea che in questi ultimi mesi ho imparato a conoscere meglio.
Parlo di molte altre persone che ho conosciuto nella vita reale.( E sono anche sicura che qualche infiltrato da fuori che legge c'è)
Ragazzi, l'Italia c'è, è viva! Cazzo, se solo prendessimo davvero consapevolezza delle nostre capacità e della nostra reale forza , questo minchia di paese lo ribalteremmo come un calzino!

4) Nonostante le brutture che mi circondano, mi sento fortunata due volte. Perché posso fare foto.
Voi non avete la minima idea di quanto la fotografia ultimamente mi stia riempiendo di gioia.
E non me ne frega un cazzo di niente, mi piace e basta.

5) Ho scoperto Spotify. E i mie orizzonti musicali si stanno allargando, includendo panorami fino a poco tempo fa impensabili.
Certo, c'è ancora qualcosa da sistemare.
In primis, a differenza del liberale youtube, Spotify è dittatura allo stato puro.
Avete presente in Italia, no? Che ti svegli una mattina e ti trovi Monti in parlamento. E ti chiedi chi cazzo l'ha votato. Poi salta fuori Letta, forse dall'uovo di Pasqua. E alla fine, surprise! Renzi. E pensi che no, cazzarola, il primo di aprile è ancora lontano. Carnevale pure.
Insomma Spotify è uguale. Ti alzi una mattina e ti trovi tre le tue stazioni radio quella di Eminem.
"Io? Eminem? Ma chi minchia l'ha mai ascoltato?"
E, indovinate un po'? Per qualche misterioso motivo quella stazione radio non la posso cancellare. Sicché mi troverò sempre sotto gli occhi Eminem e la sua  sgraditissima faccia da culo.
Secondo problema: i suggerimenti di ascolto.
Ascolti De André e lui ti propone gli Articolo 31.
Con i Baustelle ti suggerisce Cesare Cremonini.
Spotify, ma che cazzo ti fumi?
Terzo problema: la stazione radio dei Beatles non contiene canzoni dei Beatles. Solo cover. E altra roba inclassificabile.
Persino una mente geniale come quella di Brunetta potrebbe partorire qualcosa di più sensato, cazzarola.

6) A parte il non lavoro, le belle persone, la fotografia e Spotify, c'è molto altro.
C'è che la manopola dell'umore, quella che io non riesco mai a regolare, adesso è perennemente in up.
Troppi stimoli. Ho il cuore sotto centrifuga. Quintalate di pensieri ed emozioni da far asciugare al sole.
Dormo poco e male.
Insomma, sembro stra fatta di cocaina. O forse ho solo tirato su col naso troppa farina di ceci (quella che uso adesso per farmi un naturalissimo shampoo casalingo).
Ma che cazzo sto combinando?

7) E ci sarebbero anche progetti. Partoriti tra uno spritz e una birra.
Boh.
In questi ultimi mesi mi sono evoluta come un Pokemon.
Auguratemi solo di non fare cazzate.

giovedì 16 gennaio 2014

Yes, I can

Con quel grigiume che spesso mi assale credo che dovrò farci i conti per tutta la vita.
No, non se ne andrà mai.
Potrò forse dargli un senso, magari scriverci su qualcosa.
-Cinquanta sfumature di grigio by LiLLy-. Che ne dite?

"LiLLy Non vorrai mica propopinarci il tuo personalissimo elogio al grigiume? Perché guarda che già c'è crisi, le tasse aumentano e tu ci stai facendo ancora due maroni così..."

Ma no ragazzi, state pure tranquilli.
Non voglio tediarvi con le mie cinquanta sfumature di grigio.
Anche perché temo siano molte di più e io non voglio intasare la rete.
No, sono qui per raccontarvi di questa strana fase di transizione che sto attraversando in questa mia anomala vita.

"Ecco, lo sapevamo. Ma come te lo dobbiamo dire? LiLLy. I maroni. Hai presente le mongolfiere? Ecco quindi per favore..."

Ma che cazzo, ma mi volete lasciar scrivere?
Oggi sono qui per lanciare in questo mare virtuale, la bottiglietta contenente il mio personalissimo messaggio di speranza, gioia e fratellanza

"Oh LiLLy, finalmente! Che bello sentirti così gioiosa e propositiva! (In realtà sembri tutto tranne che gioiosa e propositiva, comunque noi crediamo in te. Avanti srotola il foglietto e leggi il tuo messaggio)"

Ok, ok, leggo subito.

Una sera di tanto tempo fa, mentre chiacchieravo amabilmente con una mia amica e con il tipo che tanto mi piaceva allora, mi saltò l'otturazione  di un molare destro. Arcata superiore.
Mi rifiutai categoricamente di andare dal dentista e, mesi dopo, durante una terribile, afosa e caldissima notte d'agosto, la carie si trasformò in pulpite. Avete presente quando si infiamma la polpa del dente e vi vengono dei dolori atrocissimi? Ecco.

"LiLLy, perdonaci, ma che cazzo di messaggio gioioso e speranzoso è mai questo?
(Ma davvero ti è saltata un'otturazione davanti al tipo che ti piaceva? E tu cos'hai fatto? Racconta, racconta!)

E che dovevo fare? L'istinto sarebbe stato quello di sputazzare l'otturazione sul palmo della mano per fare una prima constatazione dei danni.
Per fortuna mi sono contenuta. Ho evitato di fare smorfie strane e sono scappata in bagno con molta nonchalance.
Comunque.
Torniamo a quella terribile notte d'agosto.
La mattina decisi di prendere appuntamento dal dentista. Che ovviamente era in ferie.
Insieme a tutti gli altri dentisti della Lombardia. Forse c'era un convegno importante a Milano Marittima, chissà.

Io intanto soffrivo come una bestia e non sapevo dove sbattere la testa.
Ma di motivi per non farlo ce ne sarebbero stati milioni.
Che sì facendo avrei potuto far saltare altre otturazioni.
E certo un gran numero di preziosi, dei miei già pochi, neuroni.

E sticazzi. Mi sento un incrocio tra Dante Alighieri e Fabri Fibra.
Ad ogni modo.
Qualcuno mi consigliò di andare allo stomatologico di Milano, ma all'epoca ero molto più coglionazza di adesso e la parola stomatologico mi faceva venire il voltastomaco. E non ci andai.

Passai altri due giorni e altre due notti d'inferno. Mi drogai letteralmente di antidolorifici e, nonostante questo, il dolore non si placò affatto.
Finché, la mattina del quarto giorno, un piccolo centro dentistico nei pressi di Como tirò su la serranda.
Mi ci precipitai di corsa.
Subito dopo l'anestesia, il dolore scomparì all'istante e in quel momento capii che "Nirvana" non era solo il nome di un gruppo che mi piaceva un sacco, ma era anche uno stato dell'essere.

Una volta concluso il lavoro dal dentista andai a casa e lì volevo fare solo una cosa: dormire.
Il fatto è che prima dell'anestesia ero solo una povera creatura dolorante.
Dopo l'anestesia ero ancora una povera creatura che, seppur non dolorante, aveva dormite forse dieci minuti nelle precedenti sessanta ore.
E che, ricordiamo, aveva appena raggiunto il Nirvana.

Mi buttai tra le coperte che sembravo strafatta di Lsd.
Avevo sofferto così tanto prima dell'anestesia che l'assenza di dolore mi mandava in estasi.
Volevo dormire e non riuscivo a dormire perché ero troppo contenta. Contenta per l'assenza di dolore, perché fuori c'era il sole, perché le mie lenzuola erano liscissime e profumavano di ammorbidente.
Rischiai il tracollo psichico. Mia mamma allora mi disse che avevo proprio gli occhi spiritati, ma vi rendete conto?

"Bene LiLLy, molto interessate. Noi ti abbiamo ascoltato, tu però ci fai un favore? Il messaggio di speranza...non è che potresti tenertelo per te?"

E no eh. Adesso mi fate finire, va bene?
Il mio messaggio di speranza è questo: "Se mai vi dovesse saltare un'otturazione, andate subito dal dentista"

"LiLLy, questo messaggio di speranza fa cagare!"

Ok, va bene.
Erase and rewind.
Il mio messaggio di speranza è questo: "Adesso mi sento proprio come in quel pomeriggio d'agosto. Sono felice perché ho trovato una cura per il dolore ma ahimè, la pace è ancora molto, molto lontana. Ci vorrà molto tempo prima che io riesca a raccogliere qualche frutto. Eppure stavolta ci credo. Ci credo DAVVERO. Stavolta sono fiera di dirmelo, IO CE LA POSSO FARE!"

Spero solo di non avere gli occhi troppo spiritati




giovedì 2 gennaio 2014

Arrivata a questo punto posso solo sperare di trovare dio

(Titolo inutilmente pomposo e pretenzioso. Non mi veniva in mente altro però)

La ragazza che ho visto poco prima mi rivolge all'improvviso la parola: "Scusa!"
Mi coglie alla sprovvista e all'inizio non capisco se si stia rivolgendo proprio a me. 

E a chi cazzo avrebbe potuto rivolgersi?
Accanto a lei ci sono solo io.
Il mio amico cammina distante da me, immerso anche lui nei suoi pensieri.

Mi giro e la guardo.
"Dimmi pure"
La ragazza ha i capelli rasati da una parte e lunghi dall'altra.
Un occhio leggermente più chiuso dell'altro.
Ed è sporca.
Sporca in viso, sulle mani, sul vestitino di lana rasa e sul giubbotto chiaro troppo leggero.
Mi ricorda uno spazzacamino.
"Non è che mi faresti accendere?"
Mi sorprendo a vedere che dalla labbra le penzola una cicca di sigaretta (o di canna?), talmente consumata che mi chiedo cosa ci possa tirar fuori da fumare ancora.
D'istinto mi viene da accenderglielo io, il moccino.
Ma è talmente corto che che ho paura di bruciarle il viso sicché le passo l'accendino.
E rimango così incantata a guardarla che mi dimentico di augurarle buon anno intanto che mi restituisce l'acccendino, mi saluta e se ne va.
Un quarto d'ora dopo infilo la mano in tasca e trovo il mio pacchetto di sigarette.
"Avrei anche potuto offrirgliene una, quanto sono cretina" .

È il primo di gennaio.
È mezzogiorno.
Io e il mio amico siamo appena usciti dall'albergo per raggiungere il centro.
Una volta in strada ci siamo accorti che non passavano gli autobus della nostra linea e così abbiamo deciso di spararci quei sette chilometri a piedi.
Io, il mio amico e le rotelle del mio trolley che facevano un baccano d'inferno mentre scorrevano sull'asfalto.
Ci godevamo una Bologna inondata di sole, mentre cambiava vestito da un chilometro all'altro.
I palazzoni di periferia anni '70, così grigi e così tristi.
Quartieri anonimi, dove gli unici sprazzi di colore erano dati dai -sempre troppo pochi- muri colorati con la vernice spray.
Strade intere senza un negozio, senza un centro, senza un punto di ritrovo.
Qualche area gioco. Sempre se di area gioco si piuò parlare: uno scivolo, un altalena buttata in mezzo a qualche prato sparuto.
Passiamo di fronte ad una scuola.
In giardino ci sono dei muri.
Sì, non sto scherzando. Un uno spazio dedicato al gioco dei bambini ci sono dei muri.
Anche se qualcuno li ha colorati disegnandoci sopra delle faccine sorridenti, cazzarola so' sempre muri.

Non ho la reflex, vorrei fare qualche foto con il telefono.
Ad un certo punto lo tiro pure fuori quando passo di fronte all'ennesimo palazzone situato accanto ad una cimeniera che butta fuori fumo anche durante quel primo giorno dell'anno nuovo.
Poi decido che non ho voglia ho voglia di fare foto e lo metto via.

Finiti i palazzoni, arrivano le palazzine.
E la città si trasforma in paese.
Palazzine piccole con annesso il giardino, l'orto, qualche gallina che razzola in cortile.
E parchi bagnati dalla luce della una.
"Guarda queste bacche! E guarda questi frutti!Avevi mai visto della roba del genere?"
Cazzo siamo a Bologna. Eppure queste piccole scoperte vegetali mi colpiscono manco stessi osservando qualche strana pianta in Madagascar.
Le bacche sono dei piccoli corni rossi che ricordano dei minuscoli peperoncini. I frutti sono palle grosse quanto mele, composte da tante piccole palline verdi.
"Lisa, mai, mai visto niente di simile.
E rimaniamo lì perlessi a guardare ancora per quache minuto.
Poi riprendiamo il nosro cammino.

Nell'aria si sente profumo di fritto, di pasta al forno. E di trippa.
Da una macchina scende una ragazza con un vassoio avvolto nella carta alimentare.
Chissà, forse sono tartine. O forse è pasta fresca. Magari preparata da lei stessa. O comprata nel pastificio di fiducia.
Magari. Io posso solo immaginare.
Sicuramente la aspetta un abbondante pranzo da amici o parenti.

Il primo dell'anno è un giorno sonnolento, raccolto, di festeggiamente stanchi e di sommessa rilassatezza. Di divani e chiacchiere.
Di affetti autentici.
Ma solo quando gli affetti sono davvero autentici e riescono a sopravvivere nonostante la noia e le abitudini. E la voglia di buttare addosso agli altri lo shifo e il grigiume che si ha dentro.

Io invece in questo primo giorno dell'anno sono in giro per Bologna, con la Torre Degli Asinelli che si staglia sullo sfondo, lì dopo il ponte, a ricordarmi che il centro si sta avvicinando.
Ripenso ai primi dell'anno degli ultimi anni e a quanto mi andasse stretta la vita di prima.
A quanto mi riempie di gioia questa passeggiata tra sole e miserie. Orti e profumi.

Ecco i portici.
Ecco il centro con tutti quei mattoncini rossi.
Il centro in cui ho vagato tutta la notte prima, da un bar all'altro, facendo il pieno di prosecchi e risate.
Ecco Piazza Maggiore, lì, la sera prima ero rimasta incantata ad ascoltare il suono di un carrilon mentre sulle facciate dei palazzi signorili venivano proiettate strane immagini di palline colorate che si muovevano. Pareva Candid Crash Saga.
Che cosa c'azzeccasse non l'ho mica capito.
Ma era davvero importante capire?
O forse era molto meglio perdersi in quel momento, nel suono di quel carrilon, nelle immagini di quelle palline colorate che mi rocordavano un fottutissimo gioco per pc?

Arriviamo in stazione, mangiamo qualcosa al volo e si torna a casa.
Mi aspetta un viaggio in treno che sarà una lotta continua tra il sonno che cerca di avere la meglio sul mio cervello e la mia voglia di leggere il terzo capitolo di "Mangia prega ama".

Saluto il mio amico.
Saluto Bologna con la speranza di rivederla presto.
E saluto questo 2014.

"...e speriamo che questo 2014 sia meglio dell'anno passato..."

"...Lisa mi piace concludere l'anno che stasera saluteremo con il pensiero alle cose che belle che senz'altro ti/ci sono successe...Si pretende sempre tanto dalla nostra vita, ma spesso ci dimentichiamo delle piccole meravigliose cose che ad esempio la tua macchina fotografica ha saputo cogliere con tanta poesia"

Buon 2014 a tutti i i carissimi affetti che questo 2013 mi ha regalato.
Buon anno a tutti voi.

giovedì 28 novembre 2013

Seminare

Sto seminando.
Avete presente quando andate al mercato?
Vi alzate al mattino e come nella pubblicità della Mulino Bianco siete tutti belli pimpanti e felici di vivere. I capelli ben pettinati, trucco impeccabile.
La Rosita in salotto che starnazza.
Ma fare colazione con a fianco una gallina non è antigienico? Boh.
Insomma, vi alzate contenti, dite buongiorno alla vita, vi mangiate i vostri biscotti ipocalorici cotti al vapore, e siccome non c'avete un cazzo da fare, prendete la bicicletta e andate al mercato. Quei bei mercati di paese, tutti belli colorati, pieni di fiori e profumi, dove puntualmente, un tizio con la panza e i baffoni vi invita a comprare il calamaro gigante che tiene in mano.
Poi ad un certo punto, vi fermate ad una bancarella e vedete tutte quelle belle file di piantine, rigogliose di verde, ricolme di fiori appena sbocciati...

"Ah LiLLy! E siamo a dicembre, fuori nevica, 'ndo cazzo li vedi 'sti fiori?"

Blasfemi voi. Non bisogna mai smettere di credere nella primavera. Io, che sono metereopatica, se non continuo a coltivare il mio "giardino segreto" (che non è quella cosa che pensate voi, depravati che non siete altro) rischierei il tracollo psichico.

Insomma, arrivate alla bancarelle, vedete le piantine e pensate che sarebbe davvero tanto bello averle, che ne so, sul vostro davanzale, in veranda o nel giardino.
E non è che state a chiedervi perché o come mai, sapete che vi rallegreranno l'occhio e il cuore.
Sorge però un problema. Siete arrivati in bicicletta. Volete fari i gradassi e di piantine ne volete prendere almeno cinque o sei. Una delle quali ha la circonferenza di un baobab. Come cazzo ci arrivate a casa?
E così optate per acquistare dei semini. che vi stanno comodamente in tasca.
Avrete tutto il tempo per tenerli con voi, abituarvi alla loro presenza. Avrete il tempo di immaginare come saranno le vostre piantine e dove sarà il luogo migliore per coltivarle.
Perché no, a voi non interessa, come nella pubblicità della Mediaset che "I frutti arrivano prima".
Una gemma appena sbocciata non potrà mai e poi mai sorreggere il peso di un fiore. Figuriamoci di un frutto.
No, voi volete prendervi del tempo e fare le cose per benino.

Poi arrivate a casa, sistemate il vostro preziosissimi sacchettino con i vostri semini sul tavolo. Correte in bagno a fare la pipì, che al mercato non si sa mai dove andare a pisciare. E mentre siete seduti sulla tazza, la Rosita con uno zompo spettacolare finisce sul tavolo e si fa un salutare spuntino a base di semi di garofano, girasole e baobab.
Vi arrabbierete enormemente con la Rosita prima, e la minaccerete addirittura di farci il brodo.
Poi con voi stessi per non essere stati abbastanza attenti.

Deve finire così per forza?
No. Non è mica detto.
Ne ho presi tanti di semini. E c'è sempre stata la Rosita di turno che faceva banchetto. La folata di vento che si portava via tutto. Così ho iniziato a nasconderli e li nascondevo così bene che poi non mi ricordavo più dove li mettevo.
Maledetta memoria. La prossima volta che andrò al mercato mi prenderò pure il calamaro gigante perché sono smemorata e devo fare il pieno di omega tre.

Adesso, nonostante la memoria che non c'è, nonostante le intemperie e gli imprevisti , qualcosa sono riuscita a seminare.
Spero di avere la costanza di prendermi cura tutti i giorni del mio orticello.