Cara LiLLy del passato, ti scrivo.
Così mi distraggo un po'.
E siccome sei molto lontana, più forte ti scriverò.
Da quando sei partita, c'è una grossa novità.
quel triste passato è finito oramai e qua per certi versi va.
E va alla grandissima.
Ti aspettavi il contrario, vero? Vecchia pessimista che non sei altro, mannaggia a te!
Sai che ti penso? Penso a te quando, nel 2009, asciugandoti le lacrime, iniziavano a girati in testa quelle solite quattro domande:
"Le coppie felici esistono?"
"Perché amare significa anche soffrire?"
"Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
"Perché per amare bisogna per forza scendere a compromessi?"
A 25 anni per certi versi eri già arrivata. Avevi una casa. Avevi un contratto a tempo indeterminato.
Se ti fosse capitato di rimanere incinta probabilmente non ti sarebbe mancato nulla per fare crescerei il tuo bambino in un ambiente sano e confortevole.
Quel bambino, o quella bambina, non è mai arrivato/a. E tu lo sai benissimo perché, vero?
Ma dammi la possibilità di donarti un minimo di senso in mezzo a quella palude di punti interrogativi e lacrime che ti sta inghiottendo
LiLLy mia, gioia bella, ho qualche anno in più di te e un po' più di esperienza sul groppone.
Vuoi sapere se esistono le coppie felici?
Ebbene, tieniti forte perché questa proprio non te l'aspetti di sicuro.
Sì, esistono. Non sono fantascienza e non sono nemmeno una specie in via d'estinzione.
Succede, che due persone vadano così tanto d'accordo da ringraziare il cielo per ogni singolo attimo passato insieme.
Non è magìa, non è botta di culo.
Bisogna lavorare su se stessi. Provare a far luce sulle zone d'ombra, sedare le paure insensate, capire che cosa si vuole. E soprattutto non riporre nell'altro le sorti della propria felicità.
Cara LiLLy, gli altri hanno dei limiti sai? Forse è proprio questo che ti sfugge.
Amare qualcun altro, come ho già detto e ripetuto, è il felice coronamento di un atto d'amore che nasce prima di tutto verso se stessi, capisci?
Seconda domanda: "Amare significa soffrire"?
Tesoro, no.
Riflettici un attimo, se continui a scofanarti di bignè e ad un certo punto scopri che sei celiaca, che fai? Continui a magnare imperterrita bignè o inizi a cercare qualche prodotto gluten free?
Dicesi "Capacità di adattamento" cara LiLLy.
Chi cazzo te l'ha detto che devi soffrire? Il dottore?
Certo, stare a stretto contatto con una persone può significare, a volte, avere qualche timore per il futuro. Altre volte non ci si capisce o magari si è stanchi.
Succede,
Come succede anche che ti prendi un pochino di tempo per capire cosa sta succedendo, per pensare a quanto sia meravigliosamente perfetta e imperfetta la persona che ti sta accanto, per parlarle serenamente di come ti senti.
E lì ti accorgi che ti senti infinitamente grata nei confronti del Grande Capo, perché cazzarola, tu sei viva, lui e vivo e finché avrete la fortuna di essere due persona sane e in salute allora non si può che godere del presente.
Capisci? Quando manca la gratitudine, mi dici che cazzo di senso ha? Perché? A che pro?
Domanda numero tre: "Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
LiLLy mia, io ti conosco bene, sai? So che sei una persona curiosa e che ha sempre avuto tanta voglia di crescere e di imparare.
Quante volte ti sei messa in discussione?
Troppe.
Ecco, forse la risposta alla tua domanda è che il problema non sei tu.
Forse il problema è che ti stai accanto
.
LiLLy, pensaci bene: stai lottando ogni singolo giorno con un solo obiettivo in testa: essere almeno un pochino felice. Ci hai provato. E hai provato a coinvolgere anche la tua dolce metà.
Gioia mia. Non è colpa tua. Ci sono persone che non sanno essere felici e che per questo avvelenano anche la felicità altrui.
Come ti dicevo prima, gli altri hanno dei limiti. Tu pure e per quanto il tuo ego sia decisamente smisurato, non sei dio, quindi non puoi farci nulla. Cosa ti rimane a questo punto? Facile. Il tuo sacro desiderio di stare bene.
Ma veniamo al dunque dei dunque: i compromessi.
No perché io lo so che per certi versi il tuo sviluppo etico e morale s'è incagliato contro qualche iceberg di natura ancora non ben definita, ancora ai tempi delle elementari. O forse anche prima.
Ti conosco mascherina, e so che stai lì ad ipotizzare baratti del tipo:
"Se rinuncio un po' a me stessa, lui mi darà in cambio un minimo di sicurezza"
"Se gliela do un po' più spesso, magari mi porta fuori a cena"
"Se sto zitta posso avere in cambio un po' di pace"
Ma insomma ragazza mia, che modo di ragionare è mai questo?
Mai, Mai, MAI rinunciare a se stessi.
E non mi dire che lo fai per amore, no, questa è una cazzata colossale.
Hai presente la solita frasettina stra abusata, Bacio Perugina Style che recita: "Chi ti ama, ti ama esattamente per quello che sei"?
Fidati, è vera.
Si può avere la grande, immensa fortuna di avere accanto un uomo che è felice nel vederti realizzata e contenta.
Che non è invidioso se un giorno riesci a sentirti alleggerita dai mille problemi solo perché fuori c'è un tramonto spettacolare e tu hai il cuore colmo di gioia.
Che quando ti viene voglia di andartene a spasso per l'Italia, lui ti dice: "Vai e divertiti" (che non suona come un vaffanculo eh, attenzione)
Che il tempo speso insieme lo si trascorre facendo ciò che dà gioia e fa stare bene entrambi.
LiLLy mai sentito la parola "Condividere"?
Poi oh, non t'aspettare situazioni idealistiche e iper-perfette.
Qualche compromesso ci sta,
L'importante è chiedersi sempre se ne vale la pena.
E rispondersi sempre sinceramente.
Chiudo con la sensazione di aver detto un sacco di banalità.
Eppure non sono proprio le cose ovvie che spesso perdiamo di vista?
Forza e coraggio cara LiLLy del passato, ti direi di asciugarti le lacrime e andare a farti una passeggiata che ci sono tante cose belle da fare e vedere anche in momenti difficili come quelli che stai vivendo tu. Ma so che non lo faresti. Ti lascio al tuo tempo.
Un abbraccio.
LiLLy dal futuro
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martedì 12 gennaio 2016
lunedì 29 giugno 2015
Ah, l'amore
Carissimi lettori, era già da un po' di tempo che volevo scrivere questo post perché ci tenevo veramente tanto a voler condividere la mia esperienza con voi.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.
La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.
1) Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?
2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:
-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"
Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.
3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.
Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.
La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.
1) Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?
2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:
-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"
Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.
3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.
Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.
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sabato 27 giugno 2015
Mi presenti i tuoi?
A volte capita.
La persona con cui stai insieme non ti presenta alla sua famiglia.
Lui (dico lui perché di media mi pare siano soprattutto gli uomini che preferiscono evitare di coinvolgere la famiglia all'interno delle proprie vicende amorose) magari ha già conosciuto i tuoi genitori/fratelli/zii/cugini/vicini di casa.
Magari ha già il posto assegnato sulla tavolata di Natale e una foto che troneggia sulla parete est del salotto, tra quella di nonno Pino e quella della prozia che partecipò alla resistenza nel '43.
Tu a malapena sai dove abita e che ha, o meglio, ti pare che abbia, un padre e una madre. E una casa.
Ovvio, ogni persona è libera di decidere in merito ad una questione così importante senza ricevere alcun tipo di pressione da parte del proprio partner.
Anche perché i motivi che possono spingere una persona ad evitare di coinvolgere la famiglia possono essere tanti e variegati. Ma soprattutto plausibili e ragionevoli.
Io personalmente avrei preferito chiamare il parentado in causa il più tardi possibile.
Purtroppo però ho dovuto accellerare un pochino i tempi, perché vivo lontana da casa e miei genitori avevano davvero bisogno di sapermi accanto ad una persona affidabile
Senza contare che quella povera bestia di mio padre stava iniziando a darmi per spacciata.
"LiLLy, hai trovato l'uomo?"
"No papà, non ancora?"
"Ma come è possibile? Hai trent'anni, io alla tua età avevo già una famiglia, dei figli, un lavoro sicuro e quindici anni di contributi versati. Non vorrai mica rimanere zittela, eh?"
"Ma se il primo figlio l'hai avuto a trentuno!"
"Trenta, trentuno, cosa cambia? Ma esci? Quando esci come ti vesti? Mettiti qualcosa di scollato ogni tanto per favore, che a Ravenna andavi in giro vestita come una badante cinquantenne dell'est"
Mio padre e i suoi consigli glamour.
Io al momento sono tranquilla, ho accanto un uomo che amo moltissimo e se non mi vuole far conoscere la sua famiglia, ancora meglio. Così possiamo farci beatamente i cazzi nostri senza dover rendere conto a nessuno.
Certo però che sto brancolando nel buio e di conseguenza mi vengono dei dubbi colossali.
Quando abitavo al paesello, in Lombardia e mi ero trovata il mio primo moroso, mi era bastato fare un salto dalla mia panettiera di fiducia per scoprire indirizzo e numero di telefono della sua abitazione. Due ore dopo avevo già in mano la cartella con una fotocopia dello stato di famiglia, uno schema dell'albero genealogico minuziosamente ricostruito fino al 1403, dati catastali e rogito della casa di proprietà, contratti di lavoro di tutti i membri e un attestato in cui veniva dichiarata l'onestà della famiglia in questione,. Firmato dalla panettiera ovviamente.
In questi giorni sto provando a darmi delle ragionevoli e plausibili spiegazioni in merito alla delicatissima questione, del tipo:
La persona con cui stai insieme non ti presenta alla sua famiglia.
Lui (dico lui perché di media mi pare siano soprattutto gli uomini che preferiscono evitare di coinvolgere la famiglia all'interno delle proprie vicende amorose) magari ha già conosciuto i tuoi genitori/fratelli/zii/cugini/vicini di casa.
Magari ha già il posto assegnato sulla tavolata di Natale e una foto che troneggia sulla parete est del salotto, tra quella di nonno Pino e quella della prozia che partecipò alla resistenza nel '43.
Tu a malapena sai dove abita e che ha, o meglio, ti pare che abbia, un padre e una madre. E una casa.
Ovvio, ogni persona è libera di decidere in merito ad una questione così importante senza ricevere alcun tipo di pressione da parte del proprio partner.
Anche perché i motivi che possono spingere una persona ad evitare di coinvolgere la famiglia possono essere tanti e variegati. Ma soprattutto plausibili e ragionevoli.
Io personalmente avrei preferito chiamare il parentado in causa il più tardi possibile.
Purtroppo però ho dovuto accellerare un pochino i tempi, perché vivo lontana da casa e miei genitori avevano davvero bisogno di sapermi accanto ad una persona affidabile
Senza contare che quella povera bestia di mio padre stava iniziando a darmi per spacciata.
"LiLLy, hai trovato l'uomo?"
"No papà, non ancora?"
"Ma come è possibile? Hai trent'anni, io alla tua età avevo già una famiglia, dei figli, un lavoro sicuro e quindici anni di contributi versati. Non vorrai mica rimanere zittela, eh?"
"Ma se il primo figlio l'hai avuto a trentuno!"
"Trenta, trentuno, cosa cambia? Ma esci? Quando esci come ti vesti? Mettiti qualcosa di scollato ogni tanto per favore, che a Ravenna andavi in giro vestita come una badante cinquantenne dell'est"
Mio padre e i suoi consigli glamour.
Io al momento sono tranquilla, ho accanto un uomo che amo moltissimo e se non mi vuole far conoscere la sua famiglia, ancora meglio. Così possiamo farci beatamente i cazzi nostri senza dover rendere conto a nessuno.
Certo però che sto brancolando nel buio e di conseguenza mi vengono dei dubbi colossali.
Quando abitavo al paesello, in Lombardia e mi ero trovata il mio primo moroso, mi era bastato fare un salto dalla mia panettiera di fiducia per scoprire indirizzo e numero di telefono della sua abitazione. Due ore dopo avevo già in mano la cartella con una fotocopia dello stato di famiglia, uno schema dell'albero genealogico minuziosamente ricostruito fino al 1403, dati catastali e rogito della casa di proprietà, contratti di lavoro di tutti i membri e un attestato in cui veniva dichiarata l'onestà della famiglia in questione,. Firmato dalla panettiera ovviamente.
In questi giorni sto provando a darmi delle ragionevoli e plausibili spiegazioni in merito alla delicatissima questione, del tipo:
- Il mio moroso non mi presenta alla sua famiglia perché non ha una famiglia. Lui in realtà è un cyborg che vive nello sgabuzzino dell'azienda in cui lavora, come Vicky la robottina. Le funzioni tipicamente umane che ha espletato fino a questo momento sono frutto di un programma sofisticatissimo messo a punto dalla Nasa e ancora in fase sperimentale. Questo spiegherebbe il suo appetito sovrumano, la sua mostruosa memoria e la sua impellente tendenza a correggermi quando, parlando, canno l'utilizzo dei tempi verbali.
- Il mio moroso non mi presenta i suoi genitori perché è lui il genitore di se stesso. Lui è infatti l'unico esemplare di essere umano in grado di riprodursi attraverso il meccanismo della "riproduzione vegetativa", come avviene per certe piante. A mio parere la cosa dovrebbe funzionare così: arrivato ad una certa (suppongo tra i 32 e i 35 e per ora direi che come tempistica ci siamo), da una porzione random di pelle sufficientemente ampia, spunta un rigonfiamento che nel giro di nove mesi si stacca dando vita ad un "mini lui". Il "mega lui" da cui si è distaccato a sua volta, al momento è oggetto di studio alla Nasa.
- Il mio moroso non mi presenta i suoi, perché i suoi sono dei pezzi grossi della malavita veneta. Di giorno sintetizzano in casa, di notte spacciano e nel tempo libero estorcono denaro al disperato di turno. Lui al momento sta cercando di capire se mai potrò fare parte della banda, quale ruolo assegnarmi eventualmente o se, al limite, tenermi buona come cliente per i prodottini chimici messi a punto con tanto amore tra le quattro mura domestiche. L'ipotesi di estorcermi denaro l'ha già scartata in quanto ha capito che non ho denaro da farmi estorcere.
- Come mi ha gentilmente suggerito un'amica: il mio moroso non mi presenta ai suoi perché, come nel film "Quel mostro di suocera", sua madre non vuole una precaria in casa che campa con contatti a tempo determinato. In questo caso, presumo, inizierà una lotta senza precedenti tra me e la signora in questione, a base di dispetti che si tramuteranno presto in veri e proprio atti persecutori. Tipo che lei tenterà di avvelenarmi e racconterà menzogne sul mio passato. Ah, io comunque con l'abito color pesca, col cazzo che mi sposo
Che dio m'assista.
P.s.: messaggio per il mio moroso, se un giorno dovessi capitare qui, vuol dire che ho vuotato il sacco e ti ho dato finalmente l'indirizzo del mio blog. Prendila con molta ironia, grazie. E salutami i tuoi (sempre che esistano)
venerdì 21 febbraio 2014
-LiLLy e...- Ovvero i peggiori scenari apocalittici mai partoriti dalla mente di una donna
Adesso ho capito perché per nove lunghi mesi della mia esistenza ho avuto una specie di pseudo storia con un uomo impegnato.
Perché avevo sesso e -più o meno- presenza, senza avere legami. Senza che l'altro invadesse i miei spazi.
Perché, cazzo, così si sta bene.
Un giorno a Padova, un altro a Torino, un altro sa il cazzo dove.
E non me ne fotte una minchia se vedo i miei amici che si accasano, sfornano pargoli manco fossero cup cakes e decidono la destinazione del viaggio di nozze.
C'è fretta?
Che vada a forsi fottere anche il ticchettio dell'orologio biologico. Tanto male che vada tra cinque anni mi faccio congelare gli ovuli. Così poi magari ci faccio la frittata.
Il punto è che sono rimasta traumatizzata. Ho conosciuto più famiglie disfunzionali io che il servizio "Minori e famiglia" del comune di Milano. O la Lucia in tutta la sua tata-esistenza.
E poi c'è quell'altro piccolo problema. Quello della salute mentale che vacilla. Dell'incorenza. Del voler provare tutto e il contrario di tutto. Del non volermi fermare. Dello scappare. E del voler sentirmi Amata, con la A maiusocola.
E un'altra cosa ancora. Nella mia vita credo di avere uno scopo da realizzare.
Ormai, sono sempre più convinta che ognuno di noi abbia il suo percorso da fare e i il suo scopo ultimo da raggiungere.
Io non ho ancora capito quale cazzo sia il mio. Attualmente mi verrebbe da dire il "rubare l'ossigeno a coloro che lavorano", ma spero di cambiare presto il mio karma altrimenti potrei rimanerci moooooolto male. Ma moooolto.
E comunque alla vita non gliene frega niente, continua a sbatterti in faccia le tue manchevolezze e le tue paure.
"Ma ti immagini tu un giorno? Ti sei mai immaginata madre? Con una famiglia? Con un compagno?"
"Scusa, scusa, scusa. Please, pronuncia le seguenti parole: madre, famiglia e compagno lontano da me. Perché mi fai venire il prurito. E ho paura di avere uno schock anafilattico.
E comunque no. Non ci penso. Non mi immagino, non mi ci vedo"
E invece poi mi ci sono vista, immaginata e pensata. La mia piccola mente malata ha partorito scenari apocalittici.
Scenario apocalittico numero 1 -LiLLy e il tizio tanto carino e simpatico all'inizio che si trasforma in un bruto"
Già mi ci vedo. Io e lui nell'appartamento. Mesi di affitto da pagare. Bottiglie aperte di birra in frigor che fermentano in mezzo a caciotte amuffite e svariati tipi di verdure che hanno perso il loro aspetto naturale per trasformarsi in una sorta di blob.
Io sto a casa, ovviamente non lavoro. Il mio unico lavoro è procreare.
Due tre pargoli in giro, sparsi per il pavimento, che scambiano le bottiglie di vino vuote per biberon e che ci rimangono malissimo nel constatare che sono vuote.
Mentre aspetto il mio compagno, cerco di accendere un fornello che non ne vuole sapere di accendersi, perché devo preparare un salutare pasto a base di pataine fritte e hamburger insaporiti con la cenere della mie preziosissime camel light.
"Mamma, quando me lo fai il bagno?"
"Quando non ci saranno più i vestiti in ammollo"
"Ma perché non usiamo la lavatrice?"
"Chiediglielo a tuo padre dove sono andati a finire i soldi per la lavatrice nuova. Chiediglielo a lui e a quell'altra sgualdrina con cui esce insieme!!!"
Poi eccolo, arriva lui, l'uomo della mia vita. Uno di quei tizi che a trent'anni già ne dimostrano sessanta. Con la panza, la canottiera bianca e 'na croce al collo così grossa che potrebbe benissimo reggere il Cristo intero di Rio De Janeiro.
S'annuncia con un rutto.
"Oh tu, uomo di merda, hai portato a casa i soldi?"
Risponde con un altro rutto che significa no.
"Bello passare il tempo con quell'altra sgualdrina, mentre io sono qui a marcire in questo buco! Ma va a laurà barbun!"
Lui, acchiappa un hamburger mezzo cotto dalla pentola, se lo mangia, s'acchiappa la bottiglia di birra che fermenta in frigor da mesi e, sempre ruttando, scappa via.
Scenario numero due -LiLLy e l'uomo in carriera-
Già mi ci immagino. Nella villa. Soldi a palate. Lui sempre in giro per lavoro e per scopare a destra e a manca. A pagamento. Perché fa talmente schifo che non ci si vorrebbe accoppiare nessuno con lui. Manco io.
Io ovviamente non lavoro. Anzi, l'unico motivo per cui mi sono sposata è proprio perché l'assenza di lavoro mi aveva spinta a cercare qualcuno che mi mantenesse. E così sono finita, con il voltastomaco, tra le braccia di questo abietto individuo con il sex appeal di un calzino sgualcito e la cui pelle ha il vago sentore del muflone in calore
Mi immagino lì, seduta su una sedia.
Mentra strafatta di psicofarmaci aspetto lui.
I miei figli sono chiusi, ognuno nella loro camera. Perché abbiamo problemi relazionali talmente gravi che non riusciamo a reggere l'uno la presenza dell'altro. O forse la nostra relazione è andata a farsi benedire nel momento in cui, appena dopo il parto, mi sono stati strappati via dalla sadica suocera, per essere affidati ad una balia.
"Ma perché? Io voglio crescere i miei bambini...datemi i miei bambini!"
"Tesoro, nella nostra famiglia, non si usa, non è ammesso. Adesso da brava, apri la bocca che la tua cara suocerina ti da la medicina" E da lì il nulla.
Ed ecco che lui arriva. Lo capisco dall'odore di muflone che inizia ad invadere l'aria.
Entra. Mi guarda.
"Ciao" mi dice.
"Ciao" gli rispondo con la bocca impastata dagli psicofarmaci.
"Ho parlato con mia madre"
La mia faccia si trasforma in una maschera di spavento.
"Pensi che lei non si sia accorta che quando io non ci sono tu ti fai sbattere da Pedro, il giardiniere?"
"E pensi che io non me ne sono accorta che vai più a zoccole tu che un certo nostro ex presidente del consiglio?"
"Ebbene, adesso sono cazzi tuoi. L'ho licenziato"
"No, Pedro noooooo! Pedro mi amor! Bastardo, bastardo senza cuore!"
Scenario apocalittico numero 3 -LiLLy e quello che c'ha dei gravi problemi mentali gravi. Ma molto gravi"-
Già mi ci vedo. In casa. Questa volta lui è presente. Fin troppo presente. E la casa è pulita. Fin troppo pulita, infatti l'odore di candeggina fa lacrimare gli occhi.
"LiLLy, vieni qua che c'abbiamo le pulizie da fare in casa"
"Ma le abbiamo appena fatte!"
"I microbi! Questa casa è piena di microbi!"
"Ai microbi pensi tu? Mai una volta che mi porti a cena fuori!"
"A cena fuori, ma sei matta? Non esistono ristoranti puliti, rischieremmo di morire lo sai?"
"Ma che cazzo, non posso stare sempre in casa, non lavoro nemmeno io...ho bisogno di prendere aria, ARIA!"
"L'aria fa male, fa venire la broncopolminite. Dai calmati, prendi lo straccio e vai a pulire il pavimento del bagno. Io intanto faccio la cucina. Dopo li vai a recuperare tu i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io soffoco, lo vuoi capire, SOFFOCO!"
"Adesso ti passa. Ma non pensi a quanto siamo felici noi? Io, te e i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io..."
"LiLLy, dai, avanti, lo sai cosa devi ripetere quando ti senti così, vero?"
"Sì"
"E avanti, dillo allora"
"Noi siamo una squadra"
"Avanti, più forte"
"NOI SIAMO UNA SQUADRA!!!!"
"Brava, è questo che voglio sentire. Ah, a proposito, domani dobbiamo prendere l'amuchina...sai, viene il giardiniere nuovo, prima di fargli tagliere la siepe, lo voglio igienizzare per benino."
"Hai trovato il giardieniere nuovo? Come si chiama"
"Pedro"
Io non ce la posso fare...
Perché avevo sesso e -più o meno- presenza, senza avere legami. Senza che l'altro invadesse i miei spazi.
Perché, cazzo, così si sta bene.
Un giorno a Padova, un altro a Torino, un altro sa il cazzo dove.
E non me ne fotte una minchia se vedo i miei amici che si accasano, sfornano pargoli manco fossero cup cakes e decidono la destinazione del viaggio di nozze.
C'è fretta?
Che vada a forsi fottere anche il ticchettio dell'orologio biologico. Tanto male che vada tra cinque anni mi faccio congelare gli ovuli. Così poi magari ci faccio la frittata.
Il punto è che sono rimasta traumatizzata. Ho conosciuto più famiglie disfunzionali io che il servizio "Minori e famiglia" del comune di Milano. O la Lucia in tutta la sua tata-esistenza.
E poi c'è quell'altro piccolo problema. Quello della salute mentale che vacilla. Dell'incorenza. Del voler provare tutto e il contrario di tutto. Del non volermi fermare. Dello scappare. E del voler sentirmi Amata, con la A maiusocola.
E un'altra cosa ancora. Nella mia vita credo di avere uno scopo da realizzare.
Ormai, sono sempre più convinta che ognuno di noi abbia il suo percorso da fare e i il suo scopo ultimo da raggiungere.
Io non ho ancora capito quale cazzo sia il mio. Attualmente mi verrebbe da dire il "rubare l'ossigeno a coloro che lavorano", ma spero di cambiare presto il mio karma altrimenti potrei rimanerci moooooolto male. Ma moooolto.
E comunque alla vita non gliene frega niente, continua a sbatterti in faccia le tue manchevolezze e le tue paure.
"Ma ti immagini tu un giorno? Ti sei mai immaginata madre? Con una famiglia? Con un compagno?"
"Scusa, scusa, scusa. Please, pronuncia le seguenti parole: madre, famiglia e compagno lontano da me. Perché mi fai venire il prurito. E ho paura di avere uno schock anafilattico.
E comunque no. Non ci penso. Non mi immagino, non mi ci vedo"
E invece poi mi ci sono vista, immaginata e pensata. La mia piccola mente malata ha partorito scenari apocalittici.
Scenario apocalittico numero 1 -LiLLy e il tizio tanto carino e simpatico all'inizio che si trasforma in un bruto"
Già mi ci vedo. Io e lui nell'appartamento. Mesi di affitto da pagare. Bottiglie aperte di birra in frigor che fermentano in mezzo a caciotte amuffite e svariati tipi di verdure che hanno perso il loro aspetto naturale per trasformarsi in una sorta di blob.
Io sto a casa, ovviamente non lavoro. Il mio unico lavoro è procreare.
Due tre pargoli in giro, sparsi per il pavimento, che scambiano le bottiglie di vino vuote per biberon e che ci rimangono malissimo nel constatare che sono vuote.
Mentre aspetto il mio compagno, cerco di accendere un fornello che non ne vuole sapere di accendersi, perché devo preparare un salutare pasto a base di pataine fritte e hamburger insaporiti con la cenere della mie preziosissime camel light.
"Mamma, quando me lo fai il bagno?"
"Quando non ci saranno più i vestiti in ammollo"
"Ma perché non usiamo la lavatrice?"
"Chiediglielo a tuo padre dove sono andati a finire i soldi per la lavatrice nuova. Chiediglielo a lui e a quell'altra sgualdrina con cui esce insieme!!!"
Poi eccolo, arriva lui, l'uomo della mia vita. Uno di quei tizi che a trent'anni già ne dimostrano sessanta. Con la panza, la canottiera bianca e 'na croce al collo così grossa che potrebbe benissimo reggere il Cristo intero di Rio De Janeiro.
S'annuncia con un rutto.
"Oh tu, uomo di merda, hai portato a casa i soldi?"
Risponde con un altro rutto che significa no.
"Bello passare il tempo con quell'altra sgualdrina, mentre io sono qui a marcire in questo buco! Ma va a laurà barbun!"
Lui, acchiappa un hamburger mezzo cotto dalla pentola, se lo mangia, s'acchiappa la bottiglia di birra che fermenta in frigor da mesi e, sempre ruttando, scappa via.
Scenario numero due -LiLLy e l'uomo in carriera-
Già mi ci immagino. Nella villa. Soldi a palate. Lui sempre in giro per lavoro e per scopare a destra e a manca. A pagamento. Perché fa talmente schifo che non ci si vorrebbe accoppiare nessuno con lui. Manco io.
Io ovviamente non lavoro. Anzi, l'unico motivo per cui mi sono sposata è proprio perché l'assenza di lavoro mi aveva spinta a cercare qualcuno che mi mantenesse. E così sono finita, con il voltastomaco, tra le braccia di questo abietto individuo con il sex appeal di un calzino sgualcito e la cui pelle ha il vago sentore del muflone in calore
Mi immagino lì, seduta su una sedia.
Mentra strafatta di psicofarmaci aspetto lui.
I miei figli sono chiusi, ognuno nella loro camera. Perché abbiamo problemi relazionali talmente gravi che non riusciamo a reggere l'uno la presenza dell'altro. O forse la nostra relazione è andata a farsi benedire nel momento in cui, appena dopo il parto, mi sono stati strappati via dalla sadica suocera, per essere affidati ad una balia.
"Ma perché? Io voglio crescere i miei bambini...datemi i miei bambini!"
"Tesoro, nella nostra famiglia, non si usa, non è ammesso. Adesso da brava, apri la bocca che la tua cara suocerina ti da la medicina" E da lì il nulla.
Ed ecco che lui arriva. Lo capisco dall'odore di muflone che inizia ad invadere l'aria.
Entra. Mi guarda.
"Ciao" mi dice.
"Ciao" gli rispondo con la bocca impastata dagli psicofarmaci.
"Ho parlato con mia madre"
La mia faccia si trasforma in una maschera di spavento.
"Pensi che lei non si sia accorta che quando io non ci sono tu ti fai sbattere da Pedro, il giardiniere?"
"E pensi che io non me ne sono accorta che vai più a zoccole tu che un certo nostro ex presidente del consiglio?"
"Ebbene, adesso sono cazzi tuoi. L'ho licenziato"
"No, Pedro noooooo! Pedro mi amor! Bastardo, bastardo senza cuore!"
Scenario apocalittico numero 3 -LiLLy e quello che c'ha dei gravi problemi mentali gravi. Ma molto gravi"-
Già mi ci vedo. In casa. Questa volta lui è presente. Fin troppo presente. E la casa è pulita. Fin troppo pulita, infatti l'odore di candeggina fa lacrimare gli occhi.
"LiLLy, vieni qua che c'abbiamo le pulizie da fare in casa"
"Ma le abbiamo appena fatte!"
"I microbi! Questa casa è piena di microbi!"
"Ai microbi pensi tu? Mai una volta che mi porti a cena fuori!"
"A cena fuori, ma sei matta? Non esistono ristoranti puliti, rischieremmo di morire lo sai?"
"Ma che cazzo, non posso stare sempre in casa, non lavoro nemmeno io...ho bisogno di prendere aria, ARIA!"
"L'aria fa male, fa venire la broncopolminite. Dai calmati, prendi lo straccio e vai a pulire il pavimento del bagno. Io intanto faccio la cucina. Dopo li vai a recuperare tu i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io soffoco, lo vuoi capire, SOFFOCO!"
"Adesso ti passa. Ma non pensi a quanto siamo felici noi? Io, te e i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io..."
"LiLLy, dai, avanti, lo sai cosa devi ripetere quando ti senti così, vero?"
"Sì"
"E avanti, dillo allora"
"Noi siamo una squadra"
"Avanti, più forte"
"NOI SIAMO UNA SQUADRA!!!!"
"Brava, è questo che voglio sentire. Ah, a proposito, domani dobbiamo prendere l'amuchina...sai, viene il giardiniere nuovo, prima di fargli tagliere la siepe, lo voglio igienizzare per benino."
"Hai trovato il giardieniere nuovo? Come si chiama"
"Pedro"
Io non ce la posso fare...
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martedì 19 novembre 2013
Dirsi addio davvero
Niente.
Fa un male cane.
Non credo che ci sia da aggiungere altro.
Mi spiace doverlo ripetere, ma gli uomini non capiscono un cazzo.
Non dico tutti gli uomini. Solo quei bastardi senza cuore che attiro io.
Non state in pensiero per me.
Supererò anche questa.
Voi comunque pensatemi.
Ciao belli!
Fa un male cane.
Non credo che ci sia da aggiungere altro.
Mi spiace doverlo ripetere, ma gli uomini non capiscono un cazzo.
Non dico tutti gli uomini. Solo quei bastardi senza cuore che attiro io.
Non state in pensiero per me.
Supererò anche questa.
Voi comunque pensatemi.
Ciao belli!
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venerdì 24 maggio 2013
Vento di cambiamento
![]() |
| Andrew Wyeth "Christina's World" |
Quando andavo all'asilo però avevo l'audiocassetta con la fiaba narrata ed era una delle mie preferite.
Ricordo che mi piaceva così tanto che una mattina decisi di portarla all'asilo e obbligai la suora a farcela ascoltare.
Lei, dopo svariate insistenze acconsentì, se non altro per tenerci buoni una mezz'oretta.
Peccato che io volevo godermi la fiaba in santa pace, mentre gli altri bambini continuavano a fare una gran caciara.
Pensavo proprio che quelli non ci capivano un cazzo e che non erano in grado di riconoscere qualcosa di buono manco se glielo piazzavi sotto il naso. Stupidi ignoranti.
All'asilo mi sono sempre sentita molto sola. E incompresa.
Ero diversa.
In questi giorni mi è capitato sotto mano il libro e mi sono messa a leggerlo, anche perché di quella fiaba non ricordo quasi più nulla. Tutte le mie affezionatissima audiocassette di quando ero bambina sono andate perdute. E penso che mia madre e mia sorella, le artefici del danno, bruceranno tra le fiamme dell'inferno per questo.
Comunque la storia di Dorothy è una storia senza tempo e senza luogo.
Dorothy abita in mezzo al nulla, vive con gli zii, entrambi depressi, che fanno le stesse identiche cose ogni santo giorno.
Non c'è la sacra ritualità della ripetizione.
Dalle prime righe del racconto si sente subito che l'atmosfera è claustrofobica.
La stessa atmosfera claustrofobica che si respirava nel Kansas alla fine dell'ottocento e che si respira ancora oggi in certi angoli un po' tristi dell'hinterland milanese.
Dorothy poteva essere anche di Cinisello Balsamo per quanto mi riguarda. O di Garbagnate Milanese. O di Pioltello.
Forse noi non c'abbiamo tutti quei campi di grano, ma abbiamo centri commerciali e palazzoni e parcheggi.
Cambia poco però. Il Kansas è sempre quello, quando ce l'hai dentro.
Poi arriva il ciclone e Dorothy, con il suo fedele cane Toto, si ritrova catapultata in un'altra realtà.
Una realtà fatta di magia, streghe da sconfiggere, viaggi lunghi e pieni di insidie, creature incomplete che reclamano con forza la necessità di un cambiamento.
Il regno di Oz è il regno del possibile.
E a volte il Kansas bisogna proprio buttarselo dietro le spalle, anche se non si ha nessuna sicurezza per il futuro. Anche se si è nell'Italia del 2013.
Io il mio Kansas l'ho lasciato alle spalle.
Oh, non è che sono andata chissà dove, che la Romagna sarà anche la patria della piadina ma non può mica competere col regno di Oz.
Siamo sempre lì però, non è una questione di spazi fisici, di confini reali. A volte bastano pochi chilometri per staccare e cambiare aria.
Di creature strane e incomplete ce ne sono anche qui: uomini senza coglioni, vicini di casa senza una vita propria, teste di cazzo senza una dignità.
È diverso però perché non ti ci sei nutrita per anni di tutto quel marcio. Ti prendi solo il buono da chi il buono te lo può dare. Perché a differenza di prima hai una consapevolezza completamente diversa di te.
Ad ogni modo, respirare quelle atmosfere mi ha fatto pensare ad un gruppo che ascoltavo anni fa, quando ero ancora una giovincella di belle speranze.
Loro sono dell'Iowa e Dorothy poteva essere quasi la loro vicina di casa.
Anzi, peccato che Dorothy non abbia avuto dei vicini di casa così. Un bel viaggio nel metal pesante forse sarebbe stato anche meglio dell'avventura nel regno di Oz.
Ecco a voi gli Slipknot.
mercoledì 10 aprile 2013
50 sfumature di marketing
Troppo facile fare l'intellettuale e
dire: “No, io 'sta roba non la leggo”.
Bisogna leggere e capire.
Perchè libri come questo ti
presentano pari-pari davanti agli occhi certe idee/rappresentazione
della donna, degli uomini, dell'amore a dir poco abominevoli.
E tu.
Si, si proprio, tu.
Femmina che stai leggendo e che ti
credi emancipata. Tu magari, sotto sotto speri sempre di trovare
l'uomo che supera i limiti della sua abietta condizione maschile e
che ti salvi e si prenda cura di te.
Questo romanzo
(sempre se romanzo si può chiamare) assomiglia fin troppo a
quell'altra perla rara della letteratura americana, “Twilight”.
Le protagoniste
sono due anonime e scialbe rincoglionite che amano cacciarsi in
situazioni di pericolo.
Bella (la
protagonista di Twilight) amava passeggiare per strade buie,
degradate e sconosciute, attirando le simpatie di ben poco
raccomandabili ometti.
Ana (Protagonista
di “50 s.d.g” e nome che io proprio non posso sentire, lo stesso
che si usa in certe tristissime realtà virtuali per personificare
l'anoressia) invece ci va giù pesante con l'alcool.
In entrambi i casi
vengono salvate.
La prima da una
sorta di “vampiro vegetariano” che per deontologia professionale
si rifiuta di bere sangue umano.
La seconda da un
tizio, tale mister Gray, che è tanto buono e caro anche lui, ma che
quando fa sesso gli piace andare sul pesante.
Pesante tipo
sculacciate, frustate, sospensioni, bondage, cose così.
Il tipo di persona
che quando gli piace una ragazza non le chiede se vuole diventare la
sua fidanzata, ma la sua schiava.
Ah, non
dimentichiamoci che l'inettitudine e la scialberia delle due
protagoniste donne è direttamente proporzionale alla bellezza e alla
ricchezza del vampiro vegetariano e dell'altro pervertito.
I due uomini sono
belli, tanto belli. E dannati, ma proprio tanto dannati. E ricchi
fino al buco del culo.
Dentro però
nascondono un cuore di panna e si prendono cura delle due
rincoglionite, salvandole da eventuali stupri, tenendo loro i capelli
quando sboccano come pozzi di petrolio dopo l'ubriacatura colossale,
facendo loro tanti costosissimi regali, prendendosi cura di loro.
Come se non
bastasse, i due uomini sono onnipresenti e ficcano sempre il naso
negli affari delle loro ragazze. Peggio di due mamme chiocce. Ti si
presentano a casa quando meno te l'aspetti, a volte solo per
osservarti intanto che dormi, vogliono sempre sapere dove sei, con
chi sei, cosa fai.
Che se a me fosse capitato uno così mi sarei rivolta alle forze dell'ordine.
Che se a me fosse capitato uno così mi sarei rivolta alle forze dell'ordine.
Perchè si sa, le
donne si trovano in una condizione di inferiorità e hanno bisogno di
una forma di vita intelligente che si prenda cura di loro.
Gli uomini per
l'appunto, che però prima di sobbarcarsi una responsabilità
del genere (e possono farlo perchè hanno mezzi, potere e capacità)
devono imparare a gestire l'aggressività e la brutalità che, a
quanto pare, fa parte del loro DNA.
Mmm.
Ma il Medio Evo non
era finito da un pezzo?
Concludo
raccontando una mia esperienza.
L'unica volta che
mi sono trovata in una situazione di pericolo e ho rischiato davvero
di essere saccagnata di botte, non sono stata tratta in salvo dalla
mia fiamma di allora. Lui era troppo impegnato a prendere il suo secondo
cuba-libre per capire cosa cazzo stesse succedendo
Sono stata tratta
in salvo da una mia amica che mi ha presa di peso e portata via con
le sue braccia robuste intanto che mi dimenavo come un'anguilla.
E ricordo ancora
quando qualche mese dopo il fattaccio, mentre eravamo a bere in un
locale, un tizio si avvicinò e iniziò a guardarla
“Ciao biondina!
Ammazza, sei proprio carina e che occhi azzurri!E... O ma che muscoli
c'hai sulle braccia?Ma sei normale?Posso toccarli?”
“Se mi tocchi ti
faccio sentire sui denti quanto sono forti le mie braccia"
Se penso alla faccia del tizio rido ancora adesso :)
lunedì 1 aprile 2013
Catholic girls power!
Il mio rapporto con la chiesa cattolica in 3 comodi punti:
1. Se dovessi credere in un tizio che cammina sulle acque e moltiplica pani e pesci dovrei credere anche in Superman o nei Mini Pony.
2. Se un'istituzione come la chiesa nasce per rispondere a bisogni di tipo spirituale non vedo perché debba gestire ingenti risorse economiche e ostentare lusso .
3. Quando anni fa lessi "Avere o essere" di Fromm capii che certi valori cristiani li condividevo anche io. E poi chissene se il capellone sia esistito o meno. Ciò ho contava davvero era la portata del suo messaggio.
Quando tempo fa su aNobii ho trovato il libro della Murgia "Ave Mary. Come la chiesa inventò la donna" me lo sono procurato al volo. Che tra Eva e Maria le donne nel cristianesimo non è che sono messe proprio bene eh. O sei quella stronza idiota che ha dato origine al peccato originale per colpa di una mela (ok farsi cacciare dall'Eden per una fetta di sacher, per un barattolo di burro di arachidi o per del salmone affumicato. Non per una cazzo di mela però) o sei la Vergine Maria, tutta pudicizia e sacrificio.
Quindi il cristianesimo è una religione maschilista? La Murgia dice no.
È quella maledetta cosa chiamata "sistema patriarcale" che ha riletto il messaggio cristiano in chiave maschilista.
Ma lo sapevate che nelle sacre scritture in alcuni passaggi la responsabilità del peccato originale ce l'avevano sia Adamo che Eva?
E lo sapevate che la verginità di Maria veniva ostentata non per sottolinearne la virtù (virtù di cosa poi? Se mi astengo dai rapporti sessuali divento una persona migliore? Io non divento migliore anzi mi incattivisco) ma per rimarcare il fatto che fosse rimasta incinta proprio per opera dello spirito santo?
E vi siete mai chiesti perchè la morte di Cristo in croce ha una lunghissima tradizione iconologica mentre della morte di Maria non si sa niente?
Magari è per questo che ricorriamo al chirurgo per rimanere sempre belle e giovani, che non riusciamo ad ammettere che anche il nostro corpo è corruttibile?
Grande la Murgia, si merita tutta la mia simpatia. Viva la Sardegna, viva i sardi e viva le sarde. E viva le donne, che bisogna ricordarlo sempre e non solo l'otto marzo.
1. Se dovessi credere in un tizio che cammina sulle acque e moltiplica pani e pesci dovrei credere anche in Superman o nei Mini Pony.
2. Se un'istituzione come la chiesa nasce per rispondere a bisogni di tipo spirituale non vedo perché debba gestire ingenti risorse economiche e ostentare lusso .
3. Quando anni fa lessi "Avere o essere" di Fromm capii che certi valori cristiani li condividevo anche io. E poi chissene se il capellone sia esistito o meno. Ciò ho contava davvero era la portata del suo messaggio.
Quando tempo fa su aNobii ho trovato il libro della Murgia "Ave Mary. Come la chiesa inventò la donna" me lo sono procurato al volo. Che tra Eva e Maria le donne nel cristianesimo non è che sono messe proprio bene eh. O sei quella stronza idiota che ha dato origine al peccato originale per colpa di una mela (ok farsi cacciare dall'Eden per una fetta di sacher, per un barattolo di burro di arachidi o per del salmone affumicato. Non per una cazzo di mela però) o sei la Vergine Maria, tutta pudicizia e sacrificio.
Quindi il cristianesimo è una religione maschilista? La Murgia dice no.
È quella maledetta cosa chiamata "sistema patriarcale" che ha riletto il messaggio cristiano in chiave maschilista.
Ma lo sapevate che nelle sacre scritture in alcuni passaggi la responsabilità del peccato originale ce l'avevano sia Adamo che Eva?
E lo sapevate che la verginità di Maria veniva ostentata non per sottolinearne la virtù (virtù di cosa poi? Se mi astengo dai rapporti sessuali divento una persona migliore? Io non divento migliore anzi mi incattivisco) ma per rimarcare il fatto che fosse rimasta incinta proprio per opera dello spirito santo?
E vi siete mai chiesti perchè la morte di Cristo in croce ha una lunghissima tradizione iconologica mentre della morte di Maria non si sa niente?
Magari è per questo che ricorriamo al chirurgo per rimanere sempre belle e giovani, che non riusciamo ad ammettere che anche il nostro corpo è corruttibile?
Grande la Murgia, si merita tutta la mia simpatia. Viva la Sardegna, viva i sardi e viva le sarde. E viva le donne, che bisogna ricordarlo sempre e non solo l'otto marzo.
giovedì 21 febbraio 2013
Perché qualche sano film non fa mai male
Visto il mio stato emotivo di questi giorni e visto che non c'ho un cazzo da fare, ho pensato bene di mettermi a guardare qualche film carino e divertente giusto per distrarmi un po'.
Il primo che ho visto è stato "Melancholia" di Von Trier.
L'incipiti in slow-motion che ha in sottofondo le musiche del "Tristano e Isotta" di Wagner si apre con un primo piano Kirsten Dunst che sembra strafatta di ero mentre intorno a lei cadono degli uccelli.
Morti.
O almeno credo che siano morti altrimenti volerebbero.
Magari sono semplicemente svenuti.
Poi ci sono dei cavalli che crollano sulle loro zampe posteriori. Due pianeti (almeno all'inizio sembrano due pianeti) che si scontrano.
Si, insomma, una gran botta di vita.
Tema principale del film è la depressione. E te pareva.
Ciò non toglie che è un film con i controcoglioni e che il regista non ce la fa più.
D'altra parte però cosa ci si poteva aspettare da uno che al festival di Cannes s'è dichiarato nazista e che si è fatto aggiungere il Von al cognome come simbolo di regalità?
Il vero problema però è che Von Trier è un maestro nel descrivere la depressione e lo fa così bene, ma così bene che te la fa venire pure.
Che voglio dire, tanto di cappello, non è mica da tutti, però come si fa se con il dvd non ti danno in allegato anche un po' di prozac?
Come secondo film ho scelto qualcosa di più leggerino e dai toni più brillanti, "Shopgirl".
Chi l'ha visto sa con assoluta certezza che non né un film leggero né tanto meno brillante.
Il fatto è che qualsiasi film paragonato a "Melancholia" diventa divertente. Anche "L'armata Potemkin".
Protagonista del film è Mirabelle, una ragazza giovane, bella , intelligente. Peccato che è depressa. Si, pure lei.
E in più non se la caga nessuno a parte il gatto.
Riceve però delle avances da un tizio ultra cinquantenne (o forse anche ultra sessantenne) che se la vuole solo scopare e da uno spiantato che in assenza di profilattici le chiede se ha un sacchetto di plastica.
Ripeto, un sacchetto di plastica.
Chi scegliere tra i due? Fossi stata in lei avrei scelto il gatto, ma sono punti di vista.
Terzo film "Holy smoke" della Campion, la stessa regista di "Lezioni di piano" , film che avevo apprezzato parecchio in quinta elementare, sia per l'intensa scena di sesso tra Keitel e la Hunter, sia per la storia del dito mozzato. Si, a undici anni dovevo avere dei gravi problemi, ne sono consapevole.
La protagonista, Claire, interpretata da una bellissima e neanche tanto magra Kate Winslet, è un'australiana di Sansouci (Ci fanno la birra lì?) che durante un viaggio in India entra a far parte della setta di un santone. La famiglia si preoccupa e per risolvere il problema chi chiama? Ovviamente Keitel. Che però, a differenza che in Pulp Fiction, qui non ha i nervi molto saldi e i problemi anzichè risolverli li crea.
Claire non è depressa per fortuna. Lei è proprio fuori di cervello. Ma almeno è simpatica, irriverente e fragile come la Clementine di "Se mi lasci ti cancello".
Se qualcuno può consigliarmi qualche film più leggero e divertente che non sia dei fratelli Vanzina gliene sarei infinitamente grata.
Il primo che ho visto è stato "Melancholia" di Von Trier.
L'incipiti in slow-motion che ha in sottofondo le musiche del "Tristano e Isotta" di Wagner si apre con un primo piano Kirsten Dunst che sembra strafatta di ero mentre intorno a lei cadono degli uccelli.
Morti.
O almeno credo che siano morti altrimenti volerebbero.
Magari sono semplicemente svenuti.
Poi ci sono dei cavalli che crollano sulle loro zampe posteriori. Due pianeti (almeno all'inizio sembrano due pianeti) che si scontrano.
Si, insomma, una gran botta di vita.
Tema principale del film è la depressione. E te pareva.
Ciò non toglie che è un film con i controcoglioni e che il regista non ce la fa più.
D'altra parte però cosa ci si poteva aspettare da uno che al festival di Cannes s'è dichiarato nazista e che si è fatto aggiungere il Von al cognome come simbolo di regalità?
Il vero problema però è che Von Trier è un maestro nel descrivere la depressione e lo fa così bene, ma così bene che te la fa venire pure.
Che voglio dire, tanto di cappello, non è mica da tutti, però come si fa se con il dvd non ti danno in allegato anche un po' di prozac?
![]() |
| Lo sguardo felice di Kirsten Dunst in "Melancholia" |
Come secondo film ho scelto qualcosa di più leggerino e dai toni più brillanti, "Shopgirl".
Chi l'ha visto sa con assoluta certezza che non né un film leggero né tanto meno brillante.
Il fatto è che qualsiasi film paragonato a "Melancholia" diventa divertente. Anche "L'armata Potemkin".
Protagonista del film è Mirabelle, una ragazza giovane, bella , intelligente. Peccato che è depressa. Si, pure lei.
E in più non se la caga nessuno a parte il gatto.
Riceve però delle avances da un tizio ultra cinquantenne (o forse anche ultra sessantenne) che se la vuole solo scopare e da uno spiantato che in assenza di profilattici le chiede se ha un sacchetto di plastica.
Ripeto, un sacchetto di plastica.
Chi scegliere tra i due? Fossi stata in lei avrei scelto il gatto, ma sono punti di vista.
![]() |
| Dicono tutti così |
Terzo film "Holy smoke" della Campion, la stessa regista di "Lezioni di piano" , film che avevo apprezzato parecchio in quinta elementare, sia per l'intensa scena di sesso tra Keitel e la Hunter, sia per la storia del dito mozzato. Si, a undici anni dovevo avere dei gravi problemi, ne sono consapevole.
La protagonista, Claire, interpretata da una bellissima e neanche tanto magra Kate Winslet, è un'australiana di Sansouci (Ci fanno la birra lì?) che durante un viaggio in India entra a far parte della setta di un santone. La famiglia si preoccupa e per risolvere il problema chi chiama? Ovviamente Keitel. Che però, a differenza che in Pulp Fiction, qui non ha i nervi molto saldi e i problemi anzichè risolverli li crea.
Claire non è depressa per fortuna. Lei è proprio fuori di cervello. Ma almeno è simpatica, irriverente e fragile come la Clementine di "Se mi lasci ti cancello".
Se qualcuno può consigliarmi qualche film più leggero e divertente che non sia dei fratelli Vanzina gliene sarei infinitamente grata.
domenica 27 gennaio 2013
Sigarette, chili di troppo e alcool
Quando ero adolescente e affogavo i miei dispiaceri nell'alcool, m'ammazzavo di sigarette e c'avevo il sex appeal di un comodino, non avevo nessuno in cui riconoscermi. Oddio, a dire il vero mi riconoscevo in tante persone.
Tipo la cassiera stonata del supermercato dove andavo a prendere il latte o quell'anima persa della mia amica che stava messa peggio di me. Non mi sentivo onorata di questo però.
Leggere libri e vedere film non mi aiutava di sicuro.
Avevo nove anni quando ho visto per la prima volta "Via col vento" e ci ho lasciato il cuore.
Rossella O'Hara.
Da ragazzina volevo essere come lei.
Gran gnocca, piena di vita, grintosa, circondata da uomini che non potevano sottrarsi al suo fascino.
Io ero tutto, tranne che gnocca, piena di vita e grintosa. Ero circondata da uomini, quello si. Peccato che non mi cagava nessuno.
Fossi stata in lei non sarei arrivata neanche al secondo tempo. La moglie dell'uomo che amo sta per partorire? Fuori impervia la guerra e io devo portare in salvo lei e il marmocchio? Ma col cazzo!
Io avrei abbandonato Melania e me ne sarei andata nei campi di cotone a lasciarmi morire.
Seconda, ma non per importanza, Lux de "Il giardino delle vergini suicide".
Ecco, Kristen Dunst quando schiatterà dovrebbe essere spedita dritta dritta all'inferno. La sua colpa? Semplicemente questo, è troppo figa.
Io mi mettevo davanti allo specchio e imitavo il suo sguardo nella scena in cui viene letto ad alta voce il diario di Cecilia.
Ero antiestetica quanto il piede di un tedesco con il calzino sotto il sandalo e femminile come Diego Armando Maradona. Cercavo almeno di fare l'occhiolino ma non riuscivo nemmeno a tenere aperto un occhio si e uno no.
Lei era una disadatta che viveva in una famiglia disfunzionale. Io ero una disadattata con due genitori rompicoglioni, non avevo il diritto di essere magra e figa pure io?
E passiamo alla mia terza eroina dell'età mia nuova, anzi passiamo all'eroina vera e propria: Christiane Vera Felscherinow, in arte Christiane F.
Avevo tredici anni anche io quando ho letto per la prima volta "Noi i ragazzi dello zoo di Berlino".
All'epoca sentivo la sua anima affine alla mia, tanto che avrei voluto iniziare a drogarmi anche io. Non mi sono data all'eroina per quattro motivi sostanziali:
1) Mio padre non me lo avrebbe mai permesso.
2) Verso la fine degli anni '90 non c'era poi così tanta eroina in giro
3) Se anche ci fossero stati degli eroinomani nel mio paese di sicuro non avrebbero cagato me.
4) La vita da eroinomane sarebbe stata troppo stressante per me.
Niente, mi sentivo tagliata fuori, disorientata. Non mi sentivo rappresentata.
Poi un giorno, a ventidue anni, quando ero in crisi con il mio ex moroso incontro lei.
Non che "Il diario di Bridget Jones" sia chissà quale film (Il libro da cui è tratto poi è davvero noioso) ma ha avuto il pregio di farmi capire che allora non ero l'unica stronza che aveva qualche problema con l'alcool, compensava le carenze affettive col cibo e campava collezionando una figura di merda dietro l'altra.
Ed ero felice! Felice perché avevo finalmente qualcuno in cui riconoscermi e perché a differenza di Bridget ero giovane e c'avevo una vita davanti e potevo ancora migliorare. E c'avevo anche un fidanzato, un po' balengo ma c'era.
Adesso ho quasi 30 anni. Sono single.
Ho smesso di fumare, è vero. Peccato che ogni tanto quando mi viene voglia di sigarette mi compro un pacchetto che di solito mi schiumo nel giro di una serata.
Amo i carboidrati in qualsiasi forma essi si manifestino. E anche la carne, soprattutto se di maiale. Il pesce pure. Se crudo ancora meglio.
Ma ve l'ho già detto quanto mi piacciono i carboidrati?
Quando esco mi capita di bere troppo e fare figura di merda.
Chi mi vuole bene si preoccupa e mi fa notare che per trovare un moroso dovrei essere più fine, usare un linguaggio meno sboccato e imparare a stare a tavola come si deve.
Sono preoccupata per questo?
A volte un pochino.
Di solito non me ne frega un emerito cazzo.
Non ho paura di essere mangiata dai cani alsaziani. Sono io che mi mangio loro.
P.S. Secondo me Renée Zellweger con qalche chilo in più stava decisamente meglio che adesso.
Tipo la cassiera stonata del supermercato dove andavo a prendere il latte o quell'anima persa della mia amica che stava messa peggio di me. Non mi sentivo onorata di questo però.
Leggere libri e vedere film non mi aiutava di sicuro.
Avevo nove anni quando ho visto per la prima volta "Via col vento" e ci ho lasciato il cuore.
Rossella O'Hara.
Da ragazzina volevo essere come lei.
Gran gnocca, piena di vita, grintosa, circondata da uomini che non potevano sottrarsi al suo fascino.
Io ero tutto, tranne che gnocca, piena di vita e grintosa. Ero circondata da uomini, quello si. Peccato che non mi cagava nessuno.
Fossi stata in lei non sarei arrivata neanche al secondo tempo. La moglie dell'uomo che amo sta per partorire? Fuori impervia la guerra e io devo portare in salvo lei e il marmocchio? Ma col cazzo!
Io avrei abbandonato Melania e me ne sarei andata nei campi di cotone a lasciarmi morire.
Seconda, ma non per importanza, Lux de "Il giardino delle vergini suicide".
Ecco, Kristen Dunst quando schiatterà dovrebbe essere spedita dritta dritta all'inferno. La sua colpa? Semplicemente questo, è troppo figa.
Io mi mettevo davanti allo specchio e imitavo il suo sguardo nella scena in cui viene letto ad alta voce il diario di Cecilia.
Ero antiestetica quanto il piede di un tedesco con il calzino sotto il sandalo e femminile come Diego Armando Maradona. Cercavo almeno di fare l'occhiolino ma non riuscivo nemmeno a tenere aperto un occhio si e uno no.
Lei era una disadatta che viveva in una famiglia disfunzionale. Io ero una disadattata con due genitori rompicoglioni, non avevo il diritto di essere magra e figa pure io?
E passiamo alla mia terza eroina dell'età mia nuova, anzi passiamo all'eroina vera e propria: Christiane Vera Felscherinow, in arte Christiane F.
Avevo tredici anni anche io quando ho letto per la prima volta "Noi i ragazzi dello zoo di Berlino".
All'epoca sentivo la sua anima affine alla mia, tanto che avrei voluto iniziare a drogarmi anche io. Non mi sono data all'eroina per quattro motivi sostanziali:
1) Mio padre non me lo avrebbe mai permesso.
2) Verso la fine degli anni '90 non c'era poi così tanta eroina in giro
3) Se anche ci fossero stati degli eroinomani nel mio paese di sicuro non avrebbero cagato me.
4) La vita da eroinomane sarebbe stata troppo stressante per me.
Niente, mi sentivo tagliata fuori, disorientata. Non mi sentivo rappresentata.
Poi un giorno, a ventidue anni, quando ero in crisi con il mio ex moroso incontro lei.
Non che "Il diario di Bridget Jones" sia chissà quale film (Il libro da cui è tratto poi è davvero noioso) ma ha avuto il pregio di farmi capire che allora non ero l'unica stronza che aveva qualche problema con l'alcool, compensava le carenze affettive col cibo e campava collezionando una figura di merda dietro l'altra.
Ed ero felice! Felice perché avevo finalmente qualcuno in cui riconoscermi e perché a differenza di Bridget ero giovane e c'avevo una vita davanti e potevo ancora migliorare. E c'avevo anche un fidanzato, un po' balengo ma c'era.
Adesso ho quasi 30 anni. Sono single.
Ho smesso di fumare, è vero. Peccato che ogni tanto quando mi viene voglia di sigarette mi compro un pacchetto che di solito mi schiumo nel giro di una serata.
Amo i carboidrati in qualsiasi forma essi si manifestino. E anche la carne, soprattutto se di maiale. Il pesce pure. Se crudo ancora meglio.
Ma ve l'ho già detto quanto mi piacciono i carboidrati?
Quando esco mi capita di bere troppo e fare figura di merda.
Chi mi vuole bene si preoccupa e mi fa notare che per trovare un moroso dovrei essere più fine, usare un linguaggio meno sboccato e imparare a stare a tavola come si deve.
Sono preoccupata per questo?
A volte un pochino.
Di solito non me ne frega un emerito cazzo.
Non ho paura di essere mangiata dai cani alsaziani. Sono io che mi mangio loro.
P.S. Secondo me Renée Zellweger con qalche chilo in più stava decisamente meglio che adesso.
venerdì 18 gennaio 2013
Gli uomini non capiscono un cazzo
Generalizzare è sbagliato.
Sfogarsi è cosa buona e giusta.
Ieri
Più tardi
Più tardi ancora (sunto di una conversazione su messanger)
E dopo una giornata come questa come mi dovrei sentire io?
Devo aggiungere altro?
Ah già, dimenticavo! GLI UOMINI NON CAPISCONO UN CAZZO.
Sfogarsi è cosa buona e giusta.
Ieri
Io: "Ma si può? Quell'altro dopo che mi ha lasciata si è messo subito insieme ad un'altra. Manco il tempo di elaborare il lutto..."
Lei (una mia amica): "Cosa vuoi che ti dica? Gli uomini non sanno stare da soli, si buttano tra le braccia della prima che incontrano."
Io: "Ma, ma..."
Lei: "Non ce ne sono di ma. Gli uomini non capiscono un cazzo"
Più tardi
Lei: "Ma ti pare che tutte le volte gli devo ricordare che mi deve dare i soldi per le spese delle casa?"
Io: "Tesoro... me l'hai detto tu che gli uomini non capiscono un cazzo"
Lei. "Hai ragione, cosa parlo a fare io?"
Più tardi ancora (sunto di una conversazione su messanger)
Io (triste, depressa e sconsolata. Incazzata pure): "Alla fine il modo in cui io percepisco te è completamente diverso dal modo in cui tu percepisci me. Tu fai un po' parte della mia vita. Io non faccio parte della tua"
Lui (tipo che mi piace, fidanzato. Non con me): "Lo sai quanto ti voglio bene... e poi percezioni diverse possono portare a obiettivi comuni"
Io: "Si, ed è ingiusto"
Lui. "Posso chiamarti?"
Io: "No"
Lui: "Non appena ci rivedremo ti ripagherò di tutto..."
Io (in uno slancio di gioia): "Davvero???"
Lui: "Si, inzierei concentrandomi sulle tette..."
E dopo una giornata come questa come mi dovrei sentire io?
Devo aggiungere altro?
Ah già, dimenticavo! GLI UOMINI NON CAPISCONO UN CAZZO.
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