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mercoledì 2 settembre 2015

Qualcuno mi ha suggerito che il curriculum è meglio pomparlo un pochino

Nome: LiLLy

Cognome: Yeah

Nata nella meravigliosa città di Garbagnate Milanese

Il: 15/05/1995

età: 20 anni, appetibile, giovane e prestante

Percorso scolastico, mi sono diplomata alla prestigiosissima "Zurich international school" a Zurigo, in tutti i corsi di studio presenti nell'istituto.

Ho frequentato i seguenti corsi, ottenedo il diploma di laurea con il massimo dei voti possibili immaginabili:

  • "Teoria e tecniche di salvezza dell'umanità" presso l'università sarda Aristan
  • "Corso di laurea in comicità" presso l'università Solten di Southampton
  • "Corso di laurea in scienze della carne" presso la Texas A&M university
  • "Corso di laurea in attività avventurose" presso il Green Mountain College del Vermont


Master in:

  • "Tuttologia quantistica" 
  • "Scienza e fenomenologia del pararnormale",
  • "Geometria analtica applicata alle tende da campeggio"



Percorso lavorativo:

  • esperienza pluridecennale alla Apple ai vertici della dirigenza
  • Ambasciatrice per Unicef.
  • Artista di strada ergo madonnara/giocoliera/intrattenitrice a Padova
  • Pilota d'aerei per Ryanair


Lingue parlate: Italiano, francese, inglese, dialetto lombardo, cinese, coreano, russo, spagnolo, swahili

Competenze informatiche: ho lavorato alla Apple, fai un po' tu.


Hobbies:

  • Girare documentari di nicchia 
  • Collaudare aerei
  • Proiettare nel reparto casalinghe ressegne di film neorealistici austriaci 
  • Viaggiare. Sì ma nel tempo però

Sport:

  • Lottare con gli orsi bruni
  • Fare parapendio senza paracadute

Altre esperienze rilevanti:
Ho vissuto sette anni in Tibet e tre nei bassifondi di New York, convivendo con due spacciatori.


Attitudini personali. Quando ho incontrato Ghandi, lui ha iniziato a chiamarmi Mahtma (tradotto:
Grande anima) Io per tutta risposta ho iniziato a chiamarlo "Fraté".



Così va bene?








lunedì 29 giugno 2015

Ah, l'amore

Carissimi lettori, era già da un po' di tempo che volevo scrivere questo post perché ci tenevo veramente tanto a voler condividere la mia esperienza con voi.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.

La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.

1)  Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che  ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?

2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a  non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè  rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:

-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"

Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.

3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.

Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.





sabato 27 giugno 2015

Mi presenti i tuoi?

A volte capita.
La persona con cui stai insieme non ti presenta alla sua famiglia.
Lui (dico lui perché di media mi pare siano soprattutto gli  uomini che preferiscono evitare di coinvolgere la famiglia all'interno delle proprie vicende amorose) magari ha già conosciuto i tuoi genitori/fratelli/zii/cugini/vicini di casa.
Magari ha già il posto assegnato sulla tavolata di Natale e una foto che troneggia sulla parete est del salotto, tra quella di nonno Pino e quella della prozia che partecipò alla resistenza nel '43.

Tu a malapena sai dove abita e che ha, o meglio, ti pare che abbia, un padre e una madre. E una casa.

Ovvio, ogni persona è libera di decidere in merito ad una questione  così importante senza ricevere alcun tipo di pressione da parte del proprio partner.
Anche perché i motivi che possono spingere una persona ad evitare di coinvolgere la famiglia possono essere tanti e variegati. Ma soprattutto plausibili e ragionevoli.

Io personalmente avrei preferito chiamare il parentado in causa il più tardi possibile.
Purtroppo però ho dovuto accellerare un pochino i tempi, perché vivo lontana da casa e  miei genitori avevano davvero bisogno di sapermi accanto ad una persona affidabile
Senza contare che quella povera bestia di mio padre stava iniziando a darmi per spacciata.

"LiLLy, hai trovato l'uomo?"
"No papà, non ancora?"
"Ma come è possibile? Hai trent'anni, io alla tua età avevo già una famiglia, dei figli, un lavoro sicuro e quindici anni di contributi versati. Non vorrai mica rimanere zittela, eh?"
"Ma se il primo figlio l'hai avuto a trentuno!"
"Trenta, trentuno, cosa cambia? Ma esci? Quando esci come ti vesti? Mettiti qualcosa di scollato ogni tanto per favore, che a Ravenna andavi in giro vestita come una badante cinquantenne dell'est"

Mio padre e i suoi consigli glamour.

Io al momento sono tranquilla, ho accanto un uomo che amo moltissimo e se non mi vuole far conoscere la sua famiglia, ancora meglio. Così possiamo farci beatamente i cazzi nostri senza dover rendere conto a nessuno.

Certo però che sto brancolando nel buio e di conseguenza mi vengono dei dubbi colossali.
Quando abitavo al paesello, in Lombardia e mi ero trovata il mio primo moroso, mi era bastato fare un salto dalla mia panettiera di fiducia per scoprire indirizzo e numero di telefono della sua abitazione. Due ore dopo avevo già in mano la cartella con una fotocopia dello stato di famiglia, uno schema dell'albero genealogico minuziosamente ricostruito fino al 1403, dati catastali e rogito della casa di proprietà, contratti di lavoro di tutti i membri e un attestato in cui veniva dichiarata l'onestà della famiglia in questione,. Firmato dalla panettiera ovviamente.

In questi giorni sto provando a darmi delle ragionevoli e plausibili spiegazioni in merito alla delicatissima questione, del tipo:


  • Il mio moroso non mi presenta alla sua famiglia perché non ha una famiglia. Lui in realtà è un cyborg che vive nello sgabuzzino dell'azienda in cui lavora, come Vicky la robottina. Le funzioni tipicamente umane che ha espletato fino a questo momento sono frutto di un programma sofisticatissimo messo a punto dalla Nasa e ancora in fase sperimentale. Questo spiegherebbe il suo appetito sovrumano, la sua mostruosa memoria e la sua impellente tendenza a correggermi quando, parlando, canno l'utilizzo dei tempi verbali.                                                                                                                                                                                                 
  • Il mio moroso non mi presenta i suoi genitori perché è lui il genitore di se stesso. Lui è infatti l'unico esemplare di essere umano in grado di riprodursi attraverso il meccanismo della "riproduzione vegetativa", come avviene per certe piante. A mio parere la cosa dovrebbe funzionare così: arrivato ad una certa (suppongo tra i 32 e i 35 e per ora direi che come tempistica ci siamo), da una porzione random di pelle sufficientemente ampia, spunta un rigonfiamento che nel giro di nove mesi si stacca dando vita ad un "mini lui". Il "mega lui" da cui si è distaccato a sua volta, al momento è oggetto di studio alla Nasa.                                                                                                                                                                        
  • Il mio moroso non mi presenta i suoi, perché i suoi sono dei pezzi grossi della malavita veneta. Di giorno sintetizzano in casa, di notte spacciano e nel tempo libero estorcono denaro al disperato di turno. Lui al momento sta cercando di capire se mai potrò fare parte della banda, quale ruolo assegnarmi eventualmente o se, al limite, tenermi buona come cliente per  i prodottini chimici messi a punto con tanto amore tra le quattro mura domestiche. L'ipotesi di estorcermi denaro l'ha già scartata in quanto ha capito che non ho denaro da farmi estorcere.                                                                                                                                                                                                                           
  • Come mi ha gentilmente suggerito un'amica: il mio moroso non mi presenta ai suoi perché, come nel film "Quel mostro di suocera", sua madre non vuole una precaria in casa che campa con contatti a tempo determinato. In questo caso, presumo, inizierà una lotta senza precedenti tra me e la signora in questione, a base di dispetti che si tramuteranno presto in veri e proprio atti persecutori.  Tipo che lei tenterà di avvelenarmi e racconterà menzogne sul mio passato. Ah, io comunque con l'abito color pesca, col cazzo che mi sposo                                            
Che dio m'assista.

P.s.: messaggio per il mio moroso, se un giorno dovessi capitare qui, vuol dire che ho vuotato il sacco e ti ho dato finalmente l'indirizzo del mio blog. Prendila con molta ironia, grazie. E salutami i tuoi (sempre che esistano)

martedì 22 aprile 2014

Di frecce e regionali

Il freccia rossa é una cazzo di figata di treno. E che non mi si dica che sono volgare per favore, dentro ad un mezzo del genere lo sarebbe chiunque, perfino la suorina appena vista scendere che si portava dietro un trolley più grande di lei. Son convinta che appena entrata avrà pensato: "E sticazz!!"

Il freccia rossa ha tutto quello che serve per rendere confortevole un viaggio: spazio in abbondanza, una presa della corrente che quando c'hai lo smartphone che si scarica alla velocità della luce é un po' come una manna dal cielo. Inoltre su un treno del genere hai poi il grande, enorme, inestimabile privilegio di sapere a quanto vai. E quando t'accorgi che sei quasi sui trecento all'ora e ancora non li senti, un altro bel "E sticazzi!" ci sta come il cicchetto di grappa dopo la trippa.
Il freccia rossa c'ha anche il uai fai. Pensate, il uai fai. Che non ho ancora capito come cazzo funziona, se é aggratis o no. Comunque sono quasi sicura che ce l'abbia.
Poi vi devo svelare una chicca. Ma proprio una di quelle chicche che più chicche non si può. Avete mai assistito alla partenza di un mezzo di tale portata? No? Beh sappiate che quando il freccia sfreccia verso l'infinito e oltre, lo sfregamento delle ruote contro le rotaie emette un suono, un fischio che si compone di due note distinte. La prima più bassa, la seconda più alta. Ebbene quelle sono esattamente le prime due note emesse dall'armonica nella canzone "Ho imparato a sognare" dei Negrita.  O almeno credo, insomma io di musica non ci capisco una sega e ho anche una percezione abbastanza alterata della realtà.

"Minchia che storia!" Direte voi. 

E avete ragione: il freccia rossa ci fa sognare. Anzi, oserei dire che io il freccia rosso me lo sogno proprio, visto che costa un occhio della testa.
Infatti non é il treno che ho preso io. Io l'ho visto arrivare e ripartire con quel fischio magico che sa' di libertà e sere d'estate, di musica e birre. Lui, il freccia rossa, che chissà dove sarebbe approdato alla fine della sua corsa...

Oddio, sul tabellone luminoso c'era scritto che finiva a Napoli, ma per come lo vedevo io poteva anche fare come il Galaxy  Express 999 e spiccare il volo verso chissà quale galassia.

Poco dopo é arrivato il mio regionale, che  in confronto, arrancava come un vecchietto. 
É arrivato, tutto sgangherato, pieno di gente ammassata. E son salita. 
Niente Negrita di partenza, una buona camminata di mezz'ora per trovare un posto a sedere e adesso son qua. 
Ancora un'altra volta in viaggio.
Vivo ormai con le valigie in mano e d'altra parte era proprio quello che volevo: non stare mai ferma in un posto solo. 

Mi spiace se sono sparita, ma ho troppe cose da elaborare. Sto ricominciando per l'ennesima volta da zero in una città nuova,  con un lavoro nuovo. A volte la paura mi fotte proprio. A volte no. Non ho ben capito quali saranno i prossimi treni che prenderò. Se regionali o frecce. Se finiranno a Napoli, a Milano o se schizzeranno in aria alla volta di Marte. Io voglio solo essere felice, fare foto e tornare a scrivere. 
Mq cone cazzo si fa a smettere di avere paura del futuro?

P.s.: avvertenza, questo post l'ho scritto con lo smartphone, quello che una volta m'ha corretto "tutto" con "rutto", tanto per intenderci. Se doveste trovare errori, abbiate pietà di me.

P.p.s: ringrazio la persona di cui non cito il nome per motivi di privacy per la preziosa consulenza. Onore  e gloria a te che sei stato citato nel mio blog. Come ricompensa va bene? :)

venerdì 21 febbraio 2014

-LiLLy e...- Ovvero i peggiori scenari apocalittici mai partoriti dalla mente di una donna

Adesso ho capito perché per nove lunghi mesi della mia esistenza ho avuto una specie di pseudo storia con un uomo impegnato.
Perché avevo sesso e -più o meno- presenza, senza avere legami. Senza che l'altro invadesse i miei spazi.
Perché, cazzo, così si sta bene.
Un giorno a Padova, un altro a Torino, un altro sa il cazzo dove.
E non me ne fotte una minchia se vedo i miei amici che si accasano, sfornano pargoli manco fossero cup cakes e decidono la destinazione del viaggio di nozze.
C'è fretta?
Che vada a forsi fottere anche il ticchettio dell'orologio biologico. Tanto male che vada tra cinque anni mi faccio congelare gli ovuli. Così poi magari ci faccio la frittata.

Il punto è che sono rimasta traumatizzata. Ho conosciuto più famiglie disfunzionali io che il servizio "Minori e famiglia" del comune di Milano. O la Lucia in tutta la sua tata-esistenza.
E poi c'è quell'altro piccolo problema. Quello della salute mentale che vacilla. Dell'incorenza. Del voler provare tutto e il contrario di tutto. Del non volermi fermare. Dello scappare. E del voler sentirmi Amata, con la A maiusocola.
E un'altra cosa ancora. Nella mia vita credo di avere uno scopo da realizzare.
Ormai, sono sempre più convinta che ognuno di noi abbia il suo percorso da fare e i il suo scopo ultimo da raggiungere.
Io non ho ancora capito quale cazzo sia il mio. Attualmente mi verrebbe da dire il "rubare l'ossigeno a coloro che lavorano", ma spero di cambiare presto il mio karma altrimenti potrei rimanerci moooooolto male. Ma moooolto.

E comunque alla vita non gliene frega niente, continua a sbatterti in faccia le tue manchevolezze e le tue paure.

"Ma ti immagini tu un giorno? Ti sei mai immaginata madre? Con una famiglia? Con un compagno?"
"Scusa, scusa, scusa. Please, pronuncia le seguenti parole: madre, famiglia e compagno lontano da me. Perché mi fai venire il prurito. E ho paura di avere uno schock anafilattico.
E comunque no. Non ci penso. Non mi immagino, non mi ci vedo"

E invece poi mi ci sono vista, immaginata e pensata. La mia piccola mente malata ha partorito scenari apocalittici.

Scenario apocalittico numero 1 -LiLLy e il tizio tanto carino e simpatico all'inizio che si trasforma in un bruto"

Già mi ci vedo. Io e lui nell'appartamento. Mesi di affitto da pagare. Bottiglie aperte di birra in frigor che fermentano in mezzo a caciotte amuffite e svariati tipi di verdure che hanno perso il loro aspetto naturale per trasformarsi in una sorta di blob.
Io sto a casa, ovviamente non lavoro. Il mio unico lavoro è procreare.
Due tre pargoli in giro, sparsi per il pavimento, che scambiano le bottiglie di vino vuote per biberon e che ci rimangono malissimo nel constatare che sono vuote.
Mentre aspetto il mio compagno, cerco di accendere un fornello che non ne vuole sapere di accendersi, perché devo preparare un salutare pasto a base di pataine fritte e hamburger insaporiti con la cenere della mie preziosissime camel light.

"Mamma, quando me lo fai il bagno?"
"Quando non ci saranno più i vestiti in ammollo"
"Ma perché non usiamo la lavatrice?"
"Chiediglielo a tuo padre dove sono andati a finire i soldi per la lavatrice nuova. Chiediglielo a lui e a quell'altra sgualdrina con cui esce insieme!!!"

Poi eccolo, arriva lui, l'uomo della mia vita. Uno di quei tizi che a trent'anni già ne dimostrano sessanta. Con la panza, la canottiera bianca e 'na croce al collo così grossa che potrebbe benissimo reggere il Cristo intero di Rio De Janeiro.
S'annuncia con un rutto.
"Oh tu, uomo di merda, hai portato a casa i soldi?"
Risponde con un altro rutto che significa no.
"Bello passare il tempo con quell'altra sgualdrina, mentre io sono qui a marcire in questo buco! Ma va a laurà barbun!"
Lui, acchiappa un hamburger mezzo cotto dalla pentola, se lo mangia, s'acchiappa la bottiglia di birra che fermenta in frigor da mesi e, sempre ruttando, scappa via.


Scenario numero due -LiLLy e l'uomo in carriera-

Già mi ci immagino. Nella villa. Soldi a palate. Lui sempre in giro per lavoro e per scopare a destra e a manca. A pagamento. Perché fa talmente schifo che non ci si vorrebbe accoppiare nessuno con lui. Manco io.
Io ovviamente non lavoro. Anzi, l'unico motivo per cui mi sono sposata è proprio perché l'assenza di lavoro mi aveva spinta a cercare qualcuno che mi mantenesse. E così sono finita, con il voltastomaco,  tra le braccia di questo abietto individuo con il sex appeal di un calzino sgualcito e la cui pelle ha il vago sentore del muflone in calore

Mi immagino lì, seduta su una sedia.
Mentra strafatta di psicofarmaci aspetto lui.
I miei figli sono chiusi, ognuno nella loro camera. Perché abbiamo problemi relazionali talmente gravi che non riusciamo a reggere l'uno la presenza dell'altro. O forse la nostra relazione è andata a farsi benedire nel momento in cui, appena dopo il parto, mi sono stati strappati via dalla sadica suocera, per essere affidati ad una balia.

"Ma perché? Io voglio crescere i miei bambini...datemi i miei bambini!"
"Tesoro, nella nostra famiglia, non si usa, non è ammesso. Adesso da brava, apri la bocca che la tua cara suocerina ti da la medicina" E da lì il nulla.

Ed ecco che lui arriva. Lo capisco dall'odore di muflone che inizia ad invadere l'aria.
Entra. Mi guarda.
"Ciao" mi dice.
"Ciao" gli rispondo con la bocca impastata dagli psicofarmaci.
"Ho parlato con mia madre"
La mia faccia si trasforma in una maschera di spavento.
"Pensi che lei non si sia accorta che quando io non ci sono tu ti fai sbattere da Pedro, il giardiniere?"
"E pensi che io non me ne sono accorta che vai più a zoccole tu che un certo nostro ex presidente del consiglio?"
"Ebbene, adesso sono cazzi tuoi. L'ho licenziato"
"No, Pedro noooooo! Pedro mi amor! Bastardo, bastardo senza cuore!"

Scenario apocalittico numero 3 -LiLLy e quello che c'ha dei gravi problemi mentali gravi. Ma molto gravi"-

Già mi ci vedo. In casa. Questa volta lui è presente. Fin troppo presente. E la casa è pulita. Fin troppo pulita, infatti l'odore di candeggina fa lacrimare gli occhi.

"LiLLy, vieni qua che c'abbiamo le pulizie da fare in casa"
"Ma le abbiamo appena fatte!"
"I microbi! Questa casa è piena di microbi!"
"Ai microbi pensi tu? Mai una volta che mi porti a cena fuori!"
"A cena fuori, ma sei matta? Non esistono ristoranti puliti, rischieremmo di morire lo sai?"
"Ma che cazzo, non posso stare sempre in casa, non lavoro nemmeno io...ho bisogno di prendere aria, ARIA!"
"L'aria fa male, fa venire la broncopolminite. Dai calmati, prendi lo straccio e vai a pulire il pavimento del bagno. Io intanto faccio la cucina. Dopo li vai a recuperare tu i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io soffoco, lo vuoi capire, SOFFOCO!"
"Adesso ti passa. Ma non pensi a quanto siamo felici noi? Io, te e i bambini nella camera iperbarica?"
"Ma io..."
"LiLLy, dai, avanti, lo sai cosa devi ripetere quando ti senti così, vero?"
"Sì"
"E avanti, dillo allora"
"Noi siamo una squadra"
"Avanti, più forte"
"NOI SIAMO UNA SQUADRA!!!!"
"Brava, è questo che voglio sentire. Ah, a proposito, domani dobbiamo prendere l'amuchina...sai, viene il giardiniere nuovo, prima di fargli tagliere la siepe, lo voglio igienizzare per benino."
"Hai trovato il giardieniere nuovo? Come si chiama"
"Pedro"

Io non ce la posso fare...

giovedì 2 gennaio 2014

Arrivata a questo punto posso solo sperare di trovare dio

(Titolo inutilmente pomposo e pretenzioso. Non mi veniva in mente altro però)

La ragazza che ho visto poco prima mi rivolge all'improvviso la parola: "Scusa!"
Mi coglie alla sprovvista e all'inizio non capisco se si stia rivolgendo proprio a me. 

E a chi cazzo avrebbe potuto rivolgersi?
Accanto a lei ci sono solo io.
Il mio amico cammina distante da me, immerso anche lui nei suoi pensieri.

Mi giro e la guardo.
"Dimmi pure"
La ragazza ha i capelli rasati da una parte e lunghi dall'altra.
Un occhio leggermente più chiuso dell'altro.
Ed è sporca.
Sporca in viso, sulle mani, sul vestitino di lana rasa e sul giubbotto chiaro troppo leggero.
Mi ricorda uno spazzacamino.
"Non è che mi faresti accendere?"
Mi sorprendo a vedere che dalla labbra le penzola una cicca di sigaretta (o di canna?), talmente consumata che mi chiedo cosa ci possa tirar fuori da fumare ancora.
D'istinto mi viene da accenderglielo io, il moccino.
Ma è talmente corto che che ho paura di bruciarle il viso sicché le passo l'accendino.
E rimango così incantata a guardarla che mi dimentico di augurarle buon anno intanto che mi restituisce l'acccendino, mi saluta e se ne va.
Un quarto d'ora dopo infilo la mano in tasca e trovo il mio pacchetto di sigarette.
"Avrei anche potuto offrirgliene una, quanto sono cretina" .

È il primo di gennaio.
È mezzogiorno.
Io e il mio amico siamo appena usciti dall'albergo per raggiungere il centro.
Una volta in strada ci siamo accorti che non passavano gli autobus della nostra linea e così abbiamo deciso di spararci quei sette chilometri a piedi.
Io, il mio amico e le rotelle del mio trolley che facevano un baccano d'inferno mentre scorrevano sull'asfalto.
Ci godevamo una Bologna inondata di sole, mentre cambiava vestito da un chilometro all'altro.
I palazzoni di periferia anni '70, così grigi e così tristi.
Quartieri anonimi, dove gli unici sprazzi di colore erano dati dai -sempre troppo pochi- muri colorati con la vernice spray.
Strade intere senza un negozio, senza un centro, senza un punto di ritrovo.
Qualche area gioco. Sempre se di area gioco si piuò parlare: uno scivolo, un altalena buttata in mezzo a qualche prato sparuto.
Passiamo di fronte ad una scuola.
In giardino ci sono dei muri.
Sì, non sto scherzando. Un uno spazio dedicato al gioco dei bambini ci sono dei muri.
Anche se qualcuno li ha colorati disegnandoci sopra delle faccine sorridenti, cazzarola so' sempre muri.

Non ho la reflex, vorrei fare qualche foto con il telefono.
Ad un certo punto lo tiro pure fuori quando passo di fronte all'ennesimo palazzone situato accanto ad una cimeniera che butta fuori fumo anche durante quel primo giorno dell'anno nuovo.
Poi decido che non ho voglia ho voglia di fare foto e lo metto via.

Finiti i palazzoni, arrivano le palazzine.
E la città si trasforma in paese.
Palazzine piccole con annesso il giardino, l'orto, qualche gallina che razzola in cortile.
E parchi bagnati dalla luce della una.
"Guarda queste bacche! E guarda questi frutti!Avevi mai visto della roba del genere?"
Cazzo siamo a Bologna. Eppure queste piccole scoperte vegetali mi colpiscono manco stessi osservando qualche strana pianta in Madagascar.
Le bacche sono dei piccoli corni rossi che ricordano dei minuscoli peperoncini. I frutti sono palle grosse quanto mele, composte da tante piccole palline verdi.
"Lisa, mai, mai visto niente di simile.
E rimaniamo lì perlessi a guardare ancora per quache minuto.
Poi riprendiamo il nosro cammino.

Nell'aria si sente profumo di fritto, di pasta al forno. E di trippa.
Da una macchina scende una ragazza con un vassoio avvolto nella carta alimentare.
Chissà, forse sono tartine. O forse è pasta fresca. Magari preparata da lei stessa. O comprata nel pastificio di fiducia.
Magari. Io posso solo immaginare.
Sicuramente la aspetta un abbondante pranzo da amici o parenti.

Il primo dell'anno è un giorno sonnolento, raccolto, di festeggiamente stanchi e di sommessa rilassatezza. Di divani e chiacchiere.
Di affetti autentici.
Ma solo quando gli affetti sono davvero autentici e riescono a sopravvivere nonostante la noia e le abitudini. E la voglia di buttare addosso agli altri lo shifo e il grigiume che si ha dentro.

Io invece in questo primo giorno dell'anno sono in giro per Bologna, con la Torre Degli Asinelli che si staglia sullo sfondo, lì dopo il ponte, a ricordarmi che il centro si sta avvicinando.
Ripenso ai primi dell'anno degli ultimi anni e a quanto mi andasse stretta la vita di prima.
A quanto mi riempie di gioia questa passeggiata tra sole e miserie. Orti e profumi.

Ecco i portici.
Ecco il centro con tutti quei mattoncini rossi.
Il centro in cui ho vagato tutta la notte prima, da un bar all'altro, facendo il pieno di prosecchi e risate.
Ecco Piazza Maggiore, lì, la sera prima ero rimasta incantata ad ascoltare il suono di un carrilon mentre sulle facciate dei palazzi signorili venivano proiettate strane immagini di palline colorate che si muovevano. Pareva Candid Crash Saga.
Che cosa c'azzeccasse non l'ho mica capito.
Ma era davvero importante capire?
O forse era molto meglio perdersi in quel momento, nel suono di quel carrilon, nelle immagini di quelle palline colorate che mi rocordavano un fottutissimo gioco per pc?

Arriviamo in stazione, mangiamo qualcosa al volo e si torna a casa.
Mi aspetta un viaggio in treno che sarà una lotta continua tra il sonno che cerca di avere la meglio sul mio cervello e la mia voglia di leggere il terzo capitolo di "Mangia prega ama".

Saluto il mio amico.
Saluto Bologna con la speranza di rivederla presto.
E saluto questo 2014.

"...e speriamo che questo 2014 sia meglio dell'anno passato..."

"...Lisa mi piace concludere l'anno che stasera saluteremo con il pensiero alle cose che belle che senz'altro ti/ci sono successe...Si pretende sempre tanto dalla nostra vita, ma spesso ci dimentichiamo delle piccole meravigliose cose che ad esempio la tua macchina fotografica ha saputo cogliere con tanta poesia"

Buon 2014 a tutti i i carissimi affetti che questo 2013 mi ha regalato.
Buon anno a tutti voi.

sabato 16 novembre 2013

La legge di attrazione

Per la prima volta ne ho sentito parlare qui, nel mio blog.
Come viene spiegato in questa pagina:

"La legge di attrazione afferma che qualsiasi cosa su cui focalizzi la tua attenzione viene attratto nella tua vita e si manifsta nel mondo fisico. In sostanza il tuo focus determina la tua realtà, più coltivi nella tua mente una determinata immagine, associandole emozioni positive o negative, più aumentano le possilità che tale immagine diventi reale e trovi una corrispondenza concreta nella tua vita"

Bene, signore e signori. Miei cari amici e lettori.
Proprio l'altro giorno ho fissato attentamente sul pc la foto del mosaico che ritraeva la Tea, chiedendomi che cazzo avessi io da spartire con un'imperatrice bizantina. 
Poi qualcuno mi ha svelato tutta una serie di aneddoti molto simpatici sulla sua intensa vita sessuale che mi hanno incuriosita alquanto.
E indovinate un po' cos'è successo?

Sabato pomeriggio. In quel di Ravenna. Sono con un amico, ravennate. Ravennate vero eh, mica importato come me.
L'idea era di trovarci in pieno centro, a piazza del Popolo, e da lì scappare verso il mare o la collina.
"È una bella giornata" mi dice.
"Dai, andiamocene via da Ravenna che a me fa schifo" mi dice ancora.
Io annuisco e penso che se Ravenna non piace manco ai ravennati, un qualche fondo di verità dev'esserci per forza.

Ci incamminiamo e ad un certo punto passiamo di fronte a questa chiesa.
"Sei mai stata a San Vitale? Li hai mai visti i mosaici?".

Avanti LiLLy, adesso da brava, spiegagli qual è il tuo rapporto con i mosaici e l'arte bizantina. E sii sincera!

"I mosaici mi fanno cagare!"

"Ma no! Ma devi vederli, sono bellissimi, l'unica cosa bella che abbiamo qui. E se becchi una giornata molto soleggiata, magari in estate o in primavera puoi vedere dei giochi di luce spettacolari"

Insomma, alla fine mi convince.
Entro e indovinate un po' chi mi trovo davanti?


 
Signori e signore. Lettori e lettrici. Trattasi di un'orribile foto scattata con lo smartphone in condizioni di luce pessime. Ma vi garantisco che è lei. Tea.

"Guarda! L'imperatrice Teodora!"
"Caspita LiLLy, come sei informata!"
"Lascia perdere che conosco cose di Teodora che tu, comune mortale, nemmeno ti puoi immaginare"

E poco fuori San Vitale, il mausoleo di Galla Placidia. E pensare che ho detto a Sea che per me poteva anche smontarlo e portarselo a casa.
In realtà è molto bello.
Pubblico altre orribili foto, giusto per farvi vedere che ci sono stata sul serio.




"Allora LiLLy, ti sono piaciuti i mosaici?"
"Sì, molto belli"
"Non mi sembravi particolarmente emozionata"
"Emozionarmi? Io? Per un mosaico??? Ma va là, ci vuole ben altro per far emozionare me!"

Siccome la legge di attrazione in questo caso ha funzionato alla grande, adesso voglio provare con questo:





"LiLLy, dai addirittura Colin Firth!"

Macché. Colin Firth ormai è attempato. Quanta anni avrà? Sessanta?
No, io mi accontento di una copia molto fedele all'originale, che non superi i quaranta.
Adesso vi lascio che mi devo focalizzare sull'immagine mentale che mi sto facendo.
Dita incrociate!