venerdì 15 luglio 2016

Mi sono trasferita

"E dove sei finita LiLLy? A Roma? A Mosca? A Pechino?"

No, veramente vivo sempre a Padova. Ho trasferito il blog.
Ecco il nuovo indirizzo, caso mai voleste farci un salto.

http://inunclic.blogspot.it/

A presto!

martedì 12 gennaio 2016

Cara LiLLy del passato

Cara LiLLy del passato, ti scrivo.
Così mi distraggo un po'.
E siccome sei molto lontana, più forte ti scriverò.
Da quando sei partita, c'è una grossa novità.
quel triste passato è finito oramai e qua per certi versi va.
E va alla grandissima.

Ti aspettavi il contrario, vero? Vecchia pessimista che non sei altro, mannaggia a te!
Sai che ti penso? Penso a te quando, nel 2009, asciugandoti le lacrime, iniziavano a girati in testa quelle solite quattro domande:
"Le coppie felici esistono?"
"Perché amare significa anche soffrire?"
"Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
"Perché per amare bisogna per forza scendere a compromessi?"

A 25 anni per certi versi eri già arrivata. Avevi una casa. Avevi un contratto a tempo indeterminato.
Se ti fosse capitato di rimanere incinta probabilmente non ti sarebbe mancato nulla per fare crescerei il tuo bambino in un ambiente sano e confortevole.
Quel bambino, o quella bambina, non è mai arrivato/a. E tu lo sai benissimo perché, vero?

Ma dammi la possibilità di donarti un minimo di senso in mezzo a quella palude di punti interrogativi e lacrime che ti sta inghiottendo
LiLLy mia, gioia bella, ho qualche anno in più di te e un po' più di esperienza sul groppone.
Vuoi sapere se esistono le coppie felici?
Ebbene, tieniti forte perché questa proprio non te l'aspetti di sicuro.
Sì, esistono. Non sono fantascienza e non sono nemmeno una specie in via d'estinzione.
Succede, che due persone vadano così tanto d'accordo da ringraziare il cielo per ogni singolo attimo passato insieme.
Non è magìa, non è botta di culo.
Bisogna lavorare su se stessi. Provare a far luce sulle zone d'ombra, sedare le paure insensate, capire che cosa si vuole. E soprattutto non riporre nell'altro le sorti della propria felicità.
Cara LiLLy, gli altri hanno dei limiti sai? Forse è proprio questo che ti sfugge.
Amare qualcun altro, come ho già detto e ripetuto, è il felice coronamento di un atto d'amore che nasce prima di tutto verso se stessi, capisci?

Seconda domanda: "Amare significa soffrire"?
Tesoro, no.
Riflettici un attimo, se continui a scofanarti di bignè e ad un certo punto scopri che sei celiaca, che fai? Continui a magnare imperterrita bignè o inizi a cercare qualche prodotto gluten free?
Dicesi "Capacità di adattamento" cara LiLLy.
Chi cazzo te l'ha detto che devi soffrire? Il dottore?
Certo, stare a stretto contatto con una persone può significare, a volte, avere qualche timore per il futuro. Altre volte non ci si capisce o magari si è stanchi.
Succede,
Come succede anche che ti prendi un pochino di tempo per capire cosa sta succedendo, per pensare a quanto sia meravigliosamente perfetta e imperfetta la persona che ti sta accanto, per parlarle serenamente di come ti senti.
E lì ti accorgi che ti senti infinitamente grata nei confronti del Grande Capo, perché cazzarola, tu sei viva, lui e vivo e finché avrete la fortuna di essere due persona sane e in salute allora non si può che godere del presente.
Capisci? Quando manca la gratitudine, mi dici che cazzo di senso ha? Perché? A che pro?

Domanda numero tre: "Cosa c'è di sbagliato in me che ho una relazione pluriennale eppure litigo ogni santissimo giorno con la mia adorata metà?"
LiLLy mia, io ti conosco bene, sai? So che sei una persona curiosa e che ha sempre avuto tanta voglia di crescere e di imparare.
Quante volte ti sei messa in discussione?
Troppe.
Ecco, forse la risposta alla tua domanda è che il problema non sei tu.
Forse il problema è che ti stai accanto.
LiLLy, pensaci bene: stai lottando ogni singolo giorno con un solo obiettivo in testa: essere almeno un pochino felice. Ci hai provato. E hai provato a coinvolgere anche la tua dolce metà.
Gioia mia. Non è colpa tua. Ci sono persone che non sanno essere felici e che per questo avvelenano anche la felicità altrui.
Come ti dicevo prima, gli altri hanno dei limiti. Tu pure e per quanto il tuo ego sia decisamente smisurato, non sei dio, quindi non puoi farci nulla. Cosa ti rimane a questo punto? Facile. Il tuo sacro desiderio di stare bene.

Ma veniamo al dunque dei dunque: i compromessi.
No perché io lo so che per certi versi il tuo sviluppo etico e morale s'è incagliato contro qualche iceberg di natura ancora non ben definita, ancora ai tempi delle elementari. O forse anche prima.
Ti conosco mascherina, e so che stai lì ad ipotizzare a baratti del tipo:
"Se rinuncio un po' a me stessa, lui mi darà in cambio un minimo di sicurezza"
"Se gliela dò un po' più spesso, magari mi porta fuori a cena"
"Se sto zitta posso avere in cambio un po' di pace"
LiLLy mia, Che? Ti sei messa a studiare scienze dell'educazione perché non potendo tornare all'asilo per evidenti limiti di età, t'è passata per la testa l'idea di aprirne uno? Ma insomma ragazza mia, che modo di ragionare è mai questo?
Mai, Mai, MAI rinunciare a se stessi.
E non mi dire che lo fai per amore, no, questa è una cazzata colossale.
Hai presente la solita frasettina stra abusata, Bacio Perugina Style che recita: "Chi ti ama, ti ama esattamente per quello che sei"?
Fidati, è vera.
Si può avere la grande, immensa fortuna di avere accanto un uomo che è felice nel vederti realizzata e contenta.
Che non è invidioso se un giorno riesci a sentirti alleggerita dai mille problemi solo perché fuori c'è un tramonto spettacolare e tu hai il cuore colmo di gioia.
Che quando ti viene voglia di andartene a spasso per l'Italia, lui ti dice: "Vai e divertiti" (che non suona come un vaffanculo eh, attenzione)
Che il tempo speso insieme lo si trascorre facendo ciò che dà gioia e fa stare bene entrambi.
LiLLy mai sentito la parola "Condividere"?

Poi oh, non t'aspettare situazioni idealistiche e iper-perfette.
Qualche compromesso ci sta,
L'importante è chiedersi sempre se ne vale la pena.
E rispondersi sempre sinceramente.

Chiudo con la sensazione di aver detto un sacco di banalità.
Eppure non sono proprio le cose ovvie che spesso perdiamo di vista?

Forza e coraggio cara LiLLy del passato, ti direi di asciugarti le lacrime e andare a farti una passeggiata che ci sono tante cose belle da fare e vedere anche in momenti difficili come quelli che stai vivendo tu. Ma so che non lo faresti. Ti lascio al tuo tempo.

Un abbraccio.

LiLLy dal futuro









giovedì 7 gennaio 2016

Prima o poi tornerò a scrivere con una certa regolità

Dovrebbero inventare un nuovo Activia, quello che ti fa tornare ad avere una certa regolarità.
E non sto parlando di quella intestinale.
Sono stitica.
Sono bloccata a livello creativo. Raccolgo e assorbo ma non mi svuoto e non produco.
Insomma, 'sto cazzo di Activia qualcuno lo può brevettare?
Anche una sorta di Falqui-creativo ci potrebbe stare.
Lo prendi e vieni colto da una sorta di diarrea-esteticoscribacchina e devi rimanere a casa attaccato al pc scrivere, sistemare foto e dipingere.
E devo dire che mi piace molto questa cosa che mi assento per settimane (mesi forse?) e quando torno faccio 'sti bei discorsi di merda,
Ma a voi è mai successo di essere stitici creativamente? Che fate? C'avete magari qualche rimedio casalingo? Mangiare tanta verdura può servire a qualcosa?
Ma andiamo oltre.
E vediamo di iniziare FINALMENTE a produrre.
Cosa? Non lo so. Qualsiasi cosa va bene piuttosto che stare con le mani in mano.
Approfitto di questa felice "primavera dello spirito", confermata anche dal sole che mi fa "ciao ciao" dalla finestra, e, come Atreyu che stringe tra le mani l'ultimo granello di sabbia di Fantàsia e finalmente si reinventa tutto un mondo nuovo. anche io mi appresto a creare questo nuovo post.

Esplosione FalquiCreativa, tipo che tiro fuori tutto quello che c'ho dentro e come viene?
O controllata, così come la Marcuzzi e Shakira disciplinano il loro intestino a suon di bifidus actiregularis, producendo un pochino tutti i giorni e sempre alla stessa ora?

Io solitamente opto per le esplosioni controllate.

E caso mai gliene dovesse importare qualcosa a qualcuno vi mostro quello che ho prodotto ho prodotto nell'ultimo anno della mia esistenza, impiastricciandomi le mani e insozzando in giro. Rischiando perfino di essere linciata viva dal mio coinquilino quando si é trovato l'acrilico nella sua tazza preferita.
Ho iniziato a dipingere.
"Brava LiLLy, non sapevamo che fossi anche capace di disegnare"
E infatti sono totalmente incapace di disegnare.
Roba che la mia maestra delle elementari, quando vedeva i miei disegni impallidiva.
Roba che quando una mia amica, appassionata di psicologia, si mise ad analizzare un mio disegno, così per gioco, mi consigliò di andare da uno psicologo. Un psicologo vero.
"Non hai il senso delle proporzioni! Hai disegnato una casa con una porta minuscola e una bambina alta quanto il tetto, ma ti rendi conto? E se la bambina volesse passare per la porta?"
Io pensai immediatamente ad "Alice nel paese delle meraviglie" al motto "Nulla è impossibile" (o impassabile)
Poi relizzai che Lewis Carrol effettivamente forse tanto a posto di testa non era.
"E la testa della bambina ... è enorme! Credi che un corpo così piccolo possa reggere un peso così massiccio? Certo che tu c'hai proprio una percezione molto distorta della realtà..."

E così smisi di disegnare.
Almeno finchè non ho scoperto la pittura astratta.
L'astrattismo è una figata. Non ci sono bambine e porte.
Nè proporzioni.
Regole zero.
E così ho iniziato a buttare fuori qualcosa.
Caso mai i miei dipinti dovessero farvi cagare (e ridaje con 'ste immagini bon ton), vi prego, non ditemelo. Perché sono una donna molto suscettibile e potrei rimanerci male.
Questa è la prima mia tela che vi mostro.
In seguito pubblicherò anche le altre. Così vi lascio con un po' di suspence.
L'ho intitolata,  "Paesggio interiore 8".
O almeno credo.
Che a me 'sta cosa dei titoli mi manda fuori di testa.
Come cazzo faccio ad intitolare una roba del genere?





In mezzo c'ho pure trovato un capello. Voi non lo vedete ma vi assicuro che c'è. Mi si propspetta un interessante destino da body artist, ne sono sicura.

venerdì 9 ottobre 2015

Paduv'è

Padova ha iniziato a chiamarmi nel 2011. Solo che trovava sempre occupato.
Prima di allora mi era capitato diverse volte di sentire nominare questa città, ma non la conoscevo affatto.
E voi? Voi la conoscete Padova? Cosa vi viene in mente quando vi dico la parola Padova?
Se vi dicessi Roma vi verrebbe in mente il Colosseo.
Pensi a Milano e vedi le guglie del duomo.
Padova di solito la associ a Sant'Antonio.
Ecco, il primissimo ricordo che ho di Padova in quanto concetto, risale ai tempi dell'oratorio estivo (1994?1995?), quando scoprii con grande rammarico che la gita del giovedì non sarebbe stata a Gardaland (ah, bei tempi quando i bambini venivano portati in gita a Gardaland e non all'Expo!), ma a Sant'Antonio, che nella fattispecie non era né più, né meno che una chiesa.
L'equazione "Oratorio=Gita a Padova=Sveglia alle cinque del mattino=Chiesa" bastava di per sé a farmi desistere.
Non ci andai.
Mia madre si incazzò come una bestia, perché "Ti sei  presa l'impegno di andare all'oratorio estivo e adesso lo porti a termine". 
Io non ci andai comunque. E col cazzo che mi sarei svegliata alle cinque del mattino per andare in chiesa. A fa cusé poi? A pregare? Ma va là.

Successivamente, mi capitò diverse volte ancora, ovviamente, di sentire parlare di Padova. Da quello che avevo sentito dire, avevo capito trattarsi di una città industriale, un po' incasinata. Tipo Milano. Sì, ma più piccola. E con la chiesa di Sant'Antonio. Che non avevo idea di come fosse, ma in quanto chiesa non mi interessava per nulla. Insomma Padova non m'attirava.

Poi nel 2011 Padova, mi chiamò la prima volta.
Lo fece con la voce e il telefono della ragazza con cui poi ho vissuto per un mese e mezzo a Londra. Conosciuta per caso, veniva dalla provincia di Padova.
Fu la prima ad insegnarmi qualche parola in veneto. Parole che dimenticai nel giro di un paio di mesi.
Quando tornammo da Londra mi chiese diverse volte di andare a trovarla.
Non ci andai mai.

La seconda volta fu nel 2012.
Avevo conosciuto questo tizio per caso, e indovinate un po' da dove veniva? Dalla provincia di Padova.
Quando lo andai a trovare, ricordo che mi segnai su un foglietto il nome del paese in cui sarei dovuta approdare col treno. Perché un nome del genere non l'avevo mai sentito prima e temevo di dimenticamerlo: Monselice.
Infatti poi per sbaglio scesi a Rovigo. Ma questa è un'altra, tristissima, storia.
Quella mattina partii presto di casa. Indossavo una maglietta rosa con dei piccoli bottoncini sul seno che non ne volevano sapere di rimanere allacciati.
Ricordo quel giorno a Monselice.
Ricordo quella piccola stazione schiacciata in mezzo ai monti. Ricordo lo fontana triste appena là fuori. Ricordo la campagna. Campagna, campagna e ancora campagna. Avevo vissuto per 28 anni nell'hinterland milanese. E la vista di tutta quella campagna mi dava alla testa.
Ricordo la sensazione di estraneità che mi inebriava.
In moto con lui mi sentivo lanciata come la pallina di un flipper verso l'infinito e oltre. 
Ed ero solo a Monselice.

Mi chiese di tornare a trovarlo. 
Non ci andai mai.

Ma quando Padova chiama, arriva un bel momento in cui non puoi più tirarti indietro.
Si dice che quando finisci in una città o in un paese in seguito a tutta una strana serie di coincidenze, vuol dire che con quel luogo hai un legame karmico.
Ecco, mi viene da pensare che forse chissà, in qualche vita precedente devo essere vissuta a Padova. O forse nelle campagne circostanti. D'altra parte mio nonno paterno era di Treviso, quindi chi mai può escluderlo.

Padova mi ha richiamata per la terza volta nel 2013. 
Grazie ad Adhara. Conosciuta per caso grazie al blog.
Ricordo perfettamente il giorno in cui sono scesa alla stazione di Padova per la prima volta.
Ricordo che uscii dall'entrata principale. Ricordo il grande spiazzo che trovai davanti.
"E questa è Padova" mi dissi.""Ciao Padova, sono arrivata finalmente, hai visto?"
Padova non rispose ma continuò a padoveggiarmi davanti agli occhi e quello mi bastava.

Ancora non avevo la più pallida idea che, nel giro di qualche mese, in quei luoghi, ci sarei passata ogni singolo giorno della mia vita.

Ricordo quel pomeriggio. Un freddo pomeriggio d'inverno.
Ricordo la ricerca, impossibile del parcheggio.C'era un fottìo di gente e per me, che ormai mi ero assuefatta alla semi-deserta Ravenna, mi pareva d'essere tornata nella civiltà.
Ricordo i mercatini di Natale in via Roma. Dove comprai dei cannoli siciliani.
Ricordo i palazzi antichi del centro, di cui mi innamorai perdutamente fin dal primo istante.
Ricordo Prato della Valle illuminata dalle luci di Natale. Si apriva davanti ai miei occhi con tutta sua maestosità e quasi mi pareva un sogno.
Desiderai ardentemente andare a vivere lì.
Ed è successo.

Sette mesi dopo ero in Piazza dei Signori a fare il primo aperitivo insieme al Moro.
Qualche ora più tardi tornavo a casa e dicevo alla mia coinquilina che lui no, non sarebbe mai potuto essere l'uomo della mia vita.

E ricordo un pomeriggio d'estate. Un pomeriggio di questa estate. Che sembra ieri e invece e già passato da un pezzo.
Dovevo andare a trovare una carissima amica conosciuta per caso.
Che abita proprio vicino a Monselice.
Ricordo quando scesi dal treno e ritrovai la stessa stazione vista due anni e mezzo prima.
"Ciao Monselice! Hai visto che sono tornata? Ma ti rendi conto delle coincidenze che mi hanno spinta fino a qui? Ma ti pare? Adesso ho una carissima amica che abita  vicino a te, sai? Verrò a trovarti ancora sicuramente!"
Nemmeno Monselice ripose, si limitò a monseliceggiare.
E a me bastava. 
Poi vidi la mia amica e andammo a fare un giro per il paese.
Ad un certo punto mi accorsi di un piccolo particolare a cui non avevo fatto caso per nulla fino a quel momento. Indossavo la stessa maglietta rosa che avevo sul il giorno in cui ero andata a Monselice quasi tre anni prima. La stessa maglietta, Quella che non metto mai perché i bottoni sul seno non s'alllacciano.
La stessa maglietta, stesso modello, stesso colore, stessa marca, che aveva comprato tre anni prima anche mia nipote. A lei veniva comoda per allattare perché aveva partorito da poco.

E poi le chiamano coincidenze.


E pensavo dondolato dal vagone: 
"Cara amica il tempo prende, il tempo dà, noi corriamo sempre in una direzione, ma quale sia e che senso abbia chi lo sa. 
Restano i ogni senza tempo, le impressioni di un momento, le luci nel buio di case intraviste da un treno. 
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno"

(Francesco Guccini -Incontro-)






mercoledì 9 settembre 2015

Il Veneto che non ti aspetti

Signore e signori. Caso mai vi stiate chiedendo che forma stia assumendo il mio blog e di cosa io voglia parlare, vi rispondo prontamente: "Non ne ho la più pallida idea".
Ho duecento milioni di cose per la testa e le solite mille mila foto da condividere. Per ora se ne stanno tranquille e ben riparate negli antri oscuri del mio hard disk.

Oggi mi é venuta l'insana idea di iniziare a buttarle fuori, come promesso mesi fa. Prima però volevo dirvi ancora un paio di cose.

Come credo già sappiate, LiLLy nasce lombarda.
"Lombarda" per modo di dire, visto che vanto origino veneto-emiliane e calabresi.
Ho vissuto poi, per un anno e due mesi nella stupenderrima Ravenna insieme ai genitori.
Al momento sto a Padova.
Vivo in un appartamento condiviso con altri 3 coinquilini. Il coinquilino, uomo di 32 anni, la coinquilina, donna di 30. Con cui mi trovo benissimo.
Poi c'è Ugo che non ha un'età.
Ugo é un maialino di peluche acquistato all'Ikea durante un momento di follia.
Ugo é considerato da tutti mio figlio.
Ho provato anche a farlo risultare come figlio a carico quando ho fatto la dichiarazione dei redditi ma, ahimé, nonostante gli avessi preparato io stessa un codice fiscale la cosa non ha funzionato.

Ho un fidanzato, come già detto. E di lui sono innamoratissima. Per motivi di privacy lo chiamerò "Il moro".
Moro perché é moro.
Poi perché nonostante sia veneto, é così scuro che potrebbe essere tranquillamente scambiato per turco/arabo/nordafricano/siciliano.
Celeberrima la frase pronunciata dal cugino di mio padre quando ha visto la foto.
"E chisto sarebbe veneto? Pare nu calabbrese"

Il moro, a differenza di tutti gli altri biechi individui conosciuti negli ultimi anni, è sano di mente e ha una struttura psicologica ben salda. é affidabile, costante, responsabile, propositivo, positivo, collaborativo, attento e capace.  E non mi va di raccontare la solita stronzata che sono stata fortunata.
No. Non sono stata semplicemente fortunata. O meglio, un po' sì. Ma di fondo sapevo esattamente cosa volevo. E sapevo di meritarmelo

Costruire la storia che mi sta legando al moro è stato prima di tutto un atto di amore nei confronti di me stessa.
Perché io valgo.
E vaffanculo a tutto il resto.

Per quanto riguarda il lavoro. Beh, pare un gioco di parole ma ci sto ancora lavorando sopra.
Dita incrociate come sempre.

Insomma, la mia vita adesso è molto diversa da quella di una volta. Sono un'altra persona. Ho abitudini diverse, conosco persone diverse, faccio cose diverse.
A volte ancora non me ne rendo conto perché ho sempre quel problema lì. Che in quanto ad elaborazione dei vissuti il mio cervello è fermo ancora al 1993.

Ma fatemi spendere un paio di parole a proposito della bellissima regione che in questo momento mi sta ospitando, il Veneto.
Il Veneto. Ma come cazzo è che sono finita in Veneto????
Ebbene, il Veneto, lasciatevelo dire, è incantevole. Stupendissimo. Meraviglioserrimo.
Ma forse non è semplicemente il Veneto ad essere bellissimo. Il modo in cui io guardo la realtà è profondamente cambiato in questi ultimi tre anni.
Anche la Lombardia è graziosa: Como, il lago Maggiore, Milano, la Brianza, Pavia, Mantova, Cremona. Il problema è che mille anni fa, quando ancora vivevo nell'Hinterland milanese mi mancava il brivido del "Prendiamo, andiamo, partiamo, qualsiasi cosa accada io questi momenti me li voglio gustare al massimo"
In Lombardia purtroppo io ero diversa e conoscevo persone diverse.
"Sì ok prendiamo, partia...No aspetta. C'è traffico/é domenica/ Fa caldo/Non si trova parcheggio/Chi cazzo se ne frega della mostra/ Io voglio vedere la partita/Io non c'ho voglia di uscire/Ho dimenticato il gatto sulla pentola a pressione/L'hinterland milanese ha un che di poetico, rimaniamo qua/In giro c'è brutta gente/ Mi si fonde il motore della macchina/I treni sono sempre in ritardo/Mia mamma sta in ansia se sa che non sono a casa/Devo accompagnare mia nonna a fare la spesa/Non ho digerito il cinghiale saltato al burro con verze e patate che ho mangiato a pranzo"

Vivo a Padova da ormai un anno e cinque mesi. Pensate un po' voi. E in questo anno anno e cinque mesi ho girato molto più il Veneto di quanto non abbia fatto con la Lombardia in 28 anni.
Ho visto un sacco di paesi e città: Venezia (che sto girando davvero di lungo e in largo), Dolo, Stra con la villa Pisani,Verona, Vicenza, Castelfranco Veneto, Monselice, Arquà Petrarca, Vittorio Veneto, Treviso, Casier di Treviso, Peschiera del Garda, Abano Terme, Bassano del Grappa, Piove di Sacco, Noale  chi più ne ha più ne metta.

Da cosa inizierò?
Che domande.
Da Padova ovviamente.

To be continued




mercoledì 2 settembre 2015

Qualcuno mi ha suggerito che il curriculum è meglio pomparlo un pochino

Nome: LiLLy

Cognome: Yeah

Nata nella meravigliosa città di Garbagnate Milanese

Il: 15/05/1995

età: 20 anni, appetibile, giovane e prestante

Percorso scolastico, mi sono diplomata alla prestigiosissima "Zurich international school" a Zurigo, in tutti i corsi di studio presenti nell'istituto.

Ho frequentato i seguenti corsi, ottenedo il diploma di laurea con il massimo dei voti possibili immaginabili:

  • "Teoria e tecniche di salvezza dell'umanità" presso l'università sarda Aristan
  • "Corso di laurea in comicità" presso l'università Solten di Southampton
  • "Corso di laurea in scienze della carne" presso la Texas A&M university
  • "Corso di laurea in attività avventurose" presso il Green Mountain College del Vermont


Master in:

  • "Tuttologia quantistica" 
  • "Scienza e fenomenologia del pararnormale",
  • "Geometria analtica applicata alle tende da campeggio"



Percorso lavorativo:

  • esperienza pluridecennale alla Apple ai vertici della dirigenza
  • Ambasciatrice per Unicef.
  • Artista di strada ergo madonnara/giocoliera/intrattenitrice a Padova
  • Pilota d'aerei per Ryanair


Lingue parlate: Italiano, francese, inglese, dialetto lombardo, cinese, coreano, russo, spagnolo, swahili

Competenze informatiche: ho lavorato alla Apple, fai un po' tu.


Hobbies:

  • Girare documentari di nicchia 
  • Collaudare aerei
  • Proiettare nel reparto casalinghe ressegne di film neorealistici austriaci 
  • Viaggiare. Sì ma nel tempo però

Sport:

  • Lottare con gli orsi bruni
  • Fare parapendio senza paracadute

Altre esperienze rilevanti:
Ho vissuto sette anni in Tibet e tre nei bassifondi di New York, convivendo con due spacciatori.


Attitudini personali. Quando ho incontrato Ghandi, lui ha iniziato a chiamarmi Mahtma (tradotto:
Grande anima) Io per tutta risposta ho iniziato a chiamarlo "Fraté".



Così va bene?








lunedì 29 giugno 2015

Ah, l'amore

Carissimi lettori, era già da un po' di tempo che volevo scrivere questo post perché ci tenevo veramente tanto a voler condividere la mia esperienza con voi.
Capitano i momenti no, quelli in cui vorreste davvero trovare la vostra compagna o il vostro compagno ideale, ma niente. La persona in questione non s'ha da trovare, anzi, finite per uscire con biechi individui che, anziché completarvi come la tanto agognata metà della mela, ammorbano la vostra già tristerrima esistenza, facendovi perdere quei due grammi di speranza rimasti nei confronti dell'umanità intera.

La macro categoria dei biechi individui può essere suddivisa, come spiega Piero Angela, nelle seguenti sotto-categorie.

1)  Lo psicopatico.
Un tantino esuberante, è vero, ma voi glielo concedete
D'altra parte si sa, ha perso la testa per voi e qualche caduta di stile ci può stare.
Attenzione, LiLLy da donna saggia qual è vi suggerisce di andarci piano.
Il tizio che ha perso la testa per voi, in realtà la testa potrebbe non averla mai avuta.
E quel guizzo negli occhi ogni volta che vi guarda potrebbe non essere dovuto al sentimento che lo scuote.
Potrebbe essere semplicemente causato dall'abuso di alcool e/o stupefacenti, quindi attenzione donne, attenzione.
Capirete che qualcosa che non va quando inizierà a cercarvi troppo e a prendersela ogniqualvolta disattenderete le sue, spesso irrealistiche, aspettative.
Ad un certo punto vi ritroverete accanto un essere "umano?" che  ragiona come un bambino di due anni. Ma con gli sbalzi di umore di una sedicenne in fase premestruale.
In questo caso parlatene, spiegategli cosa non funziona e nel caso in cui non dovesse capire: "Ciao, ciao bello, credo tu abbia dei problemi, io purtroppo non ho le competenze, né sono nella posizione per fare nulla"
Quindi occhio a non prendere cantonate, quando si ha bisogno d'amore spesso è facile confondere quella che potrebbe essere un'attenzione "sana" nei vostri confronti, con una invece di tipo "morboso".
Il vostro benessere e la vostra felicità prima di tutto. E per l'amor di dio, se volete andare a fare le crocerossine iscrivetevi ad un corso di laurea in scienze infermieristiche, ok?

2) Quello che sparisce misteriosamente nel nulla.
Come spiega il nostro caro amico Piero Angela, questo particolare tipo di "bieco individuo" c'è. Esiste. Ha un nome, un cognome, un lavoro. Esistono persone che ricordano perfino di averlo visto con voi. Dove sia finito, cosa gli sia successo, ma soprattutto, perché di punto in bianco abbia iniziato a  non cagarvi più di striscio, rimane un mistero insoluto. Perfino il nostro Pieruccio bello rimane basito dalla sorprendente capacità con cui queste persone riescono a volatilizzarsi nel nulla (sublimano come la naftalina? Spariscono in un buco nero finendo in una dimensione parallela? Si teletrasportano su Plutone?)
Io, ahimè, di individui del genere ne ho conosciuto più d'uno.
Ma voi non angustiatevi please, e soprattutto NON CERCATE SPIEGAZIONI AL DI FUORI DI VOI.
Non chiedete ad Enrico Ruggeri, non cercate risposte in complessi libri esoterici, non rivolgetevi alle cartomante/Maga Magò di turno che trovate su Tele Lombardia e che insieme al tema natale vi offre anche un set di coltelli e due cotechini pavesi D.O.P.
Non chiedete ad i suoi amici/parenti/conoscenti, a meno che lui non vi debba dei soldi, perchè  rischiereste di passare per la stalker di turno (e superato un certo limite potreste anche diventarlo)
Fate un bel respiro profondo e rilassatevi.
Siete rilassate? Bene, adesso ponetevi alcune domande, tipo:

-"Ho fatto qualcosa che può averlo spaventato?"
-"Forse quando sono uscita quella sera m'ero dimenticata di depilarmi proprio dietro al polpaccio?" (Che dietro al polpaccio è sempre facile lasciare ettari di pelame incolto. Anche Piero lo sa.)
-"Sono stata invadente? Eccessiva? Arrogante? Presuntuosa?"
-"Mi spalmo regolarmente le ascelle di deodorante quando esco dalla doccia?"
-"Il mio hobby preferito è sparare cazzate su internet e ho avuto la brillante idea di dargli l'indirizzo del mio blog?"

Bene, se anche dopo queste domande voi continuate a pensare di avere la coscienza pulita come il dietro dei vostri polpacci e le vostre profumatissime ascelle, allora, molto semplicemente metteteci una pietra sopra.
Nessun rimpianto e nessun rimorso. Il mare è pieno di pesci.

3) Il tizio impegnato.
Lui non è studiato da Piero Angela, no. Lui di Piero Angela è amico carissimo.
Oltre ad aver collezionato tutta una serie di informazioni sul funzionamento del nostro bell'universo, lui -essere onnisciente, spirito insaziabile- ha abbracciato/studiato/rielaborato/adattato alle proprie esigenze, un discreto numero di correnti di pensiero/ideologie/religioni/ filosofie di vita
Questa sua macro conoscenza a 360 gradi, invidiata con una punta d'astio perfino dal Piero, lo pone al di sopra di tutto e di tutti.
Lui può.
Può permettersi relazioni in ed extra coniugali. Può amare tante persone contemporaneamente e con il più puro dei sentimenti. Un po' come dio, sì, ma molto più arrapato
Lui può perché ha una mente talmente aperta, un'anima sì vasta e feconda, che le regole socialmente accettate gli risultano restrittive. Troppo restrittive.
Per non parlare di quella roba chiamata "buonsenso", concetto a cui si appellano le anime sempliciotte, "gli zoticoni dello spirito", i "censori del flusso della vita"
Se avete a che fare con un individuo del genere, interrompete i rapporti subito.
Non dovete pensare: "Ma si dai, proviamo, finché dura, dura, come va, va"
Andrà come nel 99,9 per cento dei casi. Voi vi affezionerete, lui continuerà a stare in bilico tra le sue mille mila relazioni.
Anche tu Piero, stai attento, che se ti becca tra il chiaro e lo scuro fa la festa pure a te.

Ora, mie care donzelle, se siete persone intelligenti, questi biechi individui sarete perfettamente in grado di evitarli.
Se come me, invece, attendete solo la laurea ad honorem in minchiologia, non fate il mio stesso errore, ovvero sottovalutare le persone che all'inizio non sembrano assolutamente fatte per voi.
Alla prossima.